Diritti umani

Armi francesi in Yemen, «ecco le prove di una menzogna di Stato»

L'associazione di giornalismo investigativo Disclose ha rivelato i contenuti di un documento dei servizi segreti francesi: «Armi Made in France usate dai sauditi»

Di Andrea Barolini
Un bombardamento nello Yemen durante la guerra © fahd sadi/Wikimedia Commons

Un’inchiesta dell’organizzazione non governativa di giornalismo investigativo Disclose ha rivelato i contenuti di documenti confidenziali dei servizi segreti francesi. Che sembrano contraddire decisamente le versioni ufficiali del governo francese in merito all’utilizzo di armi di produzione transalpina nella guerra in corso nello Yemen.

Guerra in Yemen con armi francesiLe posizioni del governo francese in contrasto con con i documenti dei servizi segreti

«Non sono a conoscenza del fatto che armi francesi siano utilizzate direttamente nel conflitto», dichiarava il 20 gennaio scorso la ministra della Difesa di Parigi Florence Parly, intervistata da radio France Inter. Eppure – spiega l’emittente France Info, partner del collettivo Disclose – i dati dell’intelligence dipingono uno scenario ben diverso.

Il rapporto in questione, di 15 pagine, è stato classificato come “confidenziale” dalla Direction du Renseignement Militaire (DRM). Datato 25 settembre 2018, è stato trasmesso a Parly, al presidente Emmanuel Macron e al ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian il 3 ottobre. In occasione di un vertice ristretto sulla guerra nello Yemen. All’interno, è presente una lista dettagliata delle armi fornite all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti. Carri Leclerc, aerei Mirage 2000-9, radar Cobra, blindati Aravis, elicotteri Cougar e Dauphin. E ancora corvette lancia-missili Baynunah e cannoni Ceasar.

Sarebbero stati utilizzati nel violento conflitto che dura ormai da anni. 28 milioni di yemeniti, infatti, vivono da anni sotto le bombe. Dall’inizio delle ostilità, i civili uccisi sono stati più di 8.300. Tra questi, quasi 1.300 bambini, secondo le cifre pubblicate nel mese di marzo dalla ong Yemen data project.

«La Francia consegnerà altri 147 cannoni all’Arabia Saudita entro il 2023»

La DRM ha precisato che, ad esempio, i cannoni Caesar sarebbero piazzati «in appoggio alle truppe spalleggiate dalle forze armate saudite». «In altre parole – commenta France Info – i colpi dei cannoni francesi aprono la via ai blindati. Non si tratta dunque di un’azione unicamente difensiva», come invece affermato dai membri del governo guidato da Edouard Philippe.

A confermarlo è lo stesso primo ministro in una nota diffusa in risposta alle rivelazioni della stampa. «La Francia – si legge nel documento – ha stretto partnership strategiche con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Ciò al fine di lottare contro il terrorismo e preservare la sicurezza in Medio Oriente. Non tratta di accordi nuovi. Ed è in questo quadro che si sviluppa la cooperazione sulla difesa, che include esportazioni di materiali militare».

francia macron philippe
Il presidente e il primo ministro della Francia, Emmanuel Macron e Edouard Philippe © Wikimedia Commons

Ma, appunto, secondo il governo di Parigi, «le armi francesi di cui dispongono i membri della coalizione sono utilizzate essenzialmente in posizione difensiva. All’esterno del territorio yemenita e non sulla linea del fronte. Non siamo a conoscenza di vittime civili derivanti dal loro utilizzo sul teatro di guerra». Una posizione che sembra scricchiolare agli occhi della ong Disclose. Oggettivamente, infatti, poco cambia, se l’aiuto ai sauditi sia fornito direttamente al fronte o nelle retrovie.

La rotta delle armi e il «contratto segreto» della società Nexter

Tanto più che secondo le informazioni fornite dal database della ong Acled, tra il marzo del 2016 e il dicembre del 2018, 35 civili sarebbero morti nel corso di 52 bombardamenti effettuati nel raggio d’azione dei cannoni transalpini. Inoltre, secondo France Info, «altri 147 cannoni saranno spediti in Arabia Saudita entro il 2023».

Disclose ha anche rivelato le rotte che seguono le esportazioni di armi. Una consegna effettuata nel settembre 2018, ad esempio, è partita dal sito di produzione del gruppo Nexter a Roanne (nella Loira). Direzione: il porto di Le Havre. Da qui, 10 cannoni sono stati imbarcati su un cargo della compagnia saudita Bahri. La partenza è stata effettuata il 24 settembre; 19 giorni dopo la nave è arrivata a Jeddah, in Arabia Saudita.

Ma non è tutto: secondo le informazioni rivelate dalla stampa francese, esisterebbe anche «un contratto segreto chiamato ARTIS». Firmato nel dicembre 2018 tra la Nexter e i sauditi, prevederebbe «la consegna di veicoli blindati Titus e di cannoni 105LG». Anche in questo caso, le informazioni dei servizi segreti appaiono in contrasto con le posizioni ufficiali del governo.

