Retribuzione dei CEO: disuguaglianze inaccettabili. Tutte nero su bianco

La legge Usa che obbliga a rivelare i compensi degli amministratori delegati squarcia un velo sulle disparità. Che a Wall Street sono la regola

Di Corrado Fontana
tagli banconote dollari USA. CC0 Creative Commons da Pixabay.com

Una retribuzione annua da 1 dollaro, tondo tondo, per il CEO (cioè l’amministratore delegato) di Alphabet Inc., la holding che controlla il gigante Google. Ma se per questo vi sentite un po’ più ricchi, aspettate a brindare.

CEO di Google povero ricco

Perché il CEO Larry Page, dal 2004 e su sua richiesta, porta a casa solo un dollaro l’anno, senza ulteriori compensi o incentivi, garantisce Bloomberg.com. E però il co-fondatore del più grande operatore tra i motori di ricerca – e oggi attivo in decine di settori – ha ben altre fonti di ricchezza. Fonti provenienti dall’azienda per cui lavora, naturalmente, poiché ha una fortuna da 51 miliardi di dollari (!), che gli deriva in gran parte dalle sue partecipazioni nel gigante della Silicon Valley. La situazione è perciò – almeno formalmente – paradossale.

Il manager di massimo livello di una delle società più potenti e ricche del Pianeta ha un patrimonio paragonabile o superiore al Pil di Paesi come Bulgaria, Uruguay o Tunisia. E nel contempo percepisce una retribuzione con un rapporto sfavorevole (0,000005 a 1) rispetto a quella mediana rilevata considerando tutti gli altri dipendenti di Alphabet.

PIL per Paese in milioni di dollari – posizioni da 76 a 81 – Dati Banca mondiale

Questa proporzione è la cosiddetta CEO pay ratio, e si stabilisce tra la paga del Chief Executive Officer (che corrisponde al nostro “ad”, o amministratore delegato) e il valore mediano tra le retribuzioni dei dipendenti. Che per la società di Page, con oltre 80mila occupati, corrisponde a 197.274 dollari l’anno.

La retribuzione mediana è il punto esatto in cui metà dei lavoratori di una società guadagna di più, e metà guadagna di meno.

E per fortuna che a cancellare il paradosso formale di Page ci pensa proprio il CEO di Google, Sundar Pichai, che percepisce uno stipendio (salary) di circa 650mila dollari l’anno. Una cifra già ragguardevole ma che contribuisce solo in minima parte a formare i suoi compensi complessivi, che nel 2017 hanno sfiorato i 200 milioni di dollari. Ottenuti tramite stock options sulle azioni della compagnia.

Paghe, la disuguaglianza nero su bianco

Due casi, quelli di Page e Pichai, non certo isolati. Ed emersi in questo inizio d’anno a seguito dell’attuazione di una norma del 2015 contenuta nel Dodd-Frank Act americano. Una norma che impone alle compagnie quotate di comunicare alla SEC, cioè l’autorità di controllo sulla Borsa analoga alla nostra Consob, la CEO pay ratio.

E dalla diffusione dei calcoli sulle retribuzioni dei supermanger alla manifestazione palese di una sproporzione, prima reddituale e poi etica globale, il passo è stato breve.

Timothy Sloan, amministratore delegato di Wells Fargo, società di servizi finanziari già salita agli onori delle cronache durante la crisi dei mutui subprime e multata anche di recente per comportamento scorretto, riceve compensi 291 volte superiori a quello mediano della compagnia. Dan Schulman di PayPal 274 volte….

Rapporti inaccettabili che riguardano alcuni colossi della cosiddetta Bay Area di San Francisco, con lavoratori generalmente assai qualificati e ben pagati. E che si moltiplicano di molte volte per le società in cui il valore della mediana si abbassa. Con dati che non possono che far notizia.

Mohammad Abu-Ghazaleh, amministratore delegato del produttore e distributore di frutta e verdura Del Monte, ha rivelato di guadagnare 8,5 milioni di dollari. Una cifra piuttosto ridotta rispetto ad altri colleghi, e però superiore di 1.465 volte rispetto alla mediana della compagnia,  che corrisponde a soli 5.833 dollari.

Kevin Clark, CEO della sconosciuta Aptiv, società del settore ricambi per auto, denuncia una pay ratio di 2.526 a 1, e Jonas Prising, amministratore delegato della multinazionale del lavoro temporaneo Manpower, di 2.483 a 1.

La mediana dei CEO e le loro paghe eccessive

Mega-retribuzioni difficili da accettare, quindi, soprattutto laddove ci sono compagnie da migliaia di lavoratori (Del Monte ne ha circa 39mila) che invece ricevono salari di tutt’altro rilievo. E  in un quadro globale esplosivo rispetto ai temi del contrasto alle disuguaglianze.

Tanto più che la tendenza pare confermarsi.

Se infatti il calcolo della retribuzione mediana viene fatto non sulle paghe di tutti i dipendenti ma solo su quella dei CEO, ci si accorge che il valore del 2016 è stato superato l’anno successivo. Da 15 milioni di dollari si è passati a 15,7, con un aumento medio salariale per gli amministratori delegati del 6%. Il dato emerge dal rapporto Equilar 100, che considera gli Ad delle 100 compagnie col maggior fatturato. Con un trend che non disturba solo gli attivisti per l’equità socioeconomica, ma comincia a infastidire anche qualche azionista.

Remunerazioni slegate dalle performance

A sottolinearlo è una classifica dei top manager strapagati delle cinquecento aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione (S&P 500) pubblicata dall’organizzazione non profit As You Sow, che promuove “la responsabilità sociale e ambientale attraverso la difesa degli azionisti“. E che denuncia il peso eccessivo dei compensi dei CEO, percepiti anche quando la performance delle compagnie da loro condotte non è altrettanto positiva.

In una delle classifiche di As Sou Sow si stima quanta parte della retribuzione del CEO, rispetto a vari parametri, risulti in eccesso. E guarda caso proprio la “paghetta” di Pichai, amministratore delegato di Google, occupa la prima posizione. Tutto torna, insomma, almeno per qualcuno.

 

 

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