Finanziamenti al Gnl, la stretta di Nordea e le ipocrisie delle banche europee
Le banche europee limitano i prestiti destinati ai terminali per il Gnl, ma continuano a finanziare le società che li costruiscono
In breve
- Nordea, la maggiore banca dei Paesi nordici, ha escluso i finanziamenti diretti ai nuovi terminali Gnl, secondo quanto rivelato dalla Ong Reclaim Finance.
- La stretta vale solo per il project financing delle singole opere: le banche possono continuare a finanziare le società che costruiscono i terminali con prestiti generici o obbligazioni.
- Tra il 2021 e il 2025 le 65 maggiori banche mondiali hanno destinato 607 miliardi di dollari al Gnl: solo La Banque Postale ha chiuso ogni canale di finanziamento.
Nordea, il più grande istituto di credito dei Paesi nordici, ha annunciato una svolta nella politica sui combustibili fossili, escludendo qualsiasi finanziamento diretto di progetti per nuovi terminali di importazione ed esportazione del gas naturale liquefatto (Gnl). A darne conto è la Ong Reclaim Finance.
Si tratta di un segnale di discontinuità importante. Il settore bancario europeo, infatti, fatica a tagliare i ponti con i combustibili fossili, nonostante la crisi climatica imponga di tagliare drasticamente le emissioni di gas serra e, dal punto di vista economico, la volatilità dei prezzi del gas abbia dimostrato quanto i mercati energetici siano vulnerabili agli shock.
La mossa di Nordea riconosce le criticità legate all’espansione del gas liquefatto, i cui costi non si ripercuotono solo sulle bollette di famiglie e imprese ma anche su clima, biodiversità e vita delle comunità locali. Fino a oggi, nel panorama dei 65 principali istituti finanziari al mondo, solo la francese La Banque Postale ha adottato un blocco totale sui terminali Gnl e sui finanziamenti societari agli sviluppatori.
Le scappatoie delle policy bancarie sui finanziamenti ai combustibili fossili
Nonostante l’importanza del passo compiuto da Nordea, la misura presenta un limite strutturale (condiviso da quasi tutte le banche che hanno introdotto restrizioni analoghe). Si applica esclusivamente al project financing (il finanziamento diretto delle infrastrutture) e non al corporate financing. Ciò significa che i gruppi finanziari possono continuare a erogare crediti generali o sottoscrivere emissioni obbligazionarie a favore delle aziende che realizzano i terminali.
Detto altrimenti, Nordea blocca i finanziamenti erogati esclusivamente per la realizzazione di una specifica opera legata al Gnl. Se uno sviluppatore chiede soldi per costruire un nuovo terminale, la banca risponde di no. Se la stessa azienda chiede un prestito generico, o l’emissione di obbligazioni, Nordea le risponde di sì.
Le banche europee che finanziano ancora il Gnl
È facile capire come siano necessari vincoli stringenti anche sul corporate financing. Anche perché la finanza globale continua a riversare sul Gnl una mole spaventosa di denaro. Il report Banking on Climate Chaos 2026 ci dice che tra il 2021 e il 2025 le 65 maggiori banche mondiali hanno destinato ben 607 miliardi di dollari alle società coinvolte nell’espansione del Gnl. Di cui 157 miliardi, pari al 26% del totale, solo nel 2025.
Tra i primi venti finanziatori globali figurano cinque colossi europei. Si tratta di Barclays (18,3 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2025), Santander (17,7 miliardi), Deutsche Bank (16,6), Crédit Agricole (13,5) e Société Générale (12,8). Queste cifre dimostrano quanto siano larghe le maglie delle restrizioni adottate dalle banche europee.
Il caso degli Stati Uniti e i controsensi dei colossi europei
Se mettiamo insieme i nomi di Natixis, Ing, Venture Global Lng e Calcasieu Pass, la storia che andiamo a raccontare non ci porta lontano. A giugno 2026, Santander, Barclays, Standard Chartered, Natixis (Gruppo Bpce) e Ing hanno sostenuto Venture Global Lng – il principale sviluppatore mondiale del settore – nell’emissione di due obbligazioni per un valore totale di 2,25 miliardi di dollari.
Venture Global è al centro di dure polemiche per il terminale Calcasieu Pass in Louisiana, sanzionato dalle autorità locali per violazioni ambientali di vario tipo, oltre a essere oggetto di azioni legali da parte delle comunità locali per i danni causati alla pesca e all’ecosistema costiero. La partecipazione a questa operazione di banche come Ing e Natixis, che avevano escluso i finanziamenti ad hoc per i terminali, dimostra come queste policy permettano comunque di sostenere i principali attori delle fonti fossili.
Analogo il caso di Crédit Agricole, coinvolta nel finanziamento a Cheniere Corpus Christi Holdings, società veicolo dedicata all’omonimo terminale di esportazione di Gnl in Texas. Un’operazione che contrasta con l’impegno dichiarato dalla banca a non finanziare terminali legati a nuovi progetti estrattivi. La struttura, infatti, serve a esportare il gas ottenuto tramite fracking.
Parlare oggi di Nordea è doveroso, perché la direzione presa è importante. Ma non basta. Come evidenzia Reclaim Finance, «se l’Europa intende davvero percorrere la strada dell’autonomia strategica e della transizione ecologica, gli istituti di credito devono estendere i blocchi anche ai finanziamenti societari».
Nordea e i precedenti sui finanziamenti al Gnl
La banca nordica non è la prima né la più severa. Tra i 65 maggiori istituti del Pianeta, la medaglia della coerenza va a La Banque Postale. Il colosso francese è stato il primo – e finora l’unico – ad adottare una politica di tolleranza zero. Oltre a escludere il project financing per tutti i nuovi terminali Gnl (sia di import che di export), ha stoppato integralmente i finanziamenti societari agli sviluppatori di Gnl.
Per quanto riguarda i terminali di esportazione, oltre a La Banque Postale, il divieto totale al project financing era già stato adottato da Crédit Mutuel, Rabobank e Ing. Altri istituti (tra cui Crédit Agricole, Bnp Paribas, Hsbc e Société Générale) si sono fermati a restrizioni parziali, escludendo ad esempio solo i terminali collegati a nuovi giacimenti di gas. Sui terminali di importazione, invece, il panorama è quasi deserto. Prima di Nordea, La Banque Postale era l’unica banca ad aver chiuso la porta ai finanziamenti diretti per i terminali di rigassificazione, con Rabobank ferma a una chiusura parziale.




Nessun commento finora.