Finanza sostenibile, si allarga il confronto sulla revisione del regolamento Sfdr

La Commissione riscrive le regole della finanza Esg, il Parlamento chiede la linea dura sul greenwashing. Ma c’è anche chi vuole salvare l’oil&gas

Il Parlamento europeo si è espresso sulla revisione del regolamento Sfdr © O Kemppainen/iStockPhoto

Cambia tutto per la finanza sostenibile in Europa. Lo scorso novembre la Commissione europea ha dato il via a un processo di revisione del regolamento Sfdr (Sustainable finance disclosure regulation), quello che a partire dal 2021 impone agli operatori finanziari di rendere note le informazioni sul profilo di sostenibilità dei loro prodotti. Il Parlamento europeo coglie la palla al balzo per tentare di imporre una stretta più incisiva al greenwashing. Ma la Francia, nel frattempo, si muove per non scontentare le compagnie petrolifere.

La revisione del regolamento Sfdr proposta dalla Commissione europea

A detta della Commissione, il principale punto debole del sistema vigente sta nel fatto che gli articoli 6, 8 e 9, concepiti inizialmente come obblighi informativi dei fondi, sono stati impropriamente tradotti in etichette commerciali. La proposta di revisione del regolamento Sfdr, quindi, abbandona questo sistema e introduce tre nuove categorie. I prodotti finanziari sostenibili si pongono obiettivi di sostenibilità, quelli di transizione investono in attività impegnate in un percorso credibile di miglioramento, mentre gli Esg basics integrano criteri ambientali, sociali e di governance senza potersi qualificare per le prime due categorie.

L’adesione è volontaria e richiede, tra le altre cose, che almeno il 70% degli investimenti sia coerente con la strategia dichiarata. Un impianto che può funzionare secondo il Forum per la finanza sostenibile, che valuta positivamente soprattutto le esclusioni più rigorose rispetto al passato. I prodotti finanziari sostenibili e di transizione, infatti, secondo la bozza non possono investire in aziende che espandono l’estrazione di combustibili fossili. Agli Esg basics invece è precluso solo il carbone. Il Forum chiede anche di disciplinare in modo più severo il marketing, riservando l’uso di termini come “sostenibile” esclusivamente ai prodotti che rientrano nella relativa categoria.

Altri aspetti della revisione del regolamento Sfdr, al contrario, destano preoccupazione nel Forum per la finanza sostenibile. La Commissione propone infatti di eliminare gli obblighi di trasparenza sui Principal Adverse Impacts (Pai) a livello di società di gestione. I Pai sono indicatori che misurano gli effetti negativi che gli investimenti comportano su fattori ambientali e sociali, dalle emissioni di CO2 alle violazioni dei diritti umani. Rimuoverli, secondo il Forum, significa privarsi di «uno strumento chiave per fornire una visione completa e trasparente del percorso di sostenibilità di un’organizzazione».

Il Parlamento europeo vuole regole più severe per i fondi sostenibili

Proprio sui Pai interviene il Parlamento europeo che, nella bozza di revisione firmata dal rapporteur Gerben-Jan Gerbrandy, propone di introdurre un nucleo di indicatori obbligatori per i fondi che vogliono rientrare nelle tre nuove categorie. L’obiettivo è far sì che sia più semplice confrontare tra di loro i prodotti e comprendere se gli investimenti hanno impatti negativi e quali. A questi si aggiungerebbero ulteriori Pai specifici per il singolo prodotto. Eurosif, il Forum europeo per la finanza sostenibile, accoglie positivamente questo avanzamento.

Eurosif apprezza anche la stretta sulla categoria Esg Basics. La bozza del Parlamento fa infatti un passo in più rispetto a quella della Commissione, perché prevede che tali fondi escludano almeno il 20% degli investimenti con le peggiori performance di sostenibilità. Così facendo, evita che riescano a qualificarsi come Esg prodotti che si limitano a integrare criteri ambientali e sociali in modo marginale.

Positiva, secondo Eurosif, anche l’eliminazione del cosiddetto safe harbour per i fondi che replicano benchmark climatici europei come i Paris-Aligned Benchmark o i Climate Transition Benchmark. Nella proposta della Commissione questi prodotti potevano beneficiare automaticamente di alcuni requisiti previsti dalle nuove categorie. Il Parlamento preferisce invece che siano sottoposti alle stesse regole degli altri.

La stretta del Parlamento contro il greenwashing (ma per Eurosif non basta)

Al netto degli aspetti tecnici, le modifiche proposte dal Parlamento europeo alla revisione del regolamento Sfdr vanno in una direzione chiara: contrastare il greenwashing. Il testo prevede infatti di introdurre un disclaimer obbligatorio per i prodotti che, pur non rientrando nelle nuove categorie, continuano a richiamare elementi di sostenibilità nella documentazione commerciale. In pratica, dovranno dichiarare esplicitamente che non soddisfano gli standard europei previsti per i fondi sostenibili. La bozza rafforza inoltre gli obblighi di trasparenza sulle attività di engagement, imponendo ai gestori di spiegare come dialogano con le società partecipate per promuovere obiettivi di sostenibilità. Se non lo fanno, devono mettere nero su bianco il motivo.

Secondo Eurosif, il testo – per quanto più severo di quello della Commissione – ha comunque dei punti deboli. L’associazione sostiene innanzitutto che le regole siano state pensate soprattutto per i fondi tradizionali e debbano essere adattate meglio ad altre tipologie di investimento, come il private equity, il real estate e il debito sovrano. Inoltre, critica la mancata reintroduzione del principio Do No Significant Harm (Dnsh), che impone di verificare che un investimento non produca danni significativi ad altri obiettivi ambientali o sociali, e l’assenza di garanzie minime comuni in materia sociale e di governance. L’associazione chiede infine di mantenere alcune informazioni a livello di società di gestione, seppur in forma semplificata.

Intanto la Francia prova a salvare le fossili dalla revisione del regolamento Sfdr

La posizione del Parlamento non è ancora definitiva. Dopo il passaggio in commissione Econ e il voto previsto per metà luglio, inizierà il confronto con il Consiglio dell’Unione europea, espressione degli Stati membri. Serviranno ancora mesi perché entrambe le istituzioni definiscano le rispettive posizioni e inizino i negoziati (triloghi) con la Commissione, e non è da escludere che il testo finale sia molto diverso da queste prime ipotesi. Anche perché alcuni governi stanno già spingendo per criteri più flessibili.

È il caso della Francia che, stando a quanto appreso dall’agenzia Bloomberg, chiede che i fondi “di transizione” possano detenere anche titoli di società del carbone, del petrolio e del gas, purché abbiano adottato strategie di riduzione delle emissioni di gas serra. Il problema è che tali strategie riguarderebbero soltanto le emissioni dirette e quelle legate all’energia acquistata (Scope 1 e 2). Non quelle dovute all’uso dei combustibili fossili, cioè l’assoluta maggioranza. Una flessibilità che finirebbe per agevolare i colossi oil&gas.

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