Non siamo preparati agli incendi, dicono i pompieri europei

Il caldo estremo rischia di portare incendi estremi. Ma dalla Spagna all'Italia, i vigili del fuoco lamentano assenza di mezzi e personale.

I vigili del fuoco europei affrontano la stagione degli incendi in sottorganico © ChiccoDodiFC/iStockPhoto

L’ondata di caldo eccezionale che sta attraversando l’Europa fa sudare tutti, ma i vigili del fuoco di più. Le alte temperature tendono a creare le condizioni per lo sviluppo di grandi incendi. Un pericolo atavico per l’area mediterranea e che la crisi climatica sta rendendo sempre più intenso. Il problema, però, è che a questa stagione del fuoco il Continente arriva impreparato. In molti Paesi europei i pompieri sono pochi, precari, senza mezzi adeguati. E l’Italia non fa eccezione.

Ne ha parlato da poco la testata statunitense Bloomberg, concentrandosi in particolare sulle nazioni mediterranee storicamente più colpite dal fenomeno. Il quadro che emerge è, nell’insieme, paradossale. I vigili del fuoco sono impreparati proprio quando il loro lavoro è reso particolarmente indispensabile dal clima che cambia.

Francia, Grecia, Spagna, Portogallo: l’Europa mediterranea impreparata

«Siamo al punto di rottura», ha dichiarato a Bloomberg Alain Laratta, segretario generale del sindacato francese Avenir Secours. «Questa è l’ultima occasione per il governo di cambiare le cose. Se non ci riescono, il risultato è che non saremo in grado di far fronte a più incendi tutti assieme». I vigili del fuoco francesi lamentano la mancanza di organico, colmata in gran parte con il ricorso ai volontari, e la frammentazione dell’infrastruttura. Il budget per il settore dipende da oltre 100 enti pubblici locali, e nell’insieme oltre l’80% della forza lavoro è volontaria.

Nella penisola iberica i problemi sono quasi identici. «La nostra gente è arrabbiata», spiega Simón Alonso, portavoce di un sindacato dei pompieri della regione della Castiglia e León. Persino nella capitale Madrid da un anno è in corso uno sciopero ad intermittenza dei bomberos, che denunciano i tagli della giunta regionale, di destra. In Portogallo è in discussione in Parlamento una legge, proposta dalle associazioni dei lavoratori, che chiede di aumentare le tasse su combustibili, auto a combustione e assicurazioni per finanziare il corpo dei vigili del fuoco. La Grecia, particolarmente colpita dalle fiamme negli anni passati, ha investito in assunzioni, ma è lontana dal sentirsi al sicuro. «Il nostro Paese è entrato nella stagione degli incendi dell’anno passato più preparata (di prima)», ha dichiarato sempre a Bloomberg Antonio Koukouzas, presidente del sindacato greco Epayps. «Ma abbiamo comunque visto i limiti di un sistema posto sotto stress da condizioni estreme e simultanee».

All’Italia mancano 5mila vigili del fuoco

Se Madrid o Parigi piangono, Roma non ride di certo. In attesa di vedere se e quando arriveranno i primi veri grandi incendi della stagione, i titoli della stampa locale si riempiono di appelli preoccupati provenienti dai vigili del fuoco. A Ferrara, già da aprile i sindacati minacciavano lo sciopero per le cattive condizioni di lavoro. A Taranto, la FP Cgil ha organizzato un sit-in di protesta solo pochi giorni fa. All’aeroporto milanese di Malpensa, il sindacato Conapo ha fatto sapere che l’elicottero antincendio non può volare per mancanza di piloti.

Il problema è sempre lo stesso: non si assume nuovo personale, mentre quello esistente va in pensione senza essere sostituito ed opera in condizioni climatiche sempre più dure. Secondo le stime delle organizzazioni dei lavoratori, in Italia mancano circa 5mila unità operative. «I vigili del fuoco fanno i conti con le conseguenze dei cambiamenti climatici – in questo caso, con le temperature torride», spiega a Valori Mauro Giulianella, coordinatore nazionale Vigili del Fuoco della FP Cgil. «Ai lavoratori serve recupero psicofisico, ma è sempre più difficile garantirlo quando siamo in pochi. In Italia il corpo è sottorganico da anni».

Incendi, crisi climatica e taglio dei servizi pubblici

Gli incendi nell’Europa mediterranea non sono una novità, e men che meno lo è la crisi climatica. Nel 2025, secondo i dati del programma europeo Copernicus, la temperatura del Mar mediterraneo è stata la più alta mai registrata, e il 95% del Continente ha registrato temperature superiori alla media. L’anno scorso bruciarono in Europa oltre un milione di ettari: più della superficie di Cipro.

L’Unione europea ha reagito schierando quest’estate oltre 700 pompieri nelle aree più a rischio, per supportare le forze locali. Ma, dicono i sindacati, difficilmente sarà sufficiente. Per affrontare le fiamme rese più pericolose e diffuse dal riscaldamento globale servono integrazione nazionale ed europea dei servizi di spegnimento, opere di prevenzione e, soprattutto, lo sblocco delle assunzioni. Misure lontane dalle priorità dei governi. Di sicuro, lontane dalle priorità del governo italiano.

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