Il G7 canadese consacra un unico vincitore: The Donald

Trump vince, la Ue perde. Il G7 è un sostanziale fallimento, coperto solo da un limatissimo documento finale, peraltro rimasto in bilico fino alla fine

Di Andrea Di Stefano
Al centro Justin Trudeau, il primo ministro del Canada, con Trump, Merkel, May e Tusk, Macron, Abe, Conte e Juncker

Lo ha detto chiaramente Angela Merkel: non abbiamo risolto “i problemi nel dettaglio, abbiamo opinioni differenti dagli Usa”. E lo ha ribadito il presidente francese Emmanuel Macron. “La dichiarazione sul commercio non risolve tutti i problemi”. In realtà, rispetto ai toni apocalittici del primo giorno qualcosa è cambiato.

Lasciando il vertice in anticipo per evitare nuove frizioni sulla lotta al cambiamento climatico, Trump ha usato toni più concilianti nei confronti dei partner del G7. “Gli Usa sono stati trattati ingiustamente sul commercio” ha detto. “Io non do la colpa agli altri, do la colpa ai nostri leader passati. Abbiamo perso 817 miliardi di dollari sul commercio, è ridicolo e inaccettabile”. Ma sui dazi imposti dal primo giugno non è arretrato di un millimetro. Anzi, ha fatto un salto in avanti, mandando un messaggio chiaro ai partner europei: “Se pensano a rappresaglie stanno compiendo un errore”. Rappresaglie che, in realtà, sono armi ampiamente spuntate come dimostra il debole comunicato emesso dalla commissione.

Su 180 prodotti, tra i quali molti che sono emblemi del ‘made in Usa’ come le Harley Davidson e i jeans Levi’s, dal 21 giugno scatteranno tariffe supplementari del 25%. Nulla rispetto alle mosse di Trump. Le merci importate dagli Usa che sarebbero colpite dalle tariffe Ue ammontano infatti a meno di 3 miliardi di dollari.

L’unica vera strada per rispondere concretamente alla guerra commerciale di Trump è quella di adottare subito una estesa carbon tax accelerando il processo di de-carbonizzazione del sistema economico produttivo dell’Unione Europea.

Sicuramente per ottenere un effetto concreto sul commercio internazionale, la tassa sul carbonio dovrebbe essere ben più estesa e impattante dell’ultima proposta avanzata da 50 economisti.

Frattura netta sul Paris Agreement

Il comunicato finale del G7 canadese è, come spesso accade in occasione di questi vertici, un concentrato di dichiarazioni di principio e di ipocrisia: una su tutte l’impegno alla lotta all’evasione sottoscritto dalla Gran Bretagna che si prepara a diventare una piattaforma off-shore con la Brexit. Ma sul tema specifico della lotta ai cambiamenti climatici la divisione con gli Stati Uniti è nuovamente formalizzata. Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Uk e l’Unione Europea riaffermano il loro assoluto impegno a perseguire gli obiettivi della Cop21 di Parigi. In più, aggiungono un capitolo con un addendum sulla difesa degli oceani e a sostegno di una gestione ambientalmente più sostenibile della plastica. Un lungo allegato dall’evocativo titolo “G7 ocean plastic charter “ che non va oltre dichiarazioni programmatiche con obiettivo di rendere riciclabile il 100% dei prodotti entro il 2030.

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