L'anniversario delle promesse mancate

di Friends of the Earth-Europe e Corporate Europe Observatory Il 15 settembre segna il quinto anniversario della più spettacolare bancarotta nella crisi finanziaria del 2007-2008. Quel ...

Di Claudia Vago

di Friends of the Earth-EuropeCorporate Europe Observatory
Il 15 settembre segna il quinto anniversario della più spettacolare bancarotta nella crisi finanziaria del 2007-2008. Quel giorno la famosa banca d’investimenti Lehman Brothers ha presentato istanza di fallimento a causa di investimenti disastrosi nel settore immobiliare statunitense attraverso prodotti finanziari.
A quel tempo, i leader europei promisero di riformare la regolamentazione finanziaria nella UE “per rispondere alla crisi e per prevenirne in futuro”, disse il presidente della commissione Barroso. Cinque anni dopo i risultati sono assolutamente insufficienti.
La crisi finanziaria ha portato a una devastante crisi economica in Europa. La disoccupazione in Europa è stabilmente cresciuta fino a un livello record di quasi 26 milioni di persone – uno sconcertante 10,7% della forza lavoro con una disoccupazione giovanile molto più alta. Ha anche dato l’avvio alla crisi dell’euro che si è tradotta in dolorose misure di austerità in quasi tutti i Paesi della UE e centinaia di miliardi di euro in costosi prestiti alle banche che misero al primo posto prestiti tossici.
Avendo pagato un prezzo così alto, i cittadini europei hanno ogni diritto di chiedere di chiede azioni concrete da parte dei politici per proteggerci dalla ripetizione di questa catastrofe. Ma dopo cinque anni di “riforma” finanziaria in Europa, il ritorno sul nostro investimento è assolutamente insufficiente.
L’evidenza è chiara: le banche europee continuano ad essere sottocapitalizzate e la regolamentazione bancaria della UE continua a permettere alle banche – come la Deutsche Bank e Barclays – di prestare perfino più di quanto faceva la Lehman Brothers prima del crollo; il mercato dei derivati continua a crescere e ora rappresenta un valore molto più alto di cinque anni fa; solo pochi strumenti finanziari tossici sono stati banditi, nemmeno i complicati securities che hanno giocato un ruolo chiave nella crisi.
Una ragione chiave per questo fallimento è il successo della lobby finanziaria di tenere al palo un’efficace regolazione. L’industria finanziaria spende milioni per influenzare i decisori e l’allarmismo è il loro argomento standard: affermano che regolare la finanza sarebbe costoso per la società in termini di disoccupazione. Comunque, si tratta di un argomento assurdo se si guarda al costo della crisi nel 2008, considerando i prestiti alle banche e i milioni di persone che hanno perso il proprio lavoro.
Le imprese finanziarie hanno goduto di un ininterrotto accesso privilegiato ai luoghi decisionali, per esempio nel dibattito sulle nuove regole per le banche e i derivati. Come sottolineato più volte dall’Aliante for Lobbying Transparency and Ethics Regulation in the EU (ALTER-EU) e altri, gruppi consultivi della Commissione e del Consiglio erano, e sono ancora, dominati da rappresentanti delle grande aziende finanziarie. Un gruppo formato recentemente per consigliare la UE su misure per fermare l’evasione fiscale è pieno di rappresentanti della stessa industria della contabilità che è così strumentale nel consigliare le aziende su come minimizzare le tasse da pagare.
Per dare avvio a una riforma genuina del settore finanziario è necessaria una serie di primi passi:

  • Un nuovo democratico approccio alla riforma finanziaria, che includa misure effettive per ridurre l’influenza delle lobby finanziarie a Bruxelles, attraverso una revisione dei gruppi consultivi gestiti dall’industria finanziaria e chiudendo le porte girevoli fra il governo e l’industria finanziaria.
  • Un immediato e strutturale rinnovamento del programma di riforme del settore finanziario al fine di garantire che questa terribile crisi finanziaria ed economica porti ad una forte regolamentazione e al controllo democratico del settore finanziario, in modo che sia al servizio della società e delle finanzi attività sociali ed ecologiche. I primi passi urgenti in tal senso sono l’introduzione di una vera e propria tassa sulle transazioni finanziarie (FTT), paracolpi finanziari più elevati per le banche, la scorporazione di banche too big to fail, il restringimento del settore finanziario, la fine delle attività speculative come la speculazione nel cibo.
  • Misure rapide ed efficaci per fermare l’evasione fiscale. Secondo le stime della Commissione stessa, si potrebbero ottenere 1.000 miliardi di euro l’anno, che sarebbe più che sufficiente a coprire le misure di austerità in corso.
  • Introdurre misure che renderebbero gli addetti del settore finanziario responsabili per scandali, il fuorviare clienti, le frodi e le attività criminali. Non è accettabile che, in caso di scandali come il Libor o il coinvolgimento di HSBC nel riciclaggio di denaro, le banche fanno un accordo economico e i responsabili restano senza punizione. Le banche non dovrebbero mai essere “too big to jail“.

I cinque anni di riforma finanziaria si sono rivelati una grande delusione. Per i cittadini e gruppi di cittadini ciò significa che la regolamentazione del settore finanziario deve essere al centro dell’agenda politica per gli anni a venire, anche in occasione delle elezioni europee del prossimo anno, al fine di garantire che le riforme che farebbero la differenza siano introdotte.

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