L'ennesimo regalo alle banche?

Secondo molti commentatori il risultato della votazione di giovedì 5 dicembre del Consiglio direttivo della BCE (composto da Mario Draghi, dal vicepresidente Vítor Constâncio, ...

Di Claudia Vago

Secondo molti commentatori il risultato della votazione di giovedì 5 dicembre del Consiglio direttivo della BCE (composto da Mario Draghi, dal vicepresidente Vítor Constâncio, dal capo economista Peter Praet, dalla tedesca Sabine Lautenschläger, dal lussemburghese Yves Mersch e dal francese Benoît Cœuré) rappresenterebbe il “via libera” definitivo al quantitative easing (QE) sui titoli di stato da parte della banca centrale. Se fino a giovedì, infatti, il Consiglio si era limitato a dire che “si attendeva” un’espansione del bilancio della BCE pari a un trilione di euro, nell’ultima riunione il Consiglio ha approvato una mozione in cui si dichiara “intenzionata” ad espandere il bilancio della banca centrale. Può apparire come una minuzia semantica di poco conto, ma invece non lo è. Poiché non esistono abbastanza titoli privati (asset-backed securities e simili) in circolazione per raggiungere l’obiettivo dichiarato, di fatto è come se la BCE avesse detto, tra le righe, che “intende” dare il via a un programma di quantitative easing sui titoli di stato (l’unico modo per raggiungere il target).
Detto fatto? Non proprio.
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