Dietro gli enormi profitti di TotalEnergies c’è anche il trading di petrolio e gas

Quando si pensa alle compagnie petrolifere si immaginano pozzi, raffinerie e petroliere. Una parte crescente dei profitti però nasce altrove

I profitti di TotalEnergies arrivano anche dal trading di petrolio e gas © JHVEPhoto/iStockPhoto

I rapporti tra petrolio e finanza sono sempre stati particolarmente stretti. Da un lato i giganteschi finanziamenti garantiti all’industria dei combustibili fossili, ed esaminati dal rapporto Banking on Climate Chaos. Dall’altro il reinvestimento dei proventi del petrolio in attività finanziarie. Un tempo si parlava dei Petroldollari, espressione coniata negli anni ’70 del secolo scorso per indicare le enormi risorse a disposizione dei Paesi esportatori di greggio che inondavano l’economia mondiale.

Oggi sono però i legami sono anche altri, e più complessi. Sempre più spesso le compagnie petrolifere si lanciano in attività di trading, ovvero nell’acquisto e vendita di petrolio e gas sui mercati finanziari di tutto il mondo. E non parliamo di briciole o attività marginali, anzi. Secondo una recente inchiesta dell’Observatoire des multinationales, «i profitti generati dalle filiali di TotalEnergies attive nel trading di petrolio e gas rappresentano, a seconda degli anni, dal 40% all’80% dei dividendi versati alla casa madre del gruppo».

Oltre alla gigantesca mole di profitti generati, un motivo fondamentale è anche quello fiscale. Sempre secondo l’inchiesta, «queste filiali altamente redditizie hanno sede a Singapore, in Svizzera e nel Regno Unito, dove TotalEnergies produce poco o nessun idrocarburo, ma dove beneficiano di regimi fiscali molto favorevoli».

Perché l’incertezza gioca a favore delle compagnie petrolifere

Come quasi sempre avviene in ambito finanziario, l’incertezza attuale gioca a loro favore. Nel primo trimestre 2026, con il prosieguo della guerra in Iran e del blocco dello Stretto di Hormuz, TotalEnergies e la maggior parte delle altre major petrolifere hanno annunciato profitti da record. Questi ultimi non sembrano derivare da un incremento della produzione. Ma nemmeno da una crescita dei costi o dei ricavi di funzionamento, né da particolari innovazioni tecnologiche o da altri fattori produttivi. Anzi. Incertezze nella produzione e nel commercio, petroliere bloccate, tensioni internazionali non dovrebbero forse andare contro gli interessi di queste imprese?

Cosa succede è presto detto. Le crescenti tensioni internazionali significano incertezza. Incertezza che si traduce in prezzi dei combustibili fossili che variano molto, e molto velocemente. Prezzi che variano molto significa maggiori opportunità di comprare a un prezzo e vendere poco dopo a uno molto diverso. È la definizione stessa di profitti da attività speculativa.

Riassumendo, profitti giganteschi che non sono legati all’attività tipica – per non dire all’“economia reale” – ma al trading del petrolio e del gas sui mercati finanziari. Il tutto condito dalla possibilità di realizzare tali profitti in giurisdizioni “compiacenti” dal punto di vista fiscale.

Profitti del trading e tasse, il ruolo delle filiali estere di TotalEnergies

In Francia si sono levate diverse voci circa le poche tasse pagate dalla capogruppo. TotalEnergies si è sempre difesa dicendo che paga le tasse dove realizza profitti, ovvero in massima parte nei Paesi dove estrae gas e petrolio e non in Francia, dove si trovano principalmente le raffinerie che lavorano spesso in perdita.

Questo argomento viene però contestato da chi fa notare come una buona fetta dei profitti di TotalEnergies provengano non dalle filiali dove si estrae il petrolio, ma dalle succursali che si occupano del trading sui mercati finanziari. Guardando i documenti, parliamo di società che non si trovano in Francia né nei principali Paesi produttori, ma discretamente situate nella categoria “Resto del mondo”. Tra le principali, l’inchiesta cita Totsa (TotalEnergies Oil trading SA) localizzata a Ginevra, in Svizzera, e TotalEnergies Gas & Power (TGP) a Londra, ma con operatività realizzata in buona parte da una sua succursale a sua volta svizzera.

Filiali la cui principale attività è quella di comprare gas e petrolio sia da produttori terzi sia da altre filiali e società del gruppo e poi rivendere questo gas e petrolio magari sempre ad altre filiali e società del gruppo stesso. In questi passaggi provano a realizzare un profitto. «Potenzialmente (e qui viene fuori la questione strategica della localizzazione dei profitti all’interno del gruppo) a spese di altre filiali di TotalEnergies a cui comprano o vendono idrocarburi», si legge nell’inchiesta.

Il dibattito su dove TotalEnergies realizza profitti e paga le tasse

Semplificando, quello che l’inchiesta ipotizza è uno dei meccanismi più semplici utilizzati dalle multinazionali per “ottimizzare” il proprio carico fiscale. Se realizzo un certo profitto in Italia o in Francia, dovrò pagarci sopra una percentuale relativamente alta di tasse. In altre giurisdizioni le imposte sui profitti sono sensibilmente minori. Se ho una filiale in un Paese ad alta tassazione e un’altra in uno a tassazione minore, comprando o vendendo prodotti o servizi tra l’una e l’altra, magari a determinati prezzi, potrò fare figurare i profitti maggiori proprio dove le tasse sono di meno.

Più profitti, più dividendi, e tutti contenti. Nessun problema, no? A proposito, quanto avete pagato un litro di gasolio stamattina?

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