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Il flop bancario italiano

Il nuovo anno è iniziato da meno di tre settimane, e la crisi bancaria in Italia è di nuovo in piena attività. L’epicentro è la Banca Monte ...

Il nuovo anno è iniziato da meno di tre settimane, e la crisi bancaria in Italia è di nuovo in piena attività. L’epicentro è la Banca Monte dei Paschi di Siena, nota per il suo utilizzo oscuro di derivati ​​e per il successivo bailout.
La banca più antica del mondo ha la più alta percentuale di crediti inesigibili relativi al suo attivo, e risulta essere la banca meno performante di quest’anno. Potrebbe essere necessario trovare un modo per salvarla – ma non sarà indolore. L’ultimo Atto in materia di crisi bancaria in Italia è stato aperto dagli stessi regolatori finanziari del Paese, che hanno approvato un piano di salvataggio di quattro istituti di credito relativamente piccoli nel mese di novembre. La mossa ha spazzato via migliaia di obbligazionisti Junior, preservano il risparmio di depositanti e detentori di debiti Senior – sospingendo l’animosità nazionale.
Le autorità italiane, inoltre, finora non sono riuscite a creare una bad bank che non incappasse nel divieto UE sugli aiuti di Stato (problema già gestito da Paesi come Irlanda e Spagna). Non è un dettaglio da poco, perché i risparmiatori italiani hanno avuto un record di 201 miliardi di euro di crediti in sofferenza nel mese di novembre – e Monte Paschi sarebbe il più grande beneficiario di qualsivoglia bad bank.
La Banca centrale europea ha soffiato ulteriormente sul fuoco: un’indagine del regolatore con sede a Francoforte sui processi delle banche italiane per la gestione di crediti inesigibili rassicura ben poco gli investitori. Sono passati meno di due mesi da quando Monte Paschi ha confermato che il suo capitale superava i requisiti della BCE, un elemento che avrebbe dovuto mettere a tacere tutte le preoccupazioni degli investitori circa la qualità dei bilanci. Il risultato di tutto questo è una ondata di ostilità nei confronti del settore, col relativo timore che il denaro in deposito sia in movimento.
Banca Mediolanum, un gestore di asset che incamera anche i depositi al dettaglio, ha visto una raccolta netta a dicembre di 956 milioni di euro, il suo miglior risultato di sempre. Fineco, un altro asset manager che fornisce servizi bancari, ha visto nuovi giacimenti per 1,9 miliardi di euro lo scorso anno, il 58 per cento in più rispetto al precedente. Il CEO di Monte Paschi Fabrizio Viola ha ribadito lo scorso martedì che il livello dei ritiri di depositi presso la banca è ancora inferiore rispetto a febbraio 2013, quando ha ricevuto un piano di salvataggio di 4 miliardi di euro. Ha aggiunto inoltre che la posizione patrimoniale della banca supera i requisiti della BCE e che il livello di liquidità a fine anno è stato molto positivo.
Ma gli investitori sono comunque in fuga. I dati diffusi questa settimana dalla Banca d’Italia sulla detenzione di obbligazioni bancarie italiane degli investitori al dettaglio mostra un calo di oltre un quarto – 75 miliardi di euro – per l’anno chiuso al settembre, secondo Bloomberg News. Nel frattempo, il FTSE Italia All-Share Banks Index è giù del 17,7 per cento dall’inizio dell’anno, superando il calo del 12,2 per cento del più ampio indice FTSE MIB. Monte Paschi sta facendo ancora peggio: le sue azioni hanno perso più del 50 per cento del valore quest’anno. Il valore delle obbligazioni della banca con rendimento al 5 per cento della banca è sceso a soli 59 centesimi di euro dai circa 94 centesimi dello scorso 31 dicembre, secondo i dati di Bloomberg.
Jonathan Tyce sottolinea che dopo aver raccolto 8,7 miliardi di dollari in due offerte azionarie dal giugno 2014, il valore di mercato di Monte Paschi oggi è inferiore al 30 per cento di tutto l’equity raccolto. Mentre la direzione della banca continua a sminuire, il rischio di una recessione più profonda non può essere affatto escluso.
Tradotto da Italy’s Banking Fiasco, di Duncan Mavin da Alessandro Fatigati.
Foto: Dean Ayres via Foter.com / CC BY-NC-SA