Attualità

I venti di guerra tra USA e Iran fanno sorridere l’industria delle armi

In Borsa lo scontro USA-Iran premia le corporation della difesa. Lockheed Martin da record. E tra i "vincitori" spunta anche l'italiana Leonardo

Di Matteo Cavallito
Soldati iraniani in parata. Foto: Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) Reza Dehshiri

Il ciclone USA-Iran si abbatte sui mercati e gli effetti sono sostanzialmente in linea con le aspettative. Investitori incerti, in attesa di ulteriori sviluppi; assets strategici in rialzo come da pronostico. Tutto qui, per ora, in questo tormentato inizio anno caratterizzato da temuti venti di guerra e da relative conseguenze. Oro e petrolio in ascesa, almeno inizialmente. Ma a crescere sono soprattutto i titoli del comparto difesa – armi e tecnologie correlate – sulle cui fortune incidono le ipotesi di escalation bellica o, per lo meno, di ulteriori aumenti nelle spese militari degli attori coinvolti.

Donald Trump in visita a Sigonella, Italia, 27 maggio 2017. Foto: Samuel Guerra, US Department of Defense public domain

Le borse tremano. Ma i listini “bellici” volano

Il raid americano del 3 gennaio scorso e la conseguente uccisione del generale Qasem Soleimani, uomo forte degli ayatollah nello scacchiere mediorientale, ha turbato le borse. Male tutti i principali indici, spaventati dalle prospettive di crescente tensione sull’asse Usa-Iran. A fare eccezione, in compenso, sono stati i titoli del comparto armi: venerdì scorso le azioni Lockheed Martin hanno chiuso le contrattazioni con il segno positivo: +3,6%. In ascesa anche i titoli Raytheon (+1,5%), General Dynamics (+1%) e Northrop Grumman (+5,5%). «Come accade sempre in questi casi, le azioni del settore difesa tendono a trarre vantaggio dalla percezione di un aumento del rischio e dell’ipotesi di un conflitto geopolitico», ha scritto l’analista di Citigroup Jonathan Raviv in una nota ripresa dal think tank conservatore National Review Institute.

Con Trump budget da record per la difesa

L’escalation della tensione con l’Iran è solo l’ultimo tassello di un processo di espansione iniziato fin dai primi mesi dell’amministrazione Trump. Dal 2016 ad oggi, nota la CNBC, l’ETF (exchange-traded fund) iShares U.S. Aerospace & Defense, ovvero un fondo di investimento passivo che replica di fatto l’andamento di un indice di settore (spazio e difesa in questo caso) è cresciuto di oltre il 70% contro il +50% dello Standard & Poor’s 500 (l’indice generale). Le armi, in altre parole, hanno avuto in borsa un rendimento superiore alla media, una regola, per altro, che ha trovato conferma anche nel 2019 (30%+ Vs 27%).

Le condizioni generali, d’altra parte, sono ottimali. Il bilancio 2020 del Pentagono, osserva ancora la CNBC, è fissato a 738 miliardi di dollari, il livello più alto di sempre. E non è ovviamente da escludere, verrebbe da aggiungere, che il fattore Iran possa giustificare una revisione al rialzo del budget. Nell’ultimo quinquennio per il quale esistono dati completi (2014-18), l’export bellico USA è aumentato del 29%. Gli Stati Uniti – primo fornitore di armi del Pianeta davanti a Russia, Francia, Germania e Cina – controllano oggi il 36% del mercato globale.

Lo scontro con l’Iran segna una svolta

Secondo Alan Farley, opinionista di Bloomberg e CNBC, lo scontro con l’Iran segnerebbe un vero e proprio punto di svolta nella politica estera della Casa Bianca. Trump, scrive Farley, ha tenuto una linea piuttosto morbida con i nemici del suo Paese «riservando parole gentili al dittatore nordcoreano Kim Jong Un e richiamando le forze militari dai punti caldi del mondo». Solo che adesso «la fase della de-escalation sembra essersi conclusa con conseguente aumento della probabilità di nuovi conflitti capaci a loro volta di escludere ribassi in borsa per i titoli del comparto difesa a prescindere dall’esito delle presidenziali 2020». Un po’ contorto, forse. Ma il concetto è chiaro.

Lockheed Martin e United Technologies mai così in alto

Osservati speciali, in questo senso, i titoli di due colossi del settore come Lockheed Martin e United Technologies che nelle ore successive al raid USA contro Suleimani hanno aggiornato i propri record storici di prezzo. Negli ultimi cinque anni il valore delle azioni Lockheed è più che raddoppiato. Nel medesimo periodo il prezzo del titolo United Technologies è salito di circa un terzo. L’elenco dei titoli da seguire con attenzione comprende altre major del settore armi et similia: in una nota agli investitori ripresa dal Washington Post, gli analisti di Jefferies Investment Bank puntano forte su Raytheon e General Dynamics.

Dopo un quinquennio segnato da forti rialzi i titoli Lockheed Martin e United Technologies viaggiano sui massimi storici. Fonte: Google Finance

Le due corporation, in particolare, «potrebbero rivelarsi come i principali beneficiari della situazione a causa della diffusione internazionale del loro business». La sfida elettorale del 2020, infine, potrebbe contribuire a ulteriori rialzi. Con l’eccezione del 2012, ricorda ancora Jefferies, in tutti gli anni caratterizzati da un’elezione presidenziale le azioni del comparto difesa hanno offerto in media rendimenti superiori del 13% rispetto all’indice generale S&P 500.

I venti di guerra premiano l’italiana Leonardo

Il fattore Iran, infine, sembra impattare positivamente per il titolo dell’italiana Leonardo. Nei primi giorni di contrattazione dell’anno, infatti, le azioni dell’ex Finmeccanica segnano rialzi significativi in netta controtendenza rispetto al clima generale delle borse europee. Il business militare, ricordano gli analisti, contribuisce da solo a due terzi dei ricavi dell’azienda. Leonardo, che ha una presenza importante negli Stati Uniti attraverso la controllata Drs, opera anche in joint-venture con la Boeing e di recente ha venduto 84 elicotteri all’esercito americano. Lo scorso mese dicembre, peraltro, lo stesso AD Alessandro Profumo aveva sottolineato come le scelte dell’amministrazione Trump stessero producendo effetti positivi per la sua azienda: «Stiamo beneficiando dell’allargamento del bilancio della Difesa americana, arrivato a livelli superiori al tempo della Guerra Fredda».

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile