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Non c'è niente di "semplice" nella proposta della Commissione UE sulle cartolarizzazioni

Pubblichiamo l’appello di un ampio numero di studiosi, che manifestano le preoccupazioni sulle scelte che la Commissione Europea sta per fare in materia di ...

Pubblichiamo l’appello di un ampio numero di studiosi, che manifestano le preoccupazioni sulle scelte che la Commissione Europea sta per fare in materia di cartolarizzazioni. La lettera è stata inviata oggi ai componenti della “Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo”.
“Otto anni dopo quella che è stata probabilmente la più grande crisi finanziaria dagli anni ’30, la Commissione Europea è sul punto di rinunciare ad alcuni passi avanti della regolamentazione fatti da allora. Ci riferiamo alla parte delle Capital Markets Union (CMU) che pretende di creare un mercato europeo per le cartolarizzazioni cosiddette “semplici”, “trasparenti” e “standardizzate” (STS). Mentre anni di recessione e lenta ripresa giustificano naturalmente l’urgente ricerca di politiche che garantiscano crescita e posti di lavoro, siamo preoccupati che un nuovo mercato per le cartolarizzazioni STS non funzioni e possa invece andare contro alcune lezioni che abbiamo appreso dalla crisi. Per questa ragione ci appelliamo ai Parlamentari europei che stanno preparando la loro risposta affinché considerino accuratamente le future conseguenze di questi piani e avviino un’analisi dell’impatto futuro più+ approfondita di quanto a disposizione finora.
Le nostre preoccupazioni sono quattro.
Innanzitutto, a proposito degli obiettivi, non è chiaro che rilanciare le cartolarizzazioni aiuterebbe le PMI come sostiene la Commissione Europea. Anche prima della crisi il mercato dei prestiti cartolarizzati delle PMI era marginale a causa delle opacità di questi prestiti. Ciò che invece possiamo aspettarci riceva una spinta dalla proposta della Commissione sono i prestiti ipotecari cartolarizzati. Considerevoli prima della crisi, in particolare nei Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito, permise alle banche europee di attingere a mercati creditizi internazionali per destinare credito verso l’acquisto e la vendita di beni già esistenti, con conseguente bolle immobiliari e dislocazioni economiche, come ha dimostrato la ricerca della Bank of International Settlements. L’attuale piano lascia presagire una ripetizione post-crisi dello scenario pre-crisi. Più crescita “finanziarizzata” invece di vera crescita.
Siamo sorpresi che la Commissione non consideri nemmeno la possibilità di nuove bolle immobiliari. Invece, ai lettori vengono forniti dati che intendono mostrare che le cartolarizzazioni europee hanno funzionato meglio di quelle statunitensi durante la crisi e perciò dovrebbero essere trattate diversamente in termini di riserve di capitali. La proposta parla di una “significativa riduzione” di requisiti patrimoniali, sia per gli acquirenti che per i venditori di cartolarizzazioni STS. Questo migliorerebbe immediatamente i profitti delle banche, ma non farebbe nulla per crescita e lavoro.
In secondo luogo, non è chiaro come rilanciare le cartolarizzazioni aiuterebbe a diversificare il rischio e a rendere il sistema finanziario più stabile, come sostiene la Commissione. Gli acquirenti di queste cartolarizzazioni sono già pesantemente interconnessi con le banche atraverso i mercati dei pronti contro termine e lo saranno sempre di più attraverso il canale della cartolarizzazione. La promozione dell’intermediazione del credito non bancario, che è lo scopo ufficiale della Capital Markets Union, si riduce nei fatti a sovvenzione normativa per un sistema bancario basato sul mercato e aumenterà l’interconnessione, la prociclicità e la leva. Questa proposta non è dunque in rottura con il mondo finanziario pre-crisi, ne è una rievocazione, nonostante il linguaggio che utilizza.
Cosa che ci conduce alla nostra terza preoccupazione. La descrizione giuridica del tipo di cartolarizzazioni che sarebbero idonee a ricevere il marchio di STS suggerisce che non ci sarebbe nulla di “semplice”, “trasparente” o “standardizzato”. La segmentazione è assolutamente permessa, così come i miglioramenti del credito come i credit default swap, mentre gli interest rate swap sono addirittura obbligati. Tutti e tre suggeriscono non semplicità, ma lo stesso tipo di complessità che ha colto investitori nonché regolatori di sorpresa prima della crisi. Non stupisce che gli addetti del settore abbiano espresso la propria perplessità circa il livello di complessità consentito da una proposta il cui titolo mira a semplicità, trasparenza e standardizzazione.
