Il "salvataggio" dell'Irlanda: 67,5 miliardi di euro di prestiti, 89,5 miliardi trasferiti alle banche

Il 15 dicembre 2013 l’Irlanda è diventata il primo paese a uscire da un programma di “salvataggio” della Troika – Commissione Europea, Banca Centrale Europea (BCE e Fondo ...

Il 15 dicembre 2013 l’Irlanda è diventata il primo paese a uscire da un programma di “salvataggio” della Troika – Commissione Europea, Banca Centrale Europea (BCE e Fondo Monetario Internazionale (FMI). Nel momento in cui le elite politiche europee stappano lo champagne per celebrare il “successo” irlandese Attac pubblica uno studio inedito a partire da cifre ufficiali finora sparse. Mentre l’Irlanda riceveva 67,5 miliardi di euro di prestiti per il suo salvataggio a partire da fine 2010, il paese ha trasferito una somma totale di 89,5 miliardi di euro al suo settore finanziario nello stesso periodo. 55,8 di questi miliardi dono finiti nelle tasche delle banche creditrici, tutte straniere e alcune francesi. Lo studio conferma che la situazione economica e sociale dell’Irlanda resta disastrosa: questi miliardi non sono serviti agli irlandesi, schiacciati dalla politica di austerità inflitta al loro paese per pagare questo debito illegittimo.
Lo studio pubblicato dalla rete Attac europea è stata coordinata da Attac Austria e Attac Irlanda. I risultati in dettaglio (scarica il documento completo):

  • 18,1 miliardi di euro sono stati usati per ricapitalizzare direttamente le banche irlandesi.
  • 55,8 miliardi di euro sono andati ai creditori dello Stato irlandese. 37,5 miliardi sono serviti a rimborsare delle obbligazioni del governo in scadenza e 18,3 miliardi per pagare gli interessi sulle obbligazioni in circolazione.
  • 1,6 miiardi di euro sono stati spesi dalla National Asset Management Agency (NAMA), una struttura di dismissione garantita dallo Stato per comprare i cattivo patrimonio immobiliare detenuto dalle banche irlandesi.
  • 14 miliardi di euro sono stati usati fino ad ora per la liquidazione della Compagnia di liquidazione delle banche irlandesi (IBCR), la fusione di due banche nazionalizzate in fallimento. 12,9 miliardi tra questi sono stati usati dall’AMNA per comprare il resto dei beni dell’IBCR. Altri 1,1 miliardi sono stati versati ai creditori della banca a seguito di una garanzia del governo.

«Nel corso del suo cosiddetto “salvataggio”, l’Irlanda ha dato al suo sistema finanziario più soldi di quanti ne abbia ricevuti per il salvataggio» sostiene Dominique Plihon di Attac Francia, «la popolazione irlandese si è pesantemente indebitata per salvare il sistema bancario europeo».

La Troika aggrava gli errori del governo irlandese

Nel periodo che precede il programma di salvataggio, la popolazione irlandese è stata schiacciata da quello che è di gran lunga il più grande piano di salvataggio delle banche dell’eurozona. Tra il 2008 e il 2010 76,5 miliardi di euro di fondi pubblici sono stati trasferiti direttamente o indirettamente a delle istituzioni finanziarie irlandesi. «Il governo irlandese ha perseguito una politica di salvataggio delle banche a durata indeterminata – e la Troika ha aggravato questa situazione» critica Lisa Mittendrein di Attac Austria.

