Parte 8

Video choc: 5 paradisi naturali sfregiati dal marine litter

Dal Pacifico meridionale all'Honduras, da Bali alle Hawaii fino al Mar Tirreno. Un videoracconto dei disastri causati dall'emergenza globale di rifiuti plastici

Di Emanuele Isonio
Henderson Island, patrimonio Unesco dell'Umanità. Nonostante sia disabitata e collocata in mezzo al Pacifico meridionale è il territorio terrestre con la più alta concentrazione di rifiuti. Colpa dell'immensa "isola di plastica" che galleggia nel l'Oceano.

Niente è meglio delle immagini per raccontare cosa vuol dire avere gli oceani  pieni di rifiuti plastici. Talmente numerosi da aver creato gigantesche isole galleggianti in corrispondenza dei vortici creati dalle correnti sottomarine. Impensabile che non avessero effetti tangibili. Spesso però quegli effetti avvengono a migliaia di chilometri di distanza dalle nostre case. Eppure basta una breve ricerca per trovare testimonianze video e storie sconvolgenti.

Ne abbiamo raccolte cinque, di altrettanti paradisi naturali in diversi angoli del Pianeta. Sfregiati, forse irreparabilmente, dalla follia umana.

1. Henderson Island. Patrimonio Unesco o pattumiera?

Come il più tipico esempio di “effetto farfalla”. A dimostrazione che davvero una battito d’ali in Cina può influire sul percorso di un uragano nell’Atlantico. Henderson Island è un gioiello naturale. Un’isola corallina situata nel sud del Pacifico, patrimonio dell’Umanità Unesco dal 1988. Ma ha un primato triste e impensabile per uno dei posti più remoti della Terra, con zero abitanti. Eppure, uno studio dell’Institute for Marine and Antarctic Studies dell’università di Tasmania ha rivelato che a Henderson Island c’è la più alta densità di rifiuti plastici del pianeta: 671 pezzi di plastica per metro quadro. Quasi 38 milioni in totale, che aumentano di 3500 unità ogni giorno. Colpa del South Pacific Trash Vortex, l’immensa isola di plastica collocata nel Pacifico meridionale, grande più della Penisola Iberica.

2. A Bali, l’emergenza causata dal turismo di massa

Così amata dai viaggiatori di tutto il mondo, così violentata da chi poi, tornato a casa, ne decanterà la bellezza. Il turismo di massa ha un impatto enorme sull’isola indonesiana. Ogni giorno si spiaggiano sulle sue coste circa 50 tonnellate di rifiuti. Un’incidenza 10 volte più alta del normale. Durante la stagione delle pioggie i rifiuti vengono trascinati dai fiumi al mare e poi i moti ondosi li riportano sulle spiagge.Le autorità dell’isola impiegano 700 persone a tempo pieno nella raccolta dei rifiuti. Ma la lotta appare impari. Ogni anno finiscono in acqua 3,2 milioni di tonnellate. E l’Indonesia è il secondo maggior produttore mondiale di rifiuti plastici.

3. Una delle spiagge più sporche del mondo? Nelle Hawaii

Kamilo Beach sull’isola di Hawaii, la Big Island dell’arcipelago statunitense ha un primato del quale certo non può vantarsi. È una delle spiagge più inquinate da rifiuti del mondo. Tanto da essere stata ribattezzata in Trash Beach o Plastic Beach. Anche in questo caso, l’agente causale sono le correnti oceaniche che trascinano le macroplastiche dal mare trasformando un paradiso in un incubo.

4. Roatan Island in Honduras

Dimenticatevi le acque cristalline dei Caraibi da cartolina. I video e gli scatti sottomarini realizzati dalla fotografa Caroline Power hanno svelato il vero volto del mare al largo dell’isola honduregna di Roatan. Rifiuti plastici a perdita d’occhio, capaci di coprire l’intera superficie acqustica. “Pensa alle tue azioni quotidiane” ha scritto Power sul suo profilo Facebook. “Come hai portato via il cibo l’ultima volta che hai mangiato all’aperto? E dove ti hanno servito il tuo ultimo street food? È probabile che fosse conservato in un sacchetto di plastica e servito insieme a una forchetta dello stesso materiale”.

5. Il mistero dei dischetti del Mar Tirreno

Dalla spiaggia di Paestum, a ridosso del sito archeologico dichiarato Patrimonio dell’Umanità, fino alla Toscana meridionale. Passando per Capri, la pittoresca Costiera amalfitana, e alcune delle più belle coste laziali. Centinaia di migliaia di dischetti traforati di plastica, forse milioni. Portati a riva dalle onde. Un “grave pericolo ambientale” secondo la Procura della Repubblica di Salerno. Molte le ipotesi fatte dagli investigatori prima che la Guardia Costiera svelasse l’arcano: i dischi provenivano da un depuratore di Capaccio, vicino Paestum dove erano usati come supporto per favorire la crescita dei batteri che purificano l’acqua assorbendo i nutrienti. L’impianto è stato messo sotto sequestro. Ma intanto il disastro ambientale era ormai servito.

 

 

C’era una volta il Mare Nostrum. Il Mediterraneo è una zuppa di plastica

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