Se in dieci anni nulla è cambiato, noi cambiamo Valori

A dieci anni dallo scoppio della crisi poco o nulla è cambiato. Noi cambiamo Valori per farne uno strumento per capire la finanza e agire.

Di Andrea Baranes

La peggiore crisi finanziaria della storia recente esplodeva esattamente dieci anni fa. Mentre si rincorrevano notizie su disastri e crolli di banche e mercati, praticamente tutti concordavano sul fatto che sarebbe stato necessario attuare una profonda riforma dell’intero sistema. Un decennio dopo, poco o nulla è cambiato. Alcune delle principali reti europee hanno lanciato una riflessione per interrogarsi sui motivi di questo fallimento. Uno dei principali riguarda la mancanza di consapevolezza e di impegno del grande pubblico. Un’assenza legata alla difficoltà nel comunicare certi temi. In massima parte la finanza rimane una “materia per esperti”. Malgrado il fatto che quasi tutti usino i servizi finanziari, e malgrado gli impatti che ha sulle nostre vite, la maggior parte delle persone continua a essere totalmente digiuna di finanza.

Le notizie che “bucano” si riferiscono quasi sempre al singolo scandalo, ma non riescono poi a provocare una riflessione più ampia sui meccanismi a monte, né tantomeno a innescare un cambiamento. Così i Panama papers arrivano sulle prime pagine dei giornali, ma il dibattito sui paradisi fiscali rimane confinato in ambiti accademici; esce la notizia sullo speculatore che si accaparra un brevetto per moltiplicare per mille il prezzo di un farmaco, ma non si rimette in discussione la ricerca esasperata del massimo profitto nel minore tempo possibile; si parla dei casi di Banca Etruria, delle popolari venete o di MPS, ma non nasce un dibattito ampio sulla funzione sociale della finanza o sulle necessarie riforme del sistema bancario; e l’elenco potrebbe continuare.

Nello stesso momento, sia il mondo dell’informazione sia quello finanziario sono caratterizzati da una velocità crescente. La velocità degli algoritmi che speculano sui prezzi dei titoli o delle materie prime, e la velocità dei social che trasformano il nostro modo di capire e interpretare il mondo. Anche la riflessione su questa complessità ha portato a considerare la necessità di dare una nuova veste a Valori. In questi anni abbiamo provato a spiegare e raccontare l’economia e la finanza, tenendo insieme un linguaggio semplice e un’analisi rigorosa. È oggi necessario capire come cavalcare e anticipare le sfide del prossimo futuro. Chi poteva immaginare le trasformazioni degli ultimi anni? Chi può ipotizzare come sarà il mondo finanziario in quelli a venire?

Dieci anni fa non stava unicamente esplodendo la bolla dei subprime. Veniva anche pubblicato l’articolo, a firma di Satoshi Nakamoto, in cui per la prima volta si parlava di blockchain. Il Bitcoin veniva creato all’inizio dell’anno successivo. Meno di un decennio fa. Oggi tutti ne parlano – anche per il rischio di una gigantesca bolla – mentre nuove criptovalute nascono quasi quotidianamente. Analogamente, i giganti del web hanno iniziato a offrire servizi creditizi e di intermediazione finanziaria. Le grandi banche che fino a ieri sembravano istituzioni praticamente intoccabili potrebbero dovere fronteggiare la concorrenza di aziende che contano un miliardo di utenti o più. Solo due esempi per chiarire la rapidità delle trasformazioni in corso e come servano strumenti nuovi di comunicazione e di informazione per leggere e interpretare l’attualità.

Per la Fondazione Finanza Etica, le motivazioni per un rilancio digitale di Valori sono anche altre. Con uno slogan, la creazione di un “hub” editoriale è essenziale per unire protesta e proposta. Per cambiare le cose dobbiamo agire da diversi punti di vista. Dall’alto, occorre cambiare le regole che guidano la finanza internazionale. Dal basso serve una riflessione sull’uso del nostro denaro e su come questo possa avere impatti tanto positivi quanto negativi, a seconda di come e dove viene incanalato, tramite la finanza, nei circuiti economici. In altre parole, il nostro compito è sempre più tenere insieme l’analisi su cosa non funziona con le esperienze di modelli alternativi, come quello della finanza etica.

Per questo bisogna essere in grado di fornire nuove chiavi di lettura per permettere ai cittadini non solo di informarsi, ma di intraprendere un percorso di educazione critica alla finanza. È questo l’obiettivo e la sfida di Valori. Perché in ambito finanziario, se servono nuove regole e nuovi modelli, il più importante passo per cambiare le cose parte da ognuno di noi, e riguarda prima di tutto il piano culturale. La speranza è che il nuovo Valori possa dare un contributo proprio in questa direzione.

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