Lavorare a ritmo di vita: Sloworking è la rivoluzione lenta partita dalla Brianza
Nato da tre donne che avevano lasciato il lavoro dipendente, Sloworking oggi è un movimento che porta la lentezza dentro aziende e università
Tutto è cominciato da un gruppo di acquisto solidale. Cinque donne in Brianza, tutte neomamme, tutte con lo stesso problema: un lavoro dipendente incompatibile con la vita. Per alcune si era trattato di vero e proprio mobbing post-maternità, per altre semplicemente di ritmi insostenibili. Si sono guardate intorno e si sono poste una domanda che oggi sembra ovvia ma dieci anni fa, nella cultura produttivista brianzola, era quasi provocatoria: è possibile che nessuno si interroghi sul modo in cui lavoriamo?
Da quella domanda è nato Sloworking. L’ispirazione veniva da Slow Food: se si può applicare la lentezza consapevole alla produzione alimentare, perché non al lavoro? Nel 2014, con un prestito di 25mila euro da Banca Etica, le fondatrici – rimaste in tre – hanno aperto il primo spazio di coworking. «Sulla carta era un investimento rischioso», racconta la fondatrice Vanessa Trapani «ma quel debito è stato ripagato con puntualità, e Sloworking è cresciuta con un’idea di crescita non esponenziale ma sostenibile, come la sua filosofia».

Sloworking, da spazio privato a coworking civico
Il salto è arrivato nel 2018, quando l’associazione ha vinto un bando pubblico per gestire uno spazio del Comune di Vimercate. Da coworking privato a coworking civico: un luogo di proprietà pubblica gestito da un ente del terzo settore, senza costi d’affitto fissi ma con l’impegno di generare innovazione sociale sui temi del lavoro. Un modello, ancora raro in Italia, che in letteratura viene chiamato welfare coworking.
Lo spazio è un open space luminoso con postazioni accessoriate, sala break, sale riunioni, ma soprattutto è il cuore di una comunità. Oggi Sloworking conta oltre 400 tesserati e un centinaio di soci attivi. Non tutti usano il coworking: molti partecipano alla vita associativa, alle formazioni, agli eventi. I coworker, invece, sono un mix che riflette i cambiamenti del mondo del lavoro: freelance, micro-imprenditori, ma anche – fenomeno esploso con il Covid – smart worker, dipendenti di aziende che scelgono di non lavorare da casa ma in una comunità.
C’è un dato interessante sull’evoluzione della composizione: nata come realtà interamente femminile, oggi metà dei coworker sono uomini. Il 90% dei soci, tuttavia, resta donna. «Siamo partite con un messaggio molto forte di genere, legato al nostro vissuto», spiega Trapani. «Negli anni, il tema della conciliazione si è allargato: non più solo donne, non più solo genitori, ma benessere organizzativo in senso ampio».

Dalla Bicocca alle aziende: quando la lentezza diventa materia di studio
Quello che dieci anni fa era considerato ridicolo – parlare di lentezza sul lavoro – oggi è oggetto di corsi universitari. Sloworking tiene regolarmente seminari all’università Bicocca (nel corso di sociologia delle organizzazioni) e collabora a progetti di ricerca con l’università Cattolica (in psicologia delle organizzazioni). Sull’esperienza dell’associazione sono state scritte tre tesi di laurea e una tesi di dottorato e diversi articoli accademici, pubblicati anche su riviste internazionali.
In parallelo, è cresciuto il lavoro con le aziende: webinar, formazioni, facilitazioni sul benessere organizzativo. E i percorsi nelle scuole superiori, con attività su stereotipi di genere e orientamento al lavoro. L’associazione è diventata un interlocutore riconosciuto su temi che nel frattempo sono entrati nel dibattito pubblico: la settimana corta, il lavoro da remoto, il diritto alla disconnessione, la critica al produttivismo come senso unico della vita.
«Nel frattempo sono arrivate le ultime generazioni al lavoro», osserva Trapani, «e sono le prime che portano una critica esplicita alla corsa. Quello che diciamo non è più così assurdo. È compreso, è accettato. Forse è ancora poco praticato».

© Sloworking
Il 26 marzo il festival “Altri Tempi”
Il momento di sintesi di tutto questo lavoro è lo Sloworking Day, il festival del lavoro a ritmo di vita. La seconda edizione si terrà il 26 marzo 2026 a Vimercate, con il titolo “Altri Tempi”: un’intera giornata diffusa tra la Biblioteca Civica, il Centro Santa Marta, il MUST – Museo del Territorio, il Parco Sottocasa e il Bar La Locomotiva.
Il tema di quest’anno è il tempo – e i tempi – declinato attraverso il dialogo intergenerazionale. La mattina si apre con uno spettacolo di improvvisazione teatrale partecipata (“Tieni il tempo!”) e prosegue con due tavole rotonde. La prima si focalizza su come restituire tempo alla cura, alla cultura e alla comunità, con voci dal mondo dell’impresa e della ricerca. La seconda, intitolata “Ai miei tempi…”, mette a confronto generazioni diverse sulla trasformazione del lavoro, con la partecipazione tra gli altri di una studentessa presidente di Junior Enterprise, un presidente di Lavoro Over 40 e una ricercatrice sui Neet.
Il pomeriggio è dedicato ai “Convivia”, laboratori in piccoli gruppi su temi come l’occupabilità, il design biofilico degli spazi di lavoro, il benessere digitale. Segue una passeggiata lenta nel centro di Vimercate, in collaborazione con Campsirago Residenza, e una visita al museo del territorio.
La giornata si chiude con la Slow Hour, un aperitivo letterario in cui Alessandro Sahebi presenta il suo libro “Questione di classe” (Mondadori), in dialogo con Claudia Vago, project manager di Valori.it. Un incontro sul significato del lavoro nelle società contemporanee e su quel «legame con il futuro» che, secondo Sahebi, è ciò che oggi manca di più.
Sloworking, un movimento culturale che guarda ben oltre la Brianza
Sloworking è nata da un bisogno personale – tre madri che cercavano un modo per continuare a lavorare – e si è trasformata in un movimento culturale che oggi parla a imprese, università, scuole e istituzioni. La sua storia racconta qualcosa sul futuro del lavoro che va oltre la Brianza: il ripensamento dei ritmi produttivi non è un lusso né un capriccio generazionale, ma una necessità che attraversa tutte le età e tutte le forme di lavoro. E che, come ogni cambiamento profondo, ha bisogno di spazi (fisici e mentali) in cui prendere forma. Quello di Vimercate, in via Cavour 74, è uno di questi.




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