Un traguardo storico per la pace

Con oltre 50.000 firme la legge sulla difesa civile nonviolenta arriverà in Parlamento

La proposta di legge Un'altra difesa è possibile ha raggiunto 50mila firme e invita a continuare a firmare

La campagna “Un’altra difesa è possibile” ha raggiunto l’obiettivo delle 50mila firme necessarie per portare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta. Un traguardo raggiunto grazie a una mobilitazione corale e a una straordinaria accelerazione negli ultimi giorni di raccolta.

Si tratta di un risultato cruciale, fondamentale e storico: per la prima volta una proposta concreta e organica per costruire una difesa alternativa a quella armata (fondata su prevenzione dei conflitti, mediazione, diplomazia dal basso e cooperazione) potrà arrivare all’esame del Parlamento, per dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione.

La raccolta firme non si ferma

La Campagna conferma ufficialmente che sarà possibile sottoscrivere la proposta fino al 18 settembre compreso (entro le 23:59). Nei prossimi giorni le Reti promotrici provvederanno al deposito formale delle firme, occasione che servirà anche come momento di analisi del percorso collettivo della Campagna e indicazione dei “prossimi passi”. Andare ben oltre le 50mila firme richieste come quorum è importante, perché ogni sottoscrizione in più non è superflua: più alto sarà il numero, più forte sarà il mandato politico e il peso della proposta nel momento in cui sarà discussa in Parlamento. Un ampio consenso popolare rende più difficile ignorare o accantonare il tema e può confermare che la proposta di una difesa civile non armata e nonviolenta ha radici profonde nella società. Per questo l’appello a firmare e a far firmare anche in questi ultimi cinque giorni resta più essenziale che mai.

Il risultato raggiunto consegna alla Campagna e a tutto il movimento per la pace uno strumento concreto per mettere la difesa civile nonviolenta sul tavolo del confronto pubblico e istituzionale. Con la prospettiva delle Elezioni del 2027, la proposta rappresenta un banco di prova su cui chiamare a pronunciarsi le forze politiche: destinare risorse alla prevenzione dei conflitti, alla mediazione e alla cooperazione, invece che alla sola crescita della spesa militare, è una scelta di campo che riguarda il futuro del Paese.

Un traguardo per una comunità vastissima

Questo traguardo raggiunto (in maniera molto positiva) appartiene a una comunità vastissima. La campagna ringrazia pubblicamente le realtà locali di base e alle decine di coordinamenti territoriali che l’hanno sostenuta e a quanti hanno dato spazio alla proposta in numerosissimi eventi, festival e campeggi. Ringrazia anche le organizzazioni del terzo settore, gli enti di servizio civile e alle ONG che hanno affiancato l’iniziativa; le decine di Comuni, ai sindaci e ai consiglieri comunali che hanno approvato delibere a sostegno della difesa popolare nonviolenta e dei corpi civili di pace; le parrocchie, le case del popolo, i comitati territoriali e tutte le realtà che si sono aperte al confronto.

Un riconoscimento è inoltre indirizzato a quegli operatori dell’informazione che hanno avuto la sensibilità e la curiosità di dare voce alla campagna, e alle tante e ai tanti semplici cittadini che, con il passaparola personale o sui social, hanno contribuito a far circolare i contenuti e a invitare a firmare.

È doveroso ricordare che i mesi iniziali sono stati i più difficili: anche solo far passare la notizia dell’esistenza della Campagna “Un’altra difesa è possibile” non è stato semplice, anche a causa dello scarso spazio riservato al tema da gran parte dei media mainstream. Se oggi si può festeggiare la valanga di firme arrivate negli ultimi giorni è perché un lavoro paziente e capillare portato avanti da centinaia di attivisti e organizzazioni, spesso in maniera invisibile, ha preparato il terreno: le sottoscrizioni raccolte in poco tempo sono il frutto di mesi di impegno diffuso e ostinato. A tutte e a tutti va la più profonda gratitudine delle organizzazioni promotrici.