La BCE a costretto l’Irlanda a rimborsare gli hedge funds

L’influenza della Troika è visibile anche nei dettagli della politica di gestione della crisi irlandese: le banche irlandesi nazionalizzate devono rimborsare tutti i propri creditori, anche quelli che non sono coperti dalle garanzie dello Stato. Un’indagine condotta dal Parlamento europeo mostra che la BCE ha obbligato il governo irlandese a prendere questa misura minacciando di sospendere il finanziamento d’urgenza delle banche irlandesi. E questo sebbene il rimborso integrale delle obbligazioni non faccia parte del memorandum di salvataggio e malgrado la richiesta dell’FMI che i suoi creditori subiscano delle perdite (“haircut”). Così facendo, la BCE ha protetto gli investitori più speculativi come gli hedge funds. Avevano prestato soldi alle banche irlandesi a tasso elevato quando era già chiaro che queste erano sul punto di crollare o di essere soccorse dallo Stato. Il rapporto conclude che la BCE ha senza dubbio oltrepassato il suo mandato e raccomanda di non includerla in future Troika. «Con ricatto e coercizione la BCE si è assicurata che in capo a cinque anni di salvataggio delle banche gli speculatori avranno raccolto 6 miliardi di euro di fondi pubblici» secondo Plihon.

Il Chi è chi dei beneficiari

L’identità dei titolari di obbligazioni viene tenuta segreta dalle élite politiche. L’ex broker e blogger Paul Staines ha divulgato un elenco incompleto dei creditori della Anglo Irish, la più grande banca irlandese in fallimento. Esso comprende le principali istituzioni finanziarie internazionali quali Allianz, Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, HSBC e Société Générale. A ottobre 2013 il ministro delle Finanze tedesco , Wolfgang Schäuble, ha commentato così la situazioneirlandese: «L’Irlanda ha fatto quello che doveva fare… e ora tutto va bene». Lisa Mittendrein critica questo atteggiamento: «Gli unici per cui tutto va bene sono le élite finanziarie europee. E’ la crema del settore bancario che è stata salvata, non il popolo irlandese. L’Irlanda è tutt’altro che una storia di successo».

Il saccheggio del Fondo pensione nazionale

La popolazione irlandese paga i ripetuti salvataggi del settore finanziario attraverso un’austerità brutale. L’Irlanda co-finanzia il suo “salvataggio” con 17,5 miliardi di euro, di cui 10 miliardi sono stati presi all’NPRF, il fondo pensione pubblico, istituito inizialmente per garantire le pensioni irlandesi in futuro. Il denaro è stato utilizzato per finanziare la ricapitalizzazione diretta delle banche. Alla fine del 2013 il governo ha deciso di cambiare completamente l’NPRF in un fondo di investimento, non essendo “più una priorità” la protezione delle future pensioni. Inoltre, la popolazione è stata colpita duramente da sei anni di misure di austerità: l’IVA è stata aumentata al 23%, gli assegni familiari sono diminuiti, le indennità di disoccupazione per i giovani dimezzate e le spese per la scuola triplicate fino a € 2500 | 10 | . In totale il costo sociale ammonta a oltre 28 miliardi di euro dal 2008.

I tassi di emigrazione più alti in Europa

Le conseguenza sociali dell’austerità sono disastrose: quasi un terzo della popolazione e a rischio povertà o esclusione sociale, una persona su dieci soffre la fame. Sebbene il reddito disponibile del decile più povero della popolazione sia crollato del 26%, il reddito del decile superiore è aumentato dell’8%, cosa che mostra bene le scelte sociali fatta dalla politica di gestione della crisi. Tra i 18 e i 24 anni una persona su due prendono in considerazione l’idea di lasciare il paese, mentre sono 300.000 le persone che sono già emigrate negli ultimi quattro anni. Nel 2013 l’Irlanda ha conosciuto il più alto tasso di emigrazione netta di tutta la UE. Solo sei anni prima aveva il più alto tasso di immigrazione netta del continente.

Il debito pubblico continua ad aumentare

Contrariamente alla favola del brillante recupero irlandese, l’economia irlandese è ben lungi dall’essere in recupero: il PIL oggi è del 12,6% inferiore a quello precedente alla crisi. Il tasso di disoccupazione, attualmente al 13%, è ancora due volte più alto di quello del periodo pre-crisi. Tra i giovani, il 27% sono senza lavoro. Il settore bancario è lontano dal compiere il suo compito principale, alimentare l’economia reale con un credito accessibile: la metà delle richieste di credito di piccole e medie imprese nell’ultimo trimestre sono state rifiutate dalle banche. Il debito pubblico, che era esploso dal 25 al 91% del PIL tra 2007 e 2010 in seguito ai salvataggi bancari è cresciuto ancora sotto il controllo della Troika e ha raggiunto il 124% nel 2013 secondo le attuali previsioni.

