La Robin Hood Tax francese: ma è tutto oro quello che luccica?

La Francia sarà il primo Paese europeo a introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie. Lo ha annunciato lunedì 23 luglio il presidente François Hollande con ...

La Francia sarà il primo Paese europeo a introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie. Lo ha annunciato lunedì 23 luglio il presidente François Hollande con un videomessaggio diffuso durante la sessione plenaria della Conferenza mondiale sull’AIDS che si tiene a Washington.
Hollande ha sottolineato l’intenzione della Francia di mantenere il proprio impegno a finanziare la lotta contro la malattia, ricordando come durante l’ultimo vertice del G20 e durante il summit delle Nazioni Unite a Rio egli stesso abbia proposto di allargare questa tassa all’Europa e al resto del mondo.
Dal 1 agosto ogni operazione di imprese operanti a Parigi, indipendentemente da dove si trovi la loro sede, sarà tassata dello 0,1%, con l’intenzione del governo francese di raddoppiare a 0,2% al più presto. Si stima che questa tassa porterà alla ricerca sull’AIDS 170 milioni di euro nel 2012 e 500 milioni di euro il prossimo anno.

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Un’imposta sulle transazioni finanziarie, mirata alla lotta contro una delle più grandi sfide per lo sviluppo globale nella lotta contro l’epidemia di AIDS sembra una benedizione, giusto?

A un primo sguardo questa iniziativa sembra un’ottima soluzione, animata da buone intenzioni: far sì che l’industria finanziaria con i suoi altissimi profitti contribuisca alla nobile causa della responsabilità sociale e del welfare pubblico. Guardando meglio, forse la tassa stessa, così come il sistema con cui abbiamo a che fare, è carico di complessità e problemi.
Intanto, nella competizione iper-capitalista dell’industria finanziaria il profitto è centrale. L’ultima cosa che banche e grandi investitori vogliono è vedere il loro profitto diminuire anche di poco e faranno tutto il possibile per evitare di pagare le tasse. Già lo fanno.
Gli operatori stanno già cercando la più vicina via di fuga attraverso cui scappare una volta che la tassa sulle transazioni finanziarie sarà operativa. Quando la Svezia ha cercato di istituire una tassa analoga su titoli e derivati ​​nel 1984, è riuscita solo ad allontanare quasi completamente gli investitori che si sono rifugiati a Londra, dove hanno potuto mantenere i loro profitti e non dovevano pagare per la tassa.
Un altro effetto della tassa potrebbe essere che una volta in funzione la gente diventerà non solo compiacente, ma finirà per incoraggiare i ricavi non controllati e sempre crescenti del settore finanziario dell’economia, purché ci sia pagato lo 0,1 % di tasse.
Forse non è tutto oro quello che luccica: con questa impostazione limitata la Robin Hood Tax rischia di essere un modo per nascondere i problemi e rimandare l’introduzione della vera tassa sulle transazioni finanziarie così come viene proposta dalle reti della società civile e dalla Campagna Zero Zero Cinque.