Nucleare, continua la saga senza fine dei reattori Epr francesi
I reattori Epr2 dovevano essere più semplici ed economici. Peccato che, per costruirli, Parigi debba mettere sul tavolo prestiti agevolati e prezzi garantiti
Dopo il fallimento economico dei reattori Epr, per rilanciare il nucleare francese Électricité de France (Edf) punta a costruirne una versione “semplificata”, l’Epr2, annunciata in pompa magna dal presidente Emmanuel Macron nel 2022. Il piano prevede tre coppie di reattori da costruire in siti già “nuclearizzati” (Penly, Gravelines e Bugey).
Sul piano di rilancio c’è stata una polemica frontale con la Cour des Comptes (CdC) in merito alla sostenibilità finanziaria sia del piano che della stessa Edf, gravata da un pesante debito e rinazionalizzata anche per questa ragione. Nel 2025 la CdC chiese e ottenne lo slittamento di tre anni del piano per la verifica della sua sostenibilità finanziaria, per cui il primo Epr2 dovrebbe entrare in funzione nel 2038.
I reattori Epr2 francesi potrebbero costare 26 miliardi di euro ciascuno
Come già in altri casi, la stima dei costi del piano è andata lievitando nel corso degli anni. L’ultima, risalente a dicembre 2025, era salita a 72,8 miliardi di euro (ai valori del 2020) a cui aggiungere i costi del finanziamento. Secondo Les Echos, l’aggiornamento ai valori attuali porta la cifra a 100 miliardi. A cui aggiungere 53,6 miliardi di oneri finanziari che Edf o lo Stato francese dovrebbero versare.
Se questa fosse effettivamente la cifra finale – e cioè se non ci saranno ulteriori ritardi significativi nella costruzione – si tratterebbe ai valori attuali di 26 miliardi di euro a reattore. Siccome la potenza prevista per gli Epr2 è la stessa di quella degli Epr – 1.630 MW netti, il reattore di maggior potenza mai costruito – possiamo dire che, almeno sul piano finanziario, siamo “punto e a capo”. La stessa CdC a gennaio 2025 stimava il costo complessivo dell’Epr di Flamanville a 23,7 miliardi di euro.
Infatti, il costo dell’elettricità degli Epr2 senza il supporto statale sarebbe a 226 euro a MWh, maggiore di quanto la CdC ha stimato per l’Epr di Flamanville: i costi reali del nuovo nucleare continuano a salire. E senza un pesante intervento pubblico, in un contesto di un’industria interamente nazionalizzata, i costi dell’elettricità sono del tutto abnormi.
Prestiti agevolati e prezzo garantito per finanziare gli Epr2
Per poter finanziare il piano, la Francia ha chiesto all’Unione europea il permesso – che suona tanto di “aiuto di Stato” – di poter prestare a Électricité de France il 60% della somma, da investire a un tasso agevolato fino a un tetto del 3%. E che gli interessi siano pagati dopo l’avvio dei reattori (che dovrebbero essere tutti in funzione agli inizi degli anni Quaranta).
Ha inoltre chiesto di poter dare un contratto per differenza a due vie da 100 euro al MWh (ai valori 2024 da indicizzare), un prezzo garantito all’elettricità prodotta dai reattori per ben quarant’anni, sui sessanta di vita utile previsti. I contratti per differenza a due vie prevedono che il produttore riceva il prezzo garantito se il mercato elettrico è al di sotto del valore. Se è al di sopra, deve restituire la differenza.
Va considerato che, oltre a questi primi sei Epr2 (per un totale di quasi 10 GW), il governo ha già annunciato un ulteriore piano per altri otto reattori per sostituire quella parte del parco nucleare ormai vecchia. Ciò significa che la stima dei costi è molto maggiore: secondo Greenpeace Francia, il totale può arrivare a oltre 400 miliardi di euro.
Il confronto tra i costi del nuovo nucleare francese e quelli del solare
Che la tecnologia nucleare dopo settant’anni di esistenza debba ricevere aiuti così consistenti, per poi chiedere un prezzo garantito il doppio di quello che oggi vale per il solare, è il segno di un fallimento storico. Peraltro, l’ultima asta in Germania per il solare+accumulo si è chiusa a 51,6€/MWh. In questo caso il contratto per differenza è a una via, quindi non direttamente confrontabile. Rimane comunque un riferimento significativo su come siano scesi i costi ai livelli in cui erano per il solo solare senza accumuli. Tutto questo, in un Paese che gode di un’insolazione media ben inferiore rispetto all’Italia.
I costi, sia del solare che degli accumuli, hanno mostrato finora una curva in discesa. Al contrario del nucleare: ogni Epr costruito o in costruzione ha segnato costi in crescita rispetto al precedente. E la versione semplificata degli Epr2 pare proseguire la strada verso costi abnormi e in crescita.




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