Il debito illegittimo al centro della crisi

«I nostri risultati mostrano che l’obiettivo principale della politica di gestione della crisi condotta dalle elite politiche è salvare il settore finanziario europeo e le fortune che ne sono alla base, quelle dei più ricchi» conclude Mittendrein «per ottenere quest’obiettivo sacrificano la prosperità di tutta la società e accettavi enormi tassi di disoccupazione, povertà e miseria». Dopo che 670 miliardi di euro di aiuto diretto dello Stato sono stati dati alle banche europee dal 2008 altre centinaia di miliardi sono attualmente incanalati verso il settore finanziario da paesi come l’Irlanda o la Grecia. Il fatto che non sia il popolo o lo Stato irlandese che sono stati salvati, ma le elite finanziarie europee è confermato da Andy Storey, sociologo e economista dell’University College di Dublino e militante di Attac Irlanda: «I soldi che i contribuenti europei hanno prestato all’Irlanda sono stati in gran parte deviati verso il rimborso del debito privato socializzato di cui i cittadini ordinari – in Irlanda o altrove in Europa – non avrebbero mai dovuto avere la responsabilità. Il debito illegittimo è al centro di questa crisi».

Un cambiamento radicale di politica è urgente

Un cambiamento radicale è urgente nella politica di gestione della crisi europea. «I nostri governi devono smettere di spendere enormi somme di soldi pubblici per salvare un settore finanziario senza scrupoli» chiede Mittendrein. Al contrario, una regolamentazione più stretta è necessaria: le banche giudicate “too big to fail” devono essere smantellate in modo che non possano più mettere in pericolo società intere. A medio termine, il settore bancario deve limitarsi al suo compito principale: la gestione di depositi e prestiti, senza servire gli interessi privati, ma il benessere pubblico. Occorre fermare queste politiche di austerità che mirano a distruggere il sistema di protezione sociale e sanitaria e che minacciano di povertà centinaia di milioni persone in Irlanda e in Europa. Queste politiche devono lasciare il posto a dei programmi di investimento pubblico e a una coordinazione europea delle politiche fiscali ed economiche nell’interesse della popolazione. Attraverso la riduzione del debito e una tassa sulle grandi fortune coordinata su scala internazionale i creditori e i ricchi dovranno assumere il peso della crisi. «La tassa europea sulle transazioni finanziarie deve essere adottata rapidamente seguendo il progetto della Commissione europea emendata dal recente accordo CDU-SPD: il governo francese deve rinunciare ai tentativi di indebolirne la portata. Il costo della crisi deve essere pagato da coloro che ne sono responsabili», sottolinea Dominique Plihon.

No al “patto di competitività”

Oggi occorre evitare un ulteriore aggravamento di queste politiche. Klaus Regling, direttore generale del FESF e del MES, i fondi di salvataggio dell’eurozona, ha definito la fine del programma di aiuto all’Irlanda “un enorme successo per l’Irlanda e la zona euro nel suo insieme» come dimostrazione del successo delle politiche di gestione della crisi. Le elite politiche stanno attualmente valutando l’adozione di un “patto di competitività” che estenderebbe il modello irlandese all’insieme dell’UE: tutti gli Stati dovrebbero impegnarsi ad adottare misure neoliberali come la riduzione delle protezioni del lavoro, l’abbassamento dei salari, le privatizzazioni… La loro attuazione sarebbe garantita attraverso dei contratti tra gli Stati e la Commissione europea che sorveglierebbe applicherebbe premi e penalità. «Il patto di competitività significherebbe “Troika per tutti”» conclude Lisa Mittendrein «La sua adozione è stata rinviata dal dicembre 2013 al giugno 2014, ma noi dobbiamo fermare definitivamente questo patto di impoverimento per avviare un cambiamento di direzione a 180° nelle politiche di gestione della crisi europea».
Pubblicato in francese da CADTM