Prima la Finlandia, poi la Lituania: in Europa continuano a cadere i limiti alle armi nucleari

Vilnius vuole togliere dalla Costituzione il divieto del 1992, Helsinki aderisce alla deterrenza di Macron. E l'Italia ospita le bombe statunitensi ad Aviano e Ghedi

L'aula plenaria del Seimas, il Parlamento lituano, a Vilnius © Augustas Didžgalvis/Wikimedia Commons

In breve

  • Il Parlamento lituano ha votato per togliere dalla Costituzione il divieto di armi di distruzione di massa: la Nato potrebbe così schierare armi nucleari nel Paese.
  • La Finlandia ha già revocato il divieto sugli esplosivi nucleari ed è il decimo Paese ad aderire alla deterrenza nucleare avanzata proposta da Macron.
  • L’Italia non ha firmato il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari e ospita da decenni bombe statunitensi ad Aviano e Ghedi, potenziali bersagli in caso di attacco.

Il Parlamento lituano a fine settembre ha preso una decisione importante, approvando una proposta per rimuovere dalla Costituzione il divieto di stazionamento di armi di distruzione di massa e di basi militari straniere sul territorio nazionale. Grazie a questa modifica, il Paese potrebbe dispiegare armi nucleari della Nato. La proposta ha ottenuto 99 voti favorevoli, 13 contrari e cinque astensioni. L’iter di riforma costituzionale non è ancora concluso, ma il supporto del Parlamento è un chiaro segnale della posizione che la Lituania ha deciso di assumere rispetto al quadro geopolitico attuale.  

La modifica riguarda l’articolo 137 della Costituzione del 1992, con cui il Paese, dopo la caduta dell’Urss, aveva preso le distanze dal passato nucleare sovietico. La norma, in realtà, è stata già oggetto di discussione con l’entrata della Lituania nella Nato. Nel 2011 la Corte costituzionale lituana aveva stabilito la compatibilità dell’articolo 137 con le basi che la Lituania controlla congiuntamente con i suoi alleati. La Nato, dunque, ha potuto mantenere una presenza militare in Lituania.

Questo stesso articolo, però, è visto al momento come un limite eccessivo dal presidente del Parlamento, Juozas Olekas, e dal capo della commissione per gli Affari esteri, Remigijus Motuzas. Secondo loro, la disposizione attuale crea una limitazione legale alla partecipazione alla deterrenza nucleare dell’alleanza.

In Europa, anche la Finlandia apre alle armi nucleari

La Lituania non è l’unico Paese ad aver cambiato la propria postura nucleare. Dopo l’abbandono di decenni di non allineamento militare e l’ingresso nella Nato, in Finlandia il 16 giugno 2026 il Parlamento ha votato per revocare il divieto di importazione, produzione, detenzione e detonazione di esplosivi nucleari su tutto il territorio nazionale, previsto dalla legge sull’energia nucleare in vigore dagli anni Ottanta.

La riforma ha ricevuto il sostegno di 125 deputati, mentre 61 hanno votato contro e altri 13 non si sono presentati in aula. A settembre la Finlandia ha anche comunicato di voler aderire al progetto di “deterrenza nucleare avanzata” proposto dal presidente francese Emmanuel Macron ai Paesi europei. Helsinki ha anche annunciato la creazione di un gruppo di coordinamento nucleare per avviare la cooperazione con Parigi.

Le adesioni al progetto di “deterrenza nucleare avanzata” di Emmanuel Macron

La Finlandia è il decimo Paese europeo ad aderire al progetto lanciato da Macron per creare un’alternativa all’ombrello nucleare statunitense. L’accordo stabilisce che la decisione finale sul ricorso all’arma atomica resti interamente nelle mani del capo di Stato francese, ma prevede una protezione di tipo nucleare per i firmatari. Questi ultimi partecipano anche a esercitazioni comuni con le forze nucleari francesi e contribuiscono alla raccolta delle informazioni. In più, potrebbero ospitare nelle loro basi aerei francesi in grado di trasportare testate nucleari.

Nulla è stato invece detto riguardo al dispiegamento delle testate nucleari sul suolo dei Paesi firmatari, uno dei punti del nuclear sharing della Nato. Macron, del resto, ha definito il suo progetto come complementare rispetto all’ombrello nucleare garantito dall’Alleanza atlantica. E solo implicitamente supplementare, nel caso in cui gli Stati Uniti si rifiutassero di intervenire in difesa di un alleato.

L’ambiguità dell’Italia rispetto all’arma atomica

La Francia resta al momento l’unico Paese dell’Unione europea ad avere a disposizione l’atomica. Negli anni Cinquanta si era discusso della possibilità di creare una “bomba europea”, ma il progetto ha avuto vita breve ed è fallita persino l’idea di una cooperazione industriale sull’arricchimento dell’uranio.

L’approccio europeo e internazionale è poi cambiato ulteriormente con l’arrivo del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), firmato nel 1968 ed entrato in vigore nel 1970, che di fatto ha congelato la possibilità per altri Paesi di dotarsi dell’atomica. Le norme del Trattato ruotano attorno a tre pilastri: disarmo, non-proliferazione e usi pacifici dell’energia nucleare.

Nel 2021 è poi entrato in vigore il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw), il primo strumento internazionale che dichiara le armi di distruzione di massa nucleari fuorilegge, allo stesso modo di quanto già avvenuto per le armi chimiche, biologiche e le mine antiuomo. Il Trattato risulta vincolante per le decine di Stati parte, ma non è sottoscritto dalle potenze nucleari tradizionali (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) né dai Paesi membri della Nato, inclusa l’Italia.

Nonostante i vari trattati, l’Italia ha sempre rivestito un ruolo rilevante nel sistema di nuclear sharing dell’Alleanza. Fin dagli anni Cinquanta, il nostro Paese ha ospitato le bombe nucleari tattiche statunitensi B61 ad Aviano e Ghedi. Questa presenza però ha un costo: in caso di attacco contro l’Alleanza o l’Europa, le basi che ospitano armi nucleari sono un target primario.

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