Venture Global, la regina del Gnl premiata dalla finanza fossile

Venture Global è la maggiore beneficiaria dei finanziamenti tracciati da Banking on Climate Chaos 2026: 33 miliardi di dollari raccolti nel 2025, +630%

L'immagine è stata realizzata dalla redazione di Valori.it utilizzando Midjourney

Le banche non estraggono petrolio né bruciano gas. Eppure senza di loro l’industria fossile non potrebbe espandersi: sono i prestiti e le sottoscrizioni a rendere possibili nuove trivelle, gasdotti e terminali. Da dieci anni il rapporto Banking on Climate Chaos misura esattamente questo, istituto per istituto.

L’edizione 2026 racconta un sistema che non rallenta. E, soprattutto, racconta una concentrazione sempre più stretta e un dietrofront: dopo il crollo della Net-Zero Banking Alliance, molti istituti hanno abbandonato i loro stessi impegni.

In questo dossier i numeri, le due banche italiane, il caso del Gnl, il prezzo che paghiamo in instabilità e le poche eccezioni che dimostrano che si può finanziare diversamente. Perché oggi, troppo spesso, le banche sono nemiche del clima.

Gli articoli che compongono il dossier:


Il fatto che il gas fossile – in particolare il gas naturale liquefatto (Gnl) che arriva in Europa e in Italia dagli Stati Uniti – sia una delle “false soluzioni” alla crisi climatica pare interessi poco. Almeno alle grandi banche del mondo analizzate nel rapporto Banking on Climate Chaos 2026, le quali continuano a iniettare risorse nel business del Gnl. E in un certo senso hanno anche eletto la loro “azienda regina” del settore, quella verso cui sono state più munifiche. Si tratta di Venture Global.

Il colosso del Gnl Venture Global continua a espandere il proprio business fossile

Sul colosso statunitense del Gnl nei mesi scorsi aveva già puntato il faro la Ong italiana ReCommon, mettendo in evidenza una serie di questioni non limpidissime riguardo alla sua storia e alle sue entrature politiche. Ora il rapporto Banking on Climate Chaos dice che la società nel 2025 è entrata nelle grazie delle maggiori banche del mondo come nessun’altra. Risulta infatti la maggiore beneficiaria di finanziamenti bancari indirizzati alle fossili, con poco meno del 3% del totale.

Per giunta ciò è accaduto nonostante Venture Global sia classificata dallo studio come heavy expander, cioè una società fortemente impegnata nell’espansione del proprio business fossile. Che è il contrario di quello che tutti gli organismi internazionali dicono che si dovrebbe fare per evitare gli impatti più catastrofici della crisi climatica. Ma, quando c’è da guadagnare, evidentemente le banche fanno spallucce. «Sembrano determinate a estrarre fino all’ultima goccia di profitto da carbone, petrolio e gas a prescindere dalle conseguenze per il mondo vivente», ha commentato Lucie Pinson, fondatrice e direttrice esecutiva di Reclaim Finance, una delle organizzazioni che hanno curato Banking on Climate Chaos.

Le tensioni geopolitiche fanno incassare profitti miliardari alle big dei combustibili fossili

Venture Global lo scorso anno ha raccolto dalle banche analizzate da Banking on Climate Chaos un gruzzolo di quasi 33 miliardi di dollari di finanziamenti. Rispetto al 2024, quando si era fermata a 4,5 miliardi di dollari, ha messo a segno una crescita che sarebbe eufemistico definire esponenziale: +630%. Fra i finanziatori di Venture Global ci sono banche statunitensi, giapponesi ed europee.

La società è fortemente indebitata, sottolinea il report. Per restare in linea di galleggiamento, fa conto sulla volatilità dei prezzi dell’energia e sui profitti straordinari legati ai contraccolpi di tensioni geopolitiche che, ultimamente, purtroppo abbondano. Sottoscrivendo il suo debito, quindi, le banche finiscono per caricare l’intero sistema finanziario di una forte esposizione ai rischi geopolitici. Oltre che vincolare per decenni le infrastrutture che fanno girare il Gnl, con buona pace della crisi climatica.

Il rapporto stima che, con la chiusura dello Stretto di Hormuz seguita all’aggressione di Stati Uniti e Israele all’Iran, Venture Global abbia realizzato extraprofitti per 870 milioni di dollari alla settimana rispetto al periodo pre-crisi. Stiamo parlando degli extraprofitti che in Italia e in Europa tanti chiedono di tassare, come le organizzazioni cattoliche che si sono rivolte alle istituzioni di Bruxelles. Solo che la realtà sta andando in direzione ostinata e contraria, almeno Oltreoceano. Venture Global, infatti, rientra in quella novantina di corporation statunitensi che nel loro ultimo esercizio fiscale non hanno pagato un dollaro di imposte federali sul reddito societario.

Non solo Venture Global, è tutto il business Gnl a crescere a dismisura

Allargando lo sguardo a tutto il settore, il report parla apertamente di un boom del Gnl. Il che è un enorme problema sia per il clima sia per il sistema energetico mondiale. Perché il Gnl, nonostante la narrazione mainstream voglia farlo passare per fonte “pulita” o quanto meno “di transizione”, è sinonimo di fonti fossili. Che sono a loro volta sinonimo di instabilità, fragilità, insicurezza. Prima l’aggressione della Russia all’Ucraina e poi quella di Stati Uniti e Israele all’Iran lo hanno mostrato oltre ogni ragionevole dubbio.

Puntare sul Gnl significa quindi procrastinare l’uscita da un sistema energetico basato sulle fossili, ma le banche continuano a farlo. Lo scorso anno le aziende del midstream (attive nel trasporto e stoccaggio dei combustibili fossili) con piani di espansione hanno infatti goduto di un profluvio di finanziamenti: 116 miliardi di dollari, +84% sull’anno precedente. Fra i maggiori finanziatori figurano JPMorgan Chase, Mitsubishi UFJ Financial, Mizuho Financial, Citigroup e Bank of America.

A livello globale, le tre maggiori beneficiarie individuali di finanziamenti sono state proprio società oil&gas del settore midstream, con Venture Global in testa. Il Gnl è risultato quindi il segmento in più rapida crescita, ma solo 5 delle 65 banche monitorate nel rapporto hanno politiche di esclusione (per giunta lacunose) dei finanziamenti per nuovi terminali di esportazione di Gnl.

In altre parole, per il Gnl in particolare e per l’industria fossile in generale i conflitti geopolitici sembrano vacche da mungere, quasi una sorta di business model, nonostante il loro portato di morte e distruzione. E poco importa dei cittadini, che si dannano fra inflazione galoppante e bollette alle stelle, e ovviamente del clima che va a rotoli. Pecunia non olet.

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