La nostra quarta preoccupazione ha a che fare con una delle principali lezioni della crisi, vale a dire quella che per superare gli endemici conflitti di interessi, gli autori dovrebbero essere obbligati a correre più rischi. L’attuale paragrafo sulla ritenzione del rischio è allo stesso tempo troppo lassista e troppo incline all’arbitraggio. La Commissione vuole che le banche mantengano il 5% di ogni lotto nei loro bilanci. Ma non è sufficiente per affrontare in maniera significativa il conflitto di interessi. Per questa ragione, acquirenti sofisticati richiedono almeno il 20% in gioco. La Commissione non è riuscita a seguire questa best practice utilizzando l’argomento degli addetti del settore secondo cui renderebbe troppo costose le transazioni, dato che lascerebbe alle banche un alleggerimento insufficiente del capitale regolamentare. Data la dimensione della crisi, ci saremmo aspettati che la commissione si allineasse con i cittadini e il loro interesse nella stabilità finanziaria, non con le banche e la loro preferenza per gli alti profitti. Allo stesso modo, secondo la proposta attuale le banche possono scegliere le tranche che vogliono per soddisfare i requisiti di ritenzione del rischio. Ancora una volta, sembra che le preoccupazioni di redditività prevalgano su considerazioni di stabilità.
Il Parlamento Europeo affronta un’importante decisione su una questione altamente tecnica e quindi difficile da politicizzare che, temiamo, sarà un primo passo di un lungo viaggio di deregolamentazione finanziaria nel quale le banche useranno tutte le loro leve sui legislatori desiderosi di aumentare produttività e lavoro. I dettagli della proposta contengono insufficienti garanzie del contrario. Per questo ci appelliamo con urgenza ai membri del Parlamento Europeo affinché avviino un’approfondita e indipendente valutazione dell’impatto per affrontare le preoccupazioni che abbiamo espresso.
Quello che è in gioco è niente meno che il futuro dell’Europa. Sarà un futuro di stabilità finanziaria, anche a costo di un po’ di redditività delle banche? O sarà invece un futuro di alti profitti per le banche, al costo di consistenti rischi per i contribuenti?
Membri del Parlamento Europeo, la scelta è vostra.”
Firmatari:

  • Ewald Engelen, Professor of Financial Geography, University of Amsterdam
  • Stephany Griffith-Jones, Professor of Economics, Financial Markets Director, Initiative for Policy Dialogue, Columbia University
  • Avinash Persaud, Nonresident Senior Fellow, Peterson Institute for International Economics
  • Daniela Gabor, Associate Professor of Economics, UWE Bristol
  • Vincenzo Bavoso, Lecturer in Commercial Law, University of Manchester
  • Laurence Scialom, Professor of Economics, University Paris West
  • Nicholas Dorn, Associate Research Fellow, Institute of Advanced Legal Studies (IALS)
  • School of Advanced Study, University of London
  • Gunther Capelle-Blancard, Professor of Economics, Université Paris 1, Panthéon-Sorbonne
  • Philip Arestis, Professor of Economics, University of Cambridge
  • Anna Glasmacher, University of Amsterdam
  • Jakob Vestergaard, Senior Researcher, DIIS Copenhagen
  • Manuel Aalbers, Associate Professor of Social and Economic Geography, KU Leuven, Belgium
  • Malcolm Sawyer, Emeritus Professor of Economics, Leeds University
  • Esther Jeffers, Associate professor, Université Paris 8, France
  • Dominique Plihon, Emeritus Professor, University of Paris North
  • Andrew Baker, Reader in Political Economy, Queen’s University Belfast
  • Gary Dymski, Professor of Applied Economics, Leeds University Business School
  • Mark Sanders, Associate Professor of International Macroeconomics, Utrecht University
  • Irene van Staveren, Professor of Economics, Erasmus University
  • Denis Dupré, Professor of Finance and Ethics, University Grenoble-Alps
  • Paul Lagneau-Ymonet, Asociate Professor, Paris-Dauphine, PSL Research University, IRISSO
  • Antoine Henrot, Professor of Mathematics (including financial mathematics), Université de Lorraine, France
  • Bernard Paranque, Professor of Economics, Kedge Business School, Marseille, France
  • Ludovic Halbert, CNRS Researcher at Université Paris-Est
