Overtourism, i voli low cost gonfiano gli affitti: in Italia fino a 220 euro l’anno in più

Uno studio commissionato da T&E lega la crescita del traffico aereo al rincaro degli affitti: in Italia fino a 220 euro annui entro il 2031

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Passeggeri in fila all'imbarco in un terminal aeroportuale © ilyaska/iStockPhoto
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In breve

  • Uno studio T&E-New Economics Foundation stima che nei cinque Paesi europei più turistici gli affitti salgano fino a 250 euro l’anno entro il 2031 per effetto del turismo aereo.
  • Il meccanismo: più arrivi in aereo spingono i prezzi delle case, gli investitori accumulano immobili anziché finanziare l’economia produttiva, i salari del settore turistico restano fermi.
  • L’Italia è tra i più colpiti: fino a 220 euro annui di rincaro sugli affitti e 1,1 miliardi di investimenti aziendali persi ogni anno, il calo più marcato d’Europa.

Le proteste dei residenti contro il turismo di massa, esplose la scorsa estate da Barcellona alle isole greche, hanno una radice che raramente entra nel dibattito: l’aereo. A collegare i due fenomeni è una nuova analisi che Transport & Environment (T&E), il principale gruppo indipendente per la decarbonizzazione dei trasporti, ha commissionato alla New Economics Foundation.

Lo studio stima che negli affitti medi annui dei cinque maggiori sistemi economici europei dipendenti dal turismo – Italia, Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo – l’aumento del traffico aereo produca un rincaro fino a 250 euro all’anno nel quinquennio 2026-2031. A pagarlo sono soprattutto le famiglie a basso reddito, che non riescono a stare al passo con la crescita dei canoni.

L’aviazione pesa sui prezzi delle case, ma i modelli economici la ignorano

Il nodo che lo studio mette a fuoco è metodologico. La gran parte delle valutazioni sull’impatto economico del settore aereo non considera gli effetti su immobili e affitti, anche quando questi temi sono in cima all’agenda politica. Ignorare quanto la crescita del traffico aereo alimenti il sovraffollamento turistico, sostiene il rapporto, porta a risposte pubbliche parziali e inefficaci.

Il legame emerge con nettezza dove le tensioni sono più forti. Le regioni con le reazioni locali più intense, come le Baleari, Creta e Madeira, registrano quasi sempre i volumi più alti di arrivi stranieri per abitante, e la stragrande maggioranza dei viaggiatori arriva in aereo. Il trasporto aereo, secondo le stime del rapporto, è responsabile del 52% delle emissioni dirette dell’industria turistica globale. In Europa, le emissioni degli arrivi turistici internazionali in aereo dovrebbero crescere di oltre il 60% tra il 2016 e il 2030.

In Italia rincari fino a 220 euro, con l’Irlanda in testa

In termini assoluti l’aumento maggiore riguarda l’Irlanda, con un incremento degli affitti medi annui pari a 250 euro. In termini relativi, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia registrano gli aumenti più consistenti, in una forbice compresa tra 130 e 220 euro all’anno.

Il paradosso è che tutti questi Paesi continuano a investire proprio nella leva che alimenta il problema. La Spagna ha stanziato 12,8 miliardi di euro per gli aeroporti, ampliamenti di Barcellona e Madrid compresi. Atene sta realizzando un progetto da 1,3 miliardi per aumentare del 25% la capacità annua di passeggeri, mentre a Lisbona proseguono i lavori sui terminal.

Più voli non significano stipendi migliori

C’è un secondo mito che i dati incrinano: l’idea che l’espansione aeroportuale porti benefici diffusi. I Paesi con il maggior volume di arrivi turistici aerei – Italia, Spagna e Francia – hanno registrato i risultati peggiori sui salari reali dei lavoratori del turismo. Mentre le grandi imprese si aggiudicano una quota crescente dei profitti legati ai pernottamenti, gli addetti del settore ricettivo vedono le retribuzioni reali calare a fronte di un costo della vita che sale.

«Quando gli aeroporti si espandono, alle comunità locali vengono promessi molti benefici economici, ma i dati mettono in discussione questa ipotesi», osserva Alex Chapman, responsabile della politica economica di New Economics Foundation e autore del rapporto. «Sono stati creati posti di lavoro, ma i bassi salari sono una misera compensazione per l’aumento dei costi abitativi, le infrastrutture sovraccariche e l’inquinamento crescente».

L’immobiliare che frena l’economia produttiva

L’effetto più insidioso è sugli investimenti. Quando i prezzi delle case salgono, i capitali si spostano verso il mattone e si allontanano dai settori produttivi e innovativi, dai trasporti puliti alle tecnologie dell’informazione. Nel periodo 2019-2031 il calo più marcato degli investimenti aziendali riguarda Grecia, Portogallo, Spagna e Italia. In valore assoluto le perdite maggiori toccano proprio Italia e Spagna, che rinunciano rispettivamente a 1,1 e 1,0 miliardi di euro di investimenti annui.

«Questi effetti danneggiano anche l’economia in generale», prosegue Chapman. «Gli investimenti nelle imprese non legate al turismo diminuiscono, perché chi ha capitali preferisce accumulare immobili. I lavoratori restano intrappolati dai costi della casa, incapaci di cambiare lavoro o di investire nelle proprie competenze».

Cosa chiede T&E all’Europa

Poiché le emissioni dei voli turistici verso l’Europa sono destinate a crescere ancora, T&E chiede che la prossima Strategia dell’Unione per il turismo sostenibile intervenga su tre fronti: una revisione critica degli impatti degli arrivi aerei internazionali, a partire dagli effetti su settori vitali come la casa; una riduzione degli arrivi nelle regioni vicine alla saturazione, anche fermando i piani di espansione aeroportuale; una revisione delle strategie sui trasporti che dia priorità a soluzioni a basse emissioni come la ferrovia e migliori i salari dei lavoratori.

«Non possiamo separare le proteste contro il turismo dall’ondata di voli che lo sostiene», sintetizza Denise Auclair, responsabile della campagna Travel Smart di T&E. «Gestire il sovraffollamento espandendo allo stesso tempo gli aeroporti di Dublino, Barcellona o Lisbona è una battaglia persa».

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