Conflitto di interessi a Bruxelles: l’inviato UE per l’IA guida il consiglio di sorveglianza di Siemens
Corporate Europe Observatory denuncia il conflitto: Snabe detiene ancora quote in Google Cloud e C3.ai per oltre 4 milioni di dollari
In breve
- La Commissione europea ha nominato Jim Hagemann Snabe inviato speciale per l’IA industriale, mentre continua a presiedere il consiglio di sorveglianza di Siemens.
- Snabe detiene ancora quote per oltre 4 milioni di dollari in Google Cloud e C3.ai, e siede nei board di Bloom Energy e Temasek.
- Quattro organizzazioni per la trasparenza, tra cui Corporate Europe Observatory, chiedono a von der Leyen di revocare la nomina.
Il 3 giugno 2026 la Commissione europea ha presentato il suo atteso pacchetto sulla sovranità tecnologica, nato – almeno sulla carta – per ridurre la dipendenza dell’Unione dai colossi del digitale. Dentro quel pacchetto, quasi in sordina, c’è una nomina che fa discutere: si tratta di Jim Hagemann Snabe, indicato come nuovo consigliere speciale per l’intelligenza artificiale industriale. Come documenta l’organizzazione Corporate Europe Observatory in un’analisi pubblicata originariamente da Tagesspiegel ed EUobserver, è difficile immaginare un conflitto d’interessi più clamoroso.
Snabe, infatti, continuerà a presiedere il consiglio di sorveglianza di Siemens, gruppo con un peso rilevante nel mercato dell’IA e con un’intensa attività di lobbying sulle istituzioni europee. Non solo: fino a poche settimane fa sedeva nei comitati consultivi di Google Cloud e della statunitense C3.ai, di cui detiene ancora azioni per un valore superiore ai 4 milioni di dollari. Oltre a partecipazioni in numerose altre società del settore digitale.
Il conflitto d’interessi dietro la deregolamentazione Ue
La nomina non arriva in un vuoto politico. Da quando si è insediata, la seconda Commissione von der Leyen ha smontato pezzo dopo pezzo l’impianto di regole digitali, sociali e ambientali costruito negli anni precedenti. Per mesi l’operazione è rimasta nascosta dietro un linguaggio tecnocratico e nebuloso, finché la presidente non ha detto le cose come stanno: «Siamo tutti d’accordo, serve semplificazione, serve deregolamentazione».
A dettare i tempi, denuncia Corporate Europe, sono stati gli interessi industriali. Quasi il 70% degli incontri della Commissione si è svolto con aziende o associazioni di categoria. Una quota fuori scala rispetto al passato. Il “Digital Omnibus”, il pacchetto legislativo presentato dalla Commissione europea il 19 novembre 2025 per “semplificare” l’insieme delle regole digitali dell’UE, va nella stessa direzione: annacquare le regole su intelligenza artificiale e protezione dei dati. E sul fronte antitrust la presidente si è spinta a intervenire in prima persona per rinviare una multa a Google. Michael McNamara, eurodeputato liberale ed ex relatore sull’AI Omnibus, l’ha liquidata così: una Commissione ormai ridotta a «pallida imitazione della Casa Bianca di Trump».
Come Siemens ha costruito la sua impronta a Bruxelles
Siemens esercita da tempo un’influenza notevole sulle politiche europee: almeno 3,5 milioni di euro l’anno in lobbying e più di un incontro ogni due settimane con la Commissione. A giugno scorso, insieme ad altri sei amministratori delegati del tech europeo, ha concordato con von der Leyen di vedersi ogni tre mesi.
E quell’accesso l’azienda lo usa per ottenere risultati concreti. Nelle settimane scorse Siemens ha fatto pressione per indebolire l’AI Act, puntando a esentare i propri prodotti dalla normativa. La leva è la categoria dei sistemi “ad alto rischio”, quelli sottoposti agli obblighi più severi: Siemens ha spinto per rimuovere le regole settoriali che vi rientrano, sostenendo che si sovrappongono ad altre normative. La battaglia ha trovato una sponda politica nel cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ad aprile ha rivendicato la volontà di «alleggerire il carico regolatorio» sull’IA industriale: la Germania ha spinto in Consiglio e, alla fine, l’IA industriale ha ottenuto la sua esenzione.
Perché quelle tutele contino lo dice un solo esempio: un’inchiesta premiata dallo European Press Prize ha rivelato come un sistema di IA usato negli ospedali spagnoli per riconoscere forme letali di tumore alla pelle sbagliasse in oltre il 30 per cento dei casi. È l’alto rischio che le regole settoriali servono a presidiare e che l’industria vorrebbe alleggerire.
La lettera delle Ong che chiede la revoca di Snabe
Il 10 giugno quattro organizzazioni – Corporate Europe Observatory, Transparency International EU, LobbyControl e The Good Lobby – hanno inviato alla Commissione una lettera chiedendo la revoca della nomina. Il testo richiama le regole sui consiglieri speciali e l’articolo 11 dello Statuto dei funzionari, che vieta di trattare questioni in cui esistano interessi personali, familiari o finanziari tali da comprometterne l’indipendenza.
La lettera elenca conflitti che vanno oltre Siemens. Snabe ha sospeso – ma non lasciato – i ruoli in Google Cloud e C3.ai, di cui possiede ancora, secondo i documenti depositati alla Sec, azioni per oltre 4 milioni di dollari. Siede inoltre nel consiglio di Bloom Energy, che fornisce generazione elettrica ai data center – proprio l’infrastruttura IA al centro del suo mandato, fanno notare le organizzazioni – e nel board del fondo sovrano Temasek Holdings, che investe in Amazon, Nvidia, Tencent e Alibaba. Sui distacchi da queste due cariche la comunicazione della Commissione tace.
La conclusione delle quattro organizzazioni è netta: nessuna garanzia, per quanto stringente, può neutralizzare un simile groviglio di interessi. «Con una delle maggiori aziende europee ora seduta in un ufficio del Berlaymont (la sede della Commissione europea, nda) – scrive Corporate Europe – una linea è stata varcata». La richiesta è una sola: che Ursula von der Leyen revochi la nomina di Jim Hagemann Snabe.




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