Armi francesi in Yemen: le prove di una menzogna di StatoAi microfoni di France Inter, il 20 gennaio 2019, la ministra Parly ha affermato: «Di recente non abbiamo venduto armi» all’Arabia saudita. E tre mesi prima, il 30 ottobre 2018, a BFMTV aveva dichiarato: «Non ci sono negoziati aperti con Riad». Ancora, il 4 luglio 2018, di fronte alla Commissione di Difesa nazionale il membro del governo Philippe aveva detto: «Per ciò che so, gli equipaggiamenti terrestri venduti ai sauditi non sono utilizzati a fini offensivi».

Ai sauditi anche sistemi di puntamento laser

Secondo la DRM, invece, i carri Leclerc sarebbero utilizzati anche in pieno campo di battaglia nello Yemen. Inoltre, Disclose ha analizzato dei video girati sulla linea del fronte. Quindi ha localizzato i luoghi grazie alle immagini satellitari. E ha concluso che i blindati avrebbero «partecipato a numerose grandi offensive della coalizione. Come nel caso dell’assalto sulla costa occidentale della seconda metà del 2018. Nel mese di novembre, inoltre, i carri sono stati nel cuore della battaglia di Al-Hodeida, che ha provocato la morte di 55 civili».

Ma la maggior parte delle vittime della guerra è causata dai raid aerei. Il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian, il 13 febbraio scorso ha dichiarato al Parlamento che «la Francia non fornisce nulla all’aeronautica saudita. È bene mettere le cose in chiaro in modo definitivo». «Eppure, quattro mesi prima la nota della DRM inviata al suo ministero precisava che i caccia sauditi sono equipaggiati con gli ultimi ritrovati tecnologici francesi. Si tratta di puntatori laser Damoclès, fabbricati dalla Thalès», precisa France Info.

L’emittente ha quindi aggiunto: «I puntatori sono fissati sotto agli aerei da combattimento. Permettono di guidare ogni tipo di missile. Compresi gli americani Raytheon. Che secondo un’inchiesta della CNN hanno ucciso 12 bambini e tre adulti yemeniti il 20 settembre 2016, nel distretto di Al-Mutama».

Due navi francesi parteciperebbero al discusso embargo

Non va dimenticato che la stessa DRM conferma «l’operatività» nello Yemen dei caccia Mirage 2000-9: opererebbero a partire da una base militare situata in Eritrea. Elementi confermati d’altra parte da un rapporto inglese della Camera dei Comuni, che ha indagato sulla vicenda. A ciò si aggiungono gli elicotteri d’assalto AS-532 A2 Cougar, incaricati di trasportare le truppe saudite. Così come l’aereo di appoggio A 330 MRTT, che consente ai caccia della coalizione di fare rifornimento di cherosene.

Un altro fatto sottolineato dall’inchiesta di Disclose riguarda poi due navi francesi. Esse parteciperebbero «all’embargo navale che impedisce agli aiuti umanitari di nutrire e curare 20 milioni di yemeniti». Secondo la DRM, le due imbarcazioni sarebbero la fregata Makkah, prodotta dal Naval Group, e la corvetta lancia-missili Baynunah, fabbricata dalla società Constructions mécaniques de Normandie.

«Ufficialmente – precisa France Info – le navi saudite e degli Emirati fanno semplicemente rispettare l’embargo Onu sulle armi. Ma tutto porta a credere che blocchino anche cibo, carburante e medicinali. Il tutto nel quadro di quella che appare un’autentica strategia militare  della fame. Una situazione che potrebbe rappresentare “un crimine di guerra” secondo il gruppo di esperti delle Nazioni Unite che ha indagato sul posto».

Due giornalisti sotto inchiesta per aver rivelato le informazioni

Il 24 aprile è arrivato l’ultimo capitolo della vicenda. Due giornalisti che hanno partecipato allo scoop sono indagati per «compromissione di segreto della Difesa nazionale». Secondo quanto riferito dall’agenzia AFP, i reporter sono stati convocati dalla Direzione generale per la sicurezza interna.

Geoffrey Livolsi, uno dei fondatori di Disclose, ha assicurato che i giornalisti tuteleranno le loro fonti. Il collettivo ha spiegato in un comunicato che «i documenti confidenziali rivelati presentano un grande interesse pubblico. Quello di portare a conoscenza dei cittadini e dei loro rappresentanti ciò che il governo ha voluto nascondere».

Mentre Cécile Coudriou, presidente di Amnesty International Francia, ha sottolineato all’agenzia Reuters che «Disclose ha portato prove irrefutabili. Secondo le quali esiste una complicità indiretta con dei crimini di guerra. L’argomento della segretezza non può bastare. Siamo per la difesa dei whistleblower quando è in gioco un interesse collettivo. Come, decisamente, in questo caso».

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