Ambiente

Trattato Ceta, in Canada il bestiame può essere nutrito con farine animali

Il quotidiano Le Monde svela che gli allevatori canadesi possono nutrire il bestiame con alcune farine animali. Colpa di una falla ammessa anche da Ottawa

Di Andrea Barolini
La ratifica del trattato Ceta è stata approvata dall'Assemblea Nazionale francese, nonostante la stampa abbia fatto emergere “falle” nella normativa sulle farine animali © Tsaag Valren/WIkimedia Commons

L’Assemblea Nazionale ha concesso il 23 luglio scorso il proprio via libera alla ratifica del trattato Ceta. L’ok al controverso accordo di libero-scambio commerciale tra l’Unione europea e il Canada è arrivato nello stesso giorno in cui veniva accolta in Parlamento l’attivista svedese Greta Thunberg. E, in entrambi i casi, alla Camera bassa francese, sono divampate aspre polemiche.

L’Assemblea Nazionale francese approva il trattato CetaLa sinistra vota compatta contro il trattato Ceta

A votare per il Ceta è stata buona parte dei deputati della maggioranza di governo. Anche nel partito del presidente Emmanuel Macron, tuttavia, 52 deputati hanno preferito astenersi. E nove hanno votato «no». Tutto il centrosinistra (Ps, Verdi e altri) e la sinistra radicale (La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e altri) si sono schierati contro. Ora si attende il voto del Senato, anche se la discussione sul provvedimento non è stata ancora inserita nel calendario dei lavori.

Come noto, il trattato Ceta coinvolge l’insieme dei più di 500 milioni di cittadini europei e i 37 milioni di canadesi. Elimina i diritti doganali per il 98 per cento dei prodotti scambiati tra il Vecchio Continente e la nazione nordamericana. Per essere approvato, deve però venire ratificato da 38 tra parlamenti nazionali e regionali in Europa. E la questione continua a suscitare grandi discussioni.

Nella stessa Francia, poco prima del voto parlamentare, il quotidiano Le Monde ha pubblicato una dettagliata analisi concentrandosi sul tema delle farine animali. «Contrariamente a ciò che ha affermato il governo – scrive il giornale – esiste un pericoloso vuoto normativo. Esso consente agli allevatori canadesi di nutrire il loro bestiame con tali prodotti». Che, è bene ricordarlo, sono vietati in Europa da quando furono ritenuti responsabili della crisi della “mucca pazza”.

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Secondo un’analisi del quotidiano Le Monde, il trattato Ceta non mette i cittadini europei al riparo da animali nutriti con determinate farine animali © GilPe/Wikimedia Commons

La “falla” che permette di utilizzare farine animali in Canada

Secondo il governo francese e i sostenitori del trattato Ceta, il rischio che carni di bestiame nutrito con farine animali possa finire nei piatti dei consumatori europei non sussiste. Le Monde ha però analizzato i regolamenti veterinari canadesi con l’aiuto di esperti. La conclusione è amara: «i poteri pubblici si sono sbagliati giurando che il divieto di farine animali è assoluto. Un vuoto legislativo consente infatti agli allevatori di utilizzarle se provenienti dalla stessa specie, una volta macellata».

Secondo il quotidiano parigino, insomma, in Canada è possibile utilizzare scarti (come sangue e grasso) per nutrire gli animali. E questi ultimi possono essere inviati sul suolo europeo «senza che il consumatore ne sia informato».

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L’imbarazzo dell’esperto governativo in conferenza stampa

Per tentare di smorzare la polemica, il ministero dell’Agricoltura ha convocato una ventina di giornalisti. A loro, il capo dei Servizi veterinari francesi ha spiegato che «non è possibile che dei ruminanti nutriti con farine di altri ruminanti arrivino in Europa».

I reporter invitati hanno tuttavia colto l’occasione per mostrare i documenti all’esperto. Che, racconta ancora Le Monde, «al termine della riunione ha cominciato a mostrarsi dubitativo. Ammettendo che l’esecutivo potrebbe essersi sbagliato, ha promesso di approfondire la questione».

Nel frattempo, le autorità del Canada hanno riconosciuto di fatto la ricostruzione dei giornalisti francesi. «Malgrado un divieto di principio di utilizzo di farine animali, la normativa autorizza l’uso di determinate proteine, come le farine di sangue», ha ammesso l’Agenzia di vigilanza sugli alimenti.

Il relatore del testo sul Ceta «ha rivisto in extremis il rapporto parlamentare»

«E non esistono regole europee che permettano di rifiutare alla frontiera questi animali – precisa il quotidiano francese -. Altrettanto sorprendente è il fatto che non tutte le norme sanitarie applicabili nell’Ue valgano automaticamente per i prodotti importati». Questi ultimi vengono infatti disciplinati «da clausole definite a parte, che possono essere meno stringenti. Ciò per evitare di contravvenire alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio».

Qualche ora più tardi rispetto alla pubblicazione dell’analisi di Le Monde, il deputato di En Marche Jacques Maire, relatore del testo sul trattato Ceta, «è costretto a correre ai ripari. In extremis, rettifica il proprio rapporto parlamentare, ammettendo l’errore». In Aula, dirà di essere stato «vittima di una grande confusione», dovuta a «termini estremamente tecnocratici».

«A sorprendere tuttavia – conclude il giornale francese – è soprattutto l’attitudine del governo. Tutti possono infatti sbagliare. Ma l’esecutivo era stato avvisato una prima volta di possibili problemi nel settembre del 2017 dalla commissione indipendente di valutazione del Ceta. Quindi è stato interpellato sul tema da ong come la Fondazione per la natura e l’uomo e dall’Istituto Veblen. Ma non ha mai fornito risposte soddisfacenti».

La maggioranza ha in ogni caso minimizzato il problema, assicurando che non sussistono rischi sanitari per la popolazione. Trattando le proteine ad alte temperature, si scongiura infatti il problema dell’encefalopatia spongiforme. Così, il Parlamento ha dato comunque il via libera alla ratifica del trattato, con 265 voti a favore, 211 contrari e 77 astenuti.

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