Moira Millán: «Il terricidio è la guerra del capitalismo alla Terra»
Attivista e scrittrice mapuche della Patagonia, racconta la lotta contro estrattivismo e governo Milei e il concetto che ha coniato col suo movimento
Moira Millán è attivista, documentarista e scrittrice mapuche originaria del Puellmapu, territorio ancestrale oggi compreso nello Stato argentino. È una weichafe. La parola significa “combattente”, ma il termine per il popolo mapuche non ha un carattere bellicoso come nella cultura occidentale. «Vuol dire difensora. Il weichán risveglia lo spirito di autodifesa che viene nutrito in modo ancestrale. Questo spirito è nel mio percorso, si è risvegliato vedendo tante ingiustizie nei confronti del mio popolo», spiega Millán a Valori.
Insieme a donne di differenti comunità, Millán ha fondato nel 2012 il Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir che chiede giustizia per le violazioni commesse contro i popoli indigeni. A causa del suo impegno, è stata oggetto di minacce di morte e aggressioni. Nel 2021 Millán era tra le centinaia di donne indigene che dal territorio di Lof Mapuche Pillán Mahuiza, nella provincia di Chubut in Patagonia, avevano camminato per più di una settimana fino alla capitale Buenos Aires. Avevano chiesto la fine del “terricidio”, inteso come ogni violenza provocata dal sistema economico e politico attuale. «La nostra lotta è contro la distruzione della Terra. A prescindere dal fatto che si presentino come progressisti o di estrema destra, tutti i governi la stanno distruggendo. Quello che noi possiamo fare è creare il modello di mondo che desideriamo», aggiunge.
Il suo Terricidio. Saggezza ancestrale per un mondo alternativo è stato pubblicato in Italia da Tangerin Edizioni.
Che cos’è il terricidio?
È un concetto che abbiamo inventato collettivamente all’interno del Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir. Lo abbiamo sviluppato a partire dalle testimonianze di noi donne indigene e delle violenze che subiamo. Ci siamo rese conto che il sistema tende a produrre categorie frammentate della vita. Si parla di femminicidio, travesticidio, ecocidio, genocidio come se fossero separati e non legati tra loro. Invece il terricidio indica le aggressioni causate dal sistema capitalista. Comprende tutti i modi di distruggere la vita, anche l’epistemicidio, e l’eliminazione dei legami sociali. I popoli indigeni sono la componente fondamentale di una filosofia e della costruzione di relazioni sociali basate sulla solidarietà, la reciprocità e la gratitudine verso la Mapu, la Terra (nella lingua mapuche, Mapu o Puellmapu sono i nomi della terra ancestrale del popolo mapuche oggi divisa tra Argentina e Cile). Noi diciamo che quando scompare un popolo indigeno, scompare un intero ecosistema culturale. Quando si stermina fisicamente la vita delle persone, si annientano lingue, spiritualità, altri modi di pensare e di abitare il mondo.
Ha elaborato anche il concetto di terracrazia.
Penso che l’attuale modello di democrazia sia obsoleto. Colpisce i popoli indigeni. La terracrazia era la nostra maniera ancestrale di organizzarci, un nuovo modo di immaginare superando l’idea dello Stato-nazione e dei sistemi statali coloniali. La democrazia deve diventare più diretta e partecipativa.
Nella storia dell’Argentina, la Patagonia è sempre stata un territorio di conquista. Il governo ultraliberista del presidente Javier Milei sta facilitando l’arrivo di imprese straniere attraverso sgravi fiscali e flessibilità dei vincoli ambientali. In che condizioni vivono oggi i popoli mapuche?
La situazione è terribile, molto angosciante. Siamo militarizzati e sorvegliati: sopra casa mia, passano droni in continuazione. L’Argentina non riconosce i diritti dei popoli originari e lo Stato per anni ha negato la nostra esistenza. A scuola i manuali presentano i popoli indigeni come qualcosa del passato, come se non esistessero più. Il processo di “argentinizzazione” ha cancellato tutte le identità indigene. Ma oggi in Argentina ci sono 40 nazioni indigene: 36 sono state riconosciute e le altre ancora chiedono di esserlo. Queste nazioni sono vive e in lotta. Siamo nel mirino perché vogliono la nostra terra e la nostra acqua. Noi mapuche abbiamo un impegno radicale con la vita. Difenderemo i nostri territori dai progetti estrattivisti. Con Milei la situazione non è cambiata. Quando a gennaio e febbraio gli incendi stavano colpendo la Patagonia, il governo ha incolpato proprio i mapuche. Hanno incolpato anche me. Il governo si nutre di violenza economica e politica.
Parla di una divisione tra popoli “tellurici” e “addomesticati”. Che cosa intende?
La rivoluzione tellurica è un’aspirazione, un’utopia necessaria che ci permette di camminare. Una rivoluzione che propone la creazione di un modello che ascolti la Terra, che la protegga dall’inquinamento, dal cambiamento climatico, dalle grandi imprese inquinanti. Ha a che vedere con il modo in cui iniziamo a smantellare questo sistema di morte, seminando vita. È un richiamo della Terra a tutti i popoli che la abitano. I popoli tellurici, con i loro saperi ancestrali, si mobilitano per recuperare i territori sottratti da governi complici oppure da potenze straniere. Praticano altre forme di vita. Lottano per porre fine al terricidio.


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