Quale futuro per la vittoria degli attivisti di La Calera contro Coca-Cola?

Gli abitanti di La Calera hanno strappato limiti al prelievo idrico della controllata Coca-Cola. Ma il presidente eletto Abelardo de la Espriella preoccupa gli attivisti

Andrea Mercurio
Javier Cifuentes, tra i leader del movimento per l'acqua di La Calera © Cajar
Andrea Mercurio
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In breve

  • Gli abitanti di La Calera, vicino a Bogotà, hanno subìto due anni di razionamento idrico mentre la controllata Coca-Cola Indega prelevava acqua senza vincoli.
  • Sostenuti dal collettivo di avvocati Cajar, hanno ottenuto dalla Car limiti al prelievo di Indega: meno litri al secondo, meno sorgenti, concessione più breve.
  • Sono le restrizioni più severe imposte all’azienda dagli anni Ottanta, ma il presidente eletto De la Espriella potrebbe indebolire l’ente che le ha decise.

La Colombia è un luogo pieno di contraddizioni. Tra i Paesi sudamericani con una maggiore tradizione di lotte ambientaliste è però anche quello in cui, secondo il rapporto Roots of Resistance di Global Witness, viene ucciso il maggior numero di difensori dell’ambiente al mondo. A volte anche a Bogotà le battaglie per il rispetto dell’ambiente hanno successo e ottengono dei risultati. È il caso degli abitanti di La Calera, località nella periferia di Bogotà, che pur vivendo a ridosso del bacino idrico di Chingaza, che fornisce acqua a circa il 70% della vicina metropoli, hanno subìto per due anni un severo razionamento del suo utilizzo.

La causa di tali restrizioni è stata certamente la grave crisi di siccità che ha colpito la regione nel 2024. Tanto che ad oggi il livello dell’acqua all’interno del bacino è attorno al 15% della capienza totale, ovvero il più basso mai registrato. Ma ad aggravare la situazione è intervenuta l’attività di Indega., un’azienda del gruppo Femsa, il principale imbottigliatore di Coca-Cola in America Latina, che al contrario degli abitanti ha utilizzato l’acqua del bacino senza alcun vincolo. Un’ingiustizia che ha prodotto anche un pesante sbilanciamento dei prezzi, poiché gli abitanti di La Calera pagavano l’acqua tra i 697 e i 3.720 pesos al metro cubo (tra 0,16 e 0,84 euro circa, al cambio del 2024). Mentre Indega solo 120 pesos (circa 0,03 euro).

La vittoria degli attivisti di La Calera contro Coca-Cola

Dietro la crisi idrica che ha colpito La Calera dal 2024 ci sono vari fattori. Tra questi sicuramente i cambiamenti climatici e l’innalzamento delle temperature che ha portato all’evaporazione parziale delle sue acque. Si tratta di una tipologia di riserva idrica denominata páramo, un ecosistema che si trova quasi esclusivamente nelle Ande settentrionali, di cui la Colombia ospita circa la metà, ed è in grado di rigenerare costantemente i livelli di acqua. «Il páramo di Chingaza si trova a circa 3mila metri di altezza e, rispetto ad altri presenti in Colombia, è quello più prossimo a una grande città densamente abitata», spiega Simone Ferrari, ricercatore universitario presso l’Università di Berna ed esperto di culture indigene sudamericane.

Dopo due anni di faticosa lotta, tuttavia, gli attivisti locali sostenuti da Cajar, organizzazione di avvocati senza scopo di lucro, hanno ottenuto dall’organo di governo locale Car (Corporazione autonoma regionale) l’imposizione di limiti nell’utilizzo dell’acqua anche per la multinazionale. Indega potrà quindi utilizzare solo 1,9 litri al secondo di acqua, e non più 3,23 litri, e sfruttare non più sette, ma solo quattro sorgenti. Inoltre, la sua concessione avrà una durata di soli cinque anni, e non più di dieci. Il Car ha anche inserito una clausola che consente di sospendere la concessione se necessario.

Tali disposizioni sono le più severe nei confronti di Indega dall’inizio della sua attività in Colombia, negli anni Ottanta. «L’episodio di carenza idrica nella zona di La Calera è abbastanza recente ed è paradossale. Perché mentre interi villaggi e quartieri di Bogotà restavano senz’acqua per determinati periodi di tempo, all’azienda non sono mai stati imposti limiti all’estrazione. Tanto che fino a pochi mesi fa riusciva a imbottigliare oltre 400mila bottiglie d’acqua al giorno», dice ancora Ferrari

Le pressioni sugli attivisti e sul leader Javier Cifuentes

Un fattore determinante per la vittoria degli attivisti è stato probabilmente la vicinanza a Bogotà, che ha fatto in modo che sulle lotte di La Calera si creasse una maggiore attenzione mediatica e politica. I due anni di mobilitazione non sono però stati semplici. Le critiche al movimento, e soprattutto al suo leader, il consigliere comunale Javier Cifuentes, sono state molte e spesso si sono trasformate in calunnie e minacce. Un meccanismo sociale che, spiega Ferrari, prende forma quando multinazionali di grandi dimensioni arrivano in un nuovo territorio e assumono personale tra gli abitanti del luogo. «Una classe sociale svantaggiata che trova in quel lavoro un introito economico tende di conseguenza a considerare le proteste contro quell’azienda come un rischio per la sua nuova condizione».

La Colombia inoltre è da sempre condizionata da una forte spaccatura politica. Le ultime elezioni, giocate sul filo di pochi punti percentuali, ne sono state una dimostrazione. Secondo Ferrari anche questo ha causato le critiche ricevute dagli attivisti de La Calera. Il motivo è che questi ultimi sono visti come possibili alleati dei movimenti guerriglieri ed estremisti, e quindi legati a modelli politici che richiamano Cuba e il Venezuela. «E questo spesso nelle contese locali si traduce nello schierarsi dal lato dei grandi imprenditori, e non da quello degli attivisti sociali»

Il nuovo governo colombiano e i rischi per la concessione

A proposito di elezioni gli attivisti sono assai preoccupati dal presidente eletto Abelardo de la Espriella che, al contrario del suo predecessore Gustavo Petro, ha già dichiarato che non appoggerà lotte e rivendicazioni ambientaliste. Nel suo programma Espriella ha chiaramente espresso l’intenzione di favorire le aziende che vogliono realizzare profitti utilizzando le risorse naturali del territorio. E questo è un problema anche per il Car, l’ente che ha preso provvedimenti contro Indega, l’azienda legata alla Coca-Cola

Il Car infatti, come abbiamo detto, è un’istituzione regionale e in quanto tale dipendente dal ministero dell’Ambiente. Per questo, come spiega lo stesso Ferrari, «se il governo decidesse di smantellare questo ministero, come per esempio ha fatto Milei in Argentina,  anche il Car perderebbe il suo potere e la sua autonomia amministrativa». Come dimostrano gli attivisti di La Calera ottenere un risultato è possibile, anche quando l’azienda è una multinazionale che non si fa scrupolo nemmeno nell’utilizzare la violenza, fisica o verbale, per reprimere le proteste. Per il futuro però la maggiore preoccupazione è sicuramente il nuovo governo colombiano.

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