Le dichiarazioni delle reti promotrici

Mao Valpiana, Presidente del Movimento Nonviolento e coordinatore della campagna “Un’altra difesa è possibile”

«La proposta di legge sulla Difesa civile non armata e nonviolenta entra in Parlamento con la forza di una mobilitazione dal basso, che ha visto una straordinaria accelerazione negli ultimi giorni: una volontà collettiva di sostenere le istituzioni di pace, il disarmo e la nonviolenza. Ora l’obiettivo è portare sul tavolo della politica e nel dibattito nazionale il tema di un’altra difesa possibile, spostando fondi pubblici dalla preparazione della guerra alla costruzione della pace. Ringraziamo tutte le elettrici e tutti gli elettori che hanno messo la loro firma; gli attivisti che hanno raccolto consensi nei territori; i testimonial del mondo dell’arte, della cultura, della scienza, della politica e dell’informazione, che ci hanno messo la faccia; le associazioni, i circoli, le parrocchie e i gruppi che si sono mobilitati; ogni persona che, con il passaparola personale o sui social, ha riempito il vuoto d’informazione creato attorno alla nostra campagna».

Giulio Marcon, co-portavoce di Sbilanciamoci!

«Il raggiungimento delle 50mila firme per la difesa non armata – nonostante il silenzio del mondo dell’informazione su questa iniziativa in questi mesi – è un grande risultato: il segnale di una sensibilità diffusa nel nostro Paese contro la guerra e le spese militari. Ci aspettiamo ora che il Parlamento, invece di altre misure per il riarmo, discuta la proposta di legge e risponda alla domanda che sale dai cittadini e dalle cittadine: una difesa non armata per contribuire alla costruzione della pace.”

Laura Milani, Presidente della CNESC

«In questo momento storico, in cui si tende a normalizzare la guerra, a militarizzare la società e a far passare la corsa al riarmo come l’unica via per garantire la sicurezza, è un segnale straordinario che così tante persone abbiano voluto firmare per questa legge di iniziativa popolare. È un invito forte a un cambiamento di prospettiva sul modo di intendere la difesa e su come costruire vere politiche di pace. Per il Sistema di Servizio Civile, vedere applicata questa legge significherebbe poter valorizzare e rilanciare la finalità dell’istituto – la difesa civile non armata e nonviolenta della Patria – in coordinamento con i Vigili del fuoco, la Protezione Civile e i Corpi civili di Pace. Permetterebbe inoltre, attraverso gli strumenti dell’Istituto di ricerca per la pace e il disarmo e del finanziamento del 6×1000 dell’IRPEF, di costruire finalmente un sistema di difesa con mezzi civili, non armati e nonviolenti, degno delle sfide del tempo presente».

Alfio Nicotra, Coordinatore dell’Esecutivo di Rete Italiana Pace Disarmo

«Siamo pronti ad affrontare il confronto con il Parlamento e con l’opinione pubblica sul modello di difesa necessario per il nostro Paese. La nostra proposta di legge d’iniziativa popolare per una difesa civile, non armata, popolare e nonviolenta forte di oltre 50mila firme – arriva alle Camere prima della tanto annunciata “riforma Crosetto” dello strumento militare nazionale. Mentre il militarismo mostra su tutti i fronti il proprio fallimento, incapace di risolvere i conflitti e di dare sicurezza ai popoli, il movimento per la pace propone una difesa reale della nostra società e della nostra democrazia, fedele ai principi sanciti dagli articoli 11 e 52 della Costituzione.

Questo schieramento vasto e unitario, che ha fatto della nonviolenza e del disarmo il proprio manifesto politico, rappresenta una risorsa importante per la nostra democrazia. In tempi in cui il riarmo viene spacciato come unica soluzione alla guerra mondiale a pezzi, non era facile scrivere una pagina diversa. Invece l’abbiamo scritta, ed è per noi il primo passo nella direzione giusta».

Cosa prevede la proposta di legge

Il testo presentato da “Un’altra difesa è possibile” (campagna promossa dalla Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile, Sbilanciamoci e Rete Italiana Pace Disarmo) prevede l’istituzione di un Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio che metta a sistema strumenti già esistenti nell’ordinamento (Servizio Civile universale, Protezione Civile e Corpi Civili di Pace) sotto un’unica strategia orientata alla prevenzione. Prevede inoltre un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo e un Fondo nazionale dedicato, alimentato anche dai proventi dell’opzione fiscale del sei per mille dell’Irpef. Una risposta costituzionalmente fondata a un principio semplice: smettere di finanziare la guerra e iniziare, finalmente, a preparare la pace con mezzi coerenti.

In una fase segnata dalla crescita delle spese militari e dal moltiplicarsi dei venti di guerra, la campagna ha dimostrato che si può parlare di sicurezza in un altro modo, e che un’altra difesa (civile, non armata e nonviolenta!) è concretamente possibile.

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