  • Vlad Mykhnenko, Lecturer in Human Geography, University of Birmingham
  • Nicholas Shaxson, Author, Treasure Islands
  • Richard Murphy, Professor of Practice in International Political Economy, City University, UK
  • Anne-Laure Delatte, CNRS research fellow
  • Wojtek Kalinowski, Co-Director, Veblen Institute for Economic Reforms
  • Annina Kaltenbrunner, Lecturer in the Economics of Globalisation & The International Economy, Leeds University Business School
  • Stefan Gärtner, Head of Research Unit Spatial Capital, Institute for Work and Technology
  • Prem Sikka, Professor of Accounting, University of Essex Business School
  • Ismail Ertürk, Senior Lecturer in Banking, The University of Manchester
  • Matthias Thiemann, Professor for the Sociology of Money, Banking and Finance, Goethe Universitaet Frankfurt am Main
  • Thomas Rixen, Professor of Public Policy, University of Bamberg
  • Dany Lang, Associate Professor, CEPN, University of Paris 13
  • Angela Wigger, Associate Professor Global Political Economy, Radboud University, The Netherlands
  • David Bassens, Assistant Professor, Vrije Universiteit Brussel
  • Peter Dietsch, Associate Professor, Université de Montréal
  • Clement Fontan, Post-doctoral researcher at the Center of Ethics, University of Montreal
  • Adam Leaver, Professor, Alliance Manchester Business School, University of Manchester
  • Charles Dannreuther, School of Politics and International Studies, University of Leeds
  • Andrea Lagna, Lecturer, School of Business and Economics, Loughborough University
  • Timo Walter, Lecturer, Staatswissenschaftliche Fakultät, Universität Erfurt
  • Aurore Lalucq, Co-director, Veblen Institute
  • Paul Langley, Reader, Durham University
  • Jon Cloke, Research Associate, Loughborough University
  • Rodrigo Fernandez, Postdoc researcher at KU Leuven and associate researcher at SOMO
  • Philip G. Cerny, Professor Emeritus of Politics and Global Affairs, University of Manchester (UK) and Rutgers University (USA)
  • David Bassens, Assistant Professor of Economic Geography, Cosmopolis (Vrije Universiteit Brussel)
  • Nina Haerter, PhD candidate, Vrije Universiteit Brussel
  • Reijer Hendrikse, postdoctoral researcher, Vrije Universiteit Brussels
  • Joscha Wullweber, University of Kassel
  • Jo Michell, Senior Lecturer, University of the West of England
  • Christine Oughton, Professor of Management Economics, SOAS, University of London
  • Victoria Chick, Emeritus Professor of Economics, UCL
  • Michiel van Meeteren, Postdoctoral Researcher, Vrije Universiteit Brussel
  • Daniel Detzer, Research Associate, Institute for International Political Economy, Berlin School of Economics and Law, Germany
  • Trevor Evans, Emeritus professor of economics, Berlin School of Economics and Law
  • Mary Robertson, Lecturer, University of Greenwich
  • Jérôme Creel, Associate professor of economics, ESCP Europe
  • Elisa van Waeyenbergen, Lecturer, SOAS University of London
  • Jesus Ferreiro, Associate Professor in Applied Economics, University of the Basque Country UPV/EHU, Spain
  • Roland Pérez, Emeritus Professor (Economics and Management Science) – Université Montpellier (France)
  • Laura Horn, Associate Professor, Department of Social Sciences and Business, Roskilde University, Denmark
  • Thomas Lagoarde-Segot, KEDGE Business School and LEST, Aix-Marseille Université, France
  • Maëlys Waiengnier, Doctoral Researcher, Vrije Universiteit Brussel & Université Libre de Bruxelles
  • Nuno Teles, Researcher, Centre for Social Studies, University of Coimbra, Portugal
  • Kobil Ruziev, Senior Lecturer, UWE Bristol
  • Janusz J. Tomidajewicz, Emeritus Professor of Poznan University of Economics
  • Karen Maas, Program Director CSR Executive Program, Erasmus Universiteit Rotterdam
  • Eric Clark, Professor of Human Geography, Lund University
  • Sérgio Lagoa, Assistant Professor of Economics, Instituto Universitário de Lisboa (ISCTE)
  • Wlodzimierz Dymarski, Researcher in Economic Policy and Financialisation, Poznan University of Economics and Business, Poland
  • Yannis Dafermos, Senior Lecturer, UWE Bristol

Foto: Amio Cajander [CC BY-SA 2.0], via Wikimedia Commons