Mamma mia… l’Europa sta perdendo anche la Svezia

Domenica 9 si vota e Stoccolma vede nero: estrema destra ai massimi storici, la corona giù come ai tempi della crisi. Una "Swexit" non è più impensabile

Matteo Cavallito
(Chiediamo scusa a)gli ABBA, icona svedese per eccellenza. Lo sfondo nero sembra un'allegoria dell'attuale scenario politico. Foto: Anders Hanser Attribution 3.0 non transposé (CC BY 3.0)
Matteo Cavallito
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L’Europa scopre un nuovo ventre molle collocato in uno dei luoghi più insospettabili del Continente: la sempre più instabile Svezia. Fuori dall’Eurozona ma entro i confini dell’Unione, Stoccolma vive giorni tempestosi tra incubi elettorali e tumulti finanziari.

“Colpa” dei mercati, ovviamente, che pure in questi casi di colpe ne hanno assai poche, limitandosi, come fanno, a reagire a stimoli che sarebbe assurdo ignorare. Alla vigilia di una delle elezioni più incerte della storia svedese, la valuta nazionale prosegue la sua corsa al ribasso. I sondaggi elettorali intanto attribuiscono un forte consenso ai Democratici Svedesi (Sverigedemokraterna), gli anti europeisti di estrema destra. Le urne per eleggere i nuovi membri del Riksdag, il Parlamento svedese, si apriranno domenica 9. E la paura cresce.

Corona ai minimi

Nei primi giorni di settembre, la corona svedese viaggia a quota 0,095 nel cambio con la moneta unica (ci vogliono 10,5 corone per acquistare 1 euro), oltre il 7% in meno rispetto al dato di dodici mesi prima. I valori registrati in estate sono i peggiori dal 2009, ovvero dai tempi della crisi. Non va meglio, va da sé, in rapporto al dollaro, complice il prolungato apprezzamento della moneta USA.

Confronto Corona Svedese - Dollaro
Confronto Corona Svedese – Dollaro. FONTE: tradingeconomics.com

Il 6 settembre, la Banca Centrale ha annunciato l’intenzione di mantenere i tassi invariati per lo meno fino a dicembre. Il costo del denaro è in territorio negativo (-0,5%) dal 2015 ma l’inflazione, prezzi dell’energia a parte, resta moderata. La decisione dell’istituto ha avuto un effetto immediato sul mercato valutario alimentando un ulteriore deprezzamento della valuta. Nel frattempo l’incertezza politica continua a rappresentare una minaccia.

Sondaggi: estrema destra secondo partito

La media dei sondaggi di agosto conferma i socialdemocratici di Stefan Löfven nel ruolo di primo partito sebbene con un forte calo di voti rispetto alle precedenti elezioni; l’estrema destra guidata dal suo leader Jimmie Åkesson, al contrario, è ai massimi storici e potrebbe diventare la seconda forza politica mentre i democristiani, al 4,4%, rischiano addirittura di restare fuori dal Parlamento (la soglia di ingresso è fissata al 4%) complicando ulteriormente gli equilibri. «Una crescita significativa dei consensi consoliderebbe la posizione dei Democratici Svedesi come ago della bilancia in grado di bloccare le riforme e l’approvazione delle leggi finanziarie» ha scritto Bloomberg sottolineando le analogie con l’Italia e la sua coalizione giallo-verde «che agita i sentimenti degli investitori».

Una manifestazione dei Democratici Svedesi. Per il partito di estrema destra i consensi sono ai massimi storici. Foto: Frankie Fouganthin Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

Ombre nere sulla Svezia

Negli ultimi tempi, Åkesson ha cercato di prendere le distanze dalle componenti più radicali ma tra i candidati del suo partito non mancano controversi esponenti caratterizzati da forti legami con l’ambiente neonazista. Nessuna forza politica, al momento, sembra disposta a dialogare con i nazionalisti anche se Bloomberg, in un’analisi pubblicata a fine agosto, non ha escluso l’ipotesi che la Svezia possa ritrovarsi con un governo di minoranza guidato dai conservatori con l’appoggio esterno dell’estrema destra.

Jimmie Åkesson, leader di Sverigedemokraterna, è favorevole all’uscita della Svezia dalla UE. Foto: Frankie Fouganthin Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

Swexit?

Sverigedemokraterna ha invocato un referendum sulla permanenza della Svezia nella UE, già definita dal suo segretario “una vasta rete di corruzione”. L’addio a Bruxelles, tuttavia, resta altamente improbabile. Secondo un’indagine condotta ad aprile dal SOM Institute dell’Università di Goteborg, la quota degli svedesi dichiaratamente favorevoli alla Swexit si attesterebbe al 18%, la percentuale più bassa dall’inizio delle rilevazioni. Ma pur escludendo lo scenario peggiore, non v’è dubbio sul fatto che la forte ascesa degli estremisti a Stoccolma darebbe un ulteriore colpo alla stabilità del Continente, gettando altra benzina sul fuoco dell’euroscetticismo. Tanto per cambiare.