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Il traffico d’avorio in mano a un pugno di boss

Il traffico illegale d’avorio in Africa, che minaccia la stessa sopravvivenza degli elefanti, è estremamente concentrato a livello geografico, ed è controllato da un pugno di ...

Carcasse di elefanti in Chad. Foto: Save the Elephants Wikimedia Commons

Il traffico illegale d’avorio in Africa, che minaccia la stessa sopravvivenza degli elefanti, è estremamente concentrato a livello geografico, ed è controllato da un pugno di boss. A confermarlo è stato un gruppo di scienziati che ha analizzato le tracce di dna ritrovate sulle zanne sequestrate. «Ciò che ci ha sorpresi – ha spiegato Samuel Wasser, docente di Biologia presso l’università di Washington nel corso della conferenza annuale dell’American Association for the Advancement of Science – è che i risultati generici ci suggeriscono che il numero di baroni che controllano questo traffico è relativamente piccolo».

 

Carcasse di elefanti in Chad. Foto: Save the Elephants Wikimedia Commons
Carcasse di elefanti in Chad. Foto: Save the Elephants Wikimedia Commons

 

I ricercatori hanno indicato in particolare che l’85% delle zanne di elefanti che vivono nelle foreste che sono state bloccate dalle forze dell’ordine tra il 2006 e il 2014 arrivano da una particolare area protetta, che si estende a cavallo tra Camerun, Congo e Gabon. Mentre le zanne di animali che vivono nella savana provengono in larghissima parte dalla Tanzania. «I luoghi del bracconaggio sono dunque piuttosto limitati in termini di superficie. Da lì, l’avorio transita per Mombasa, in Kenya», ha aggiunto Wasser.

 

Ogni anno in Africa vengono uccisi circa 50 mila elefanti in modo illegale. Il bracconaggio, d’altra parte, rappresenta la quarta attività criminale internazionale più prolifica, con un valore pari a 20 miliardi di dollari all’anno (3 per il solo avorio), seconda solo a armi, droga e tratta di esseri umani.