Climate litigation, un «ecosistema» che non dev’essere sradicato
Quasi 250 nuove cause climatiche nel 2025, oltre 3.600 dal 1986. Ma cresce l'opposizione, a partire dagli Stati Uniti di Trump
“We will not be silenced” (non ci faremo zittire). Così titola il “Global trends in climate change litigation 2026 Snapshot report” che il Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment della London School of Economics ha presentato a fine giugno in un incontro inserito nella London Climate Action Week. Un rapporto che viene realizzato dal 2017 ed è riconosciuto come la risorsa forse più autorevole al mondo in materia.
Nel 2025 sono stati avviati quasi 250 nuovi contenziosi climatici. Per un totale di oltre 3.600 climate litigation a livello mondiale dal 1986 a oggi. Potentissima l’accelerazione negli ultimi dieci anni. Più di tre quarti dei casi, infatti, sono stati presentati a partire dal 2015, anno dello storico Accordo di Parigi. Che anche da questa prospettiva si conferma come il risultato probabilmente più significativo raggiunto in tutta l’era delle Cop.
Sebbene siano arrivate ai quattro angoli del Pianeta, il Paese in cui le climate litigation sono ancora largamente più diffuse restano gli Stati Uniti. Complessivamente nel Paese il totale delle climate litigation supera i 2mila casi, con più di 150 che si sono aggiunti nel 2025. Sono 62 i Paesi in cui sono state avviate cause climatiche nel mondo. E anche qui balza all’occhio la crescita prepotente dell’ultimo decennio, poiché dieci anni fa erano solo 17. I nuovi ingressi del 2025 sono stati Grenada, Guatemala, Kazakistan, Malesia, Singapore e Zambia.
Cause climatiche: maturità, espansione e innovazione
Diversi temi fondamentali caratterizzano lo sviluppo del settore. Innanzitutto il fenomeno è ormai maturo, riconosciuto come elemento della governance climatica globale. Lo si evince ad esempio dal fatto che gli obblighi degli Stati in materia di cambiamenti climatici sono visti sempre meno come scelte politiche e sempre più come doveri giuridici. Ma anche da come le cause climatiche coinvolgano ormai regolarmente le “apex courts”, i tribunali di più alto grado. Emblematici al riguardo i pareri consultivi (Advisory Opinion) emessi dal Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), della Corte interamericana dei diritti umani (Cidh). E, soprattutto, circa un anno fa, dalla Corte internazionale di giustizia (Cig). In arrivo anche quello della Corte africana dei diritti dell’uomo e dei popoli.
Sebbene maturo, sono forti le dinamiche che spingono nel senso dell’espansione e innovazione del fenomeno. Continua ad ampliarsi la cerchia degli attori coinvolti nei contenziosi, con una cinquantina di cause rivolte ad aziende dei settori energia, finanza, trasporti, immobiliare, beni di consumo. E oltre una quarantina che hanno invece preso di mira imprese statali e istituzioni finanziarie pubbliche, quali agenzie di credito all’esportazione o banche multilaterali di sviluppo. Nuovi tipi di azioni legali sono avviati da attori governativi e quasi-governativi sul rispetto di standard climatici in una vasta gamma di attività economiche. E sono arrivati anche casi di compagnie di assicurazione che citano i governi per recuperare perdite finanziarie legate ai cambiamenti climatici.
Casi green vs green e impatto delle sentenze climatiche
La complessità è un altro tema centrale. Basti dire che continuano a crescere i casi “green vs green” dove entrambe le parti in causa sono a favore dell’ambiente, ma privilegiano questioni diverse. Il classico esempio è il contenzioso in cui azioni per il clima e la decarbonizzazione sono contestati da chi è preoccupato dal loro impatto sulla biodiversità o la conservazione delle specie.
E poi ci sono l’impatto e implementazione. La legge ha dimostrato di poter essere uno strumento di cambiamento. Ma non è detto che una sentenza favorevole porti automaticamente a quel cambiamento, specie a livello politico. A tale scopo serve una volontà politica costante, un’adeguata applicazione delle norme e il monitoraggio attento della società civile sulle fasi del dopo-sentenza. Per converso, come molti casi hanno reso evidente, anche sentenze sfavorevoli riescono a produrre un impatto reale: sull’opinione pubblica, sulle politiche pubbliche e sulle strategie aziendali, sull’evoluzione giurisprudenziale e normativa. Nel panel di esperti che hanno commentato i risultati del report c’è chi ha definito le climate litigation uno strumento politico.
Il pushback contro le cause climatiche, da Trump alle Slapp
L’ultimo tema è il pushback, l’opposizione ai contenziosi per il clima che ha assunto le sembianze di una vera e propria reazione. Il suo principale esponente non è difficile da immaginare: Donald Trump, più volte citato nel rapporto. Non stupisce quindi che i casi anti-climate proliferino soprattutto negli Stati Uniti prendendo di mira iniziative climatiche statali e municipali. «Sotto l’attuale amministrazione – si legge nello studio –, il governo federale ha consolidato i risultati ottenuti dalla prima amministrazione Trump ed è diventato un querelante anti-climate sempre più attivo». Oltre alle azioni legali dirette, fra le “armi” che il pushback predilige ci sono gli interventi legislativi che mirano a ridurre lo spazio civico e giudiziario in cui operano gli attivisti e le Slapp (Strategic lawsuits against public participation) .
Il fenomeno climate litigation è ormai «un albero, un ecosistema», ha affermato nella presentazione Joana Setzer, professoressa associata presso il Grantham Research Institute. E le immagini che corredano il report lo raccontano effettivamente così. Con intrecci profondi, vasti e trasversali fra radici, rami e foglie, che lo stanno facendo crescere e diventare più robusto. Ma le forze del pushback sono potenti. Una delle questioni centrali per il futuro sarà dunque come far sì che quest’albero non si possa più sradicare. Innaffiarlo e prendersene cura, allora, sta a chiunque sia convinto che le climate litigation rappresentano oggi una delle vie maestre per la giustizia climatica e la lotta contro la crisi ambientale.




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