Cosa possono fare le banche per contrastare la violenza economica di genere

Una panoramica degli strumenti a disposizione - e in uso - delle banche per contrastare le violenza economica di genere

La violenza economica di genere è un ostacolo all'uscita da situazioni di abuso ©Deagreez/iStockPhoto

Sono tanti i modi con cui gli uomini, ogni giorno, fanno violenza sulle donne. Ci sono gli abusi fisici, quelli sessuali, quelli psicologici, quelli favoriti da posizioni di potere. E c’è la violenza economica di genere, una forma subdola perché spesso non riconosciuta, figlia di stereotipi culturali e tradizioni familiari. Secondo l’European Institute for Gender Equality (Eige) è violenza economica «qualsiasi atto o comportamento che causi un danno economico a un individuo». In pratica è il comportamento che tante di noi hanno visto subire dalle nostre madri, dalle nostre nonne, dalle altre che ci circondano. Controllo assente o parziale delle proprie risorse finanziarie, denaro negato o elargito solo dietro richiesta, ostacoli nell’istruzione e/o nell’accesso al lavoro.

È un fenomeno che perpetua modelli culturali abusanti e che ha impatti educativi devastanti sulle future generazioni. Ma ha anche dei costi economici. In Europa nel 2021 i costi della violenza di genere sono stati stimati in 366 miliardi di euro. La grandissima parte – 289 miliardi – erano dovuti alla violenza economica. In Italia ne è vittima una donna su tre tra quelle che si rivolgono ai centri antiviolenza. È un fenomeno che ha impatti sistemici, come già detto, ma anche individuali. Il controllo sulle risorse economiche è un fattore cruciale che impedisce la fuoriuscita da contesti violenti. Nei percorsi di uscita dalla violenza avviati nel 2020, quasi la metà delle donne coinvolte non risultava economicamente autonoma.

Per questo è così importante che ci siano azioni concrete contro la violenza economica di genere da parte di chiunque abbia gli strumenti: governi innanzitutto, ma anche attori del sistema finanziario come le banche. In Europa, e anche in Italia, esiste una serie di esempi.

Le banche francesi offrono conti agevolati a chi vuole uscire dalla violenza economica di genere

In Francia la Banque Postale, parte del gruppo statale La Poste, ha annunciato la generalizzazione del suo dispositivo per l’apertura di un conto bancario in appena 24 ore. Così facendo, le donne in uscita dalla violenza possono trovare autonomia economica rapidamente e in totale riservatezza.

Anche varie banche private hanno iniziative all’attivo. BNP Paribas, attraverso la sua filiale Nickel, permette di aprire rapidamente un conto in un ufficio di tabaccheria senza dover dare prova di domicilio. La banca ha migliorato la formazione dei consulenti con uno strumento per identificare i segnali di potenziali situazioni di violenza economica e proporre un appuntamento alla cliente, incentivandola ad aprire un conto a suo nome o indirizzandola verso associazioni partner come Solidarité Femmes.

Altre banche, come Crédit Mutuel Alliance Fédérale, hanno introdotto in via sperimentale conti bancari gratuiti per le donne in uscita dalla violenza economica di genere. Stessa cosa ha fatto Caisses d’Epargne con autorizzazione di scoperto senza spese per due anni.

Dalle normative ai finanziamenti, cosa fa l’Unione europea contro la violenza di genere

La lotta alla violenza di genere è un pilastro fondamentale della Strategia europea per l’uguaglianza di genere 2020-2025. L’Unione europea ha compiuto passi significativi, tra cui l’adesione alla Convenzione di Istanbul nell’ottobre 2023 e l’adozione della direttiva VAW/DV sulla lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica nel maggio 2024. Il testo richiede agli Stati membri di cooperare regolarmente con le organizzazioni della società civile per fornire supporto alle vittime, promuovere campagne di sensibilizzazione e formare il personale.

A questo impianto normativo si affiancano strumenti finanziari dedicati. Il filone Daphne del programma Cerv (Citizens, Equality, Rights and Values) finanzia progetti volti a prevenire e contrastare la violenza di genere in tutte le sue forme. I bandi destinano un budget tra 1 e 3 milioni di euro ad azioni su larga scala e a lungo termine. Un elemento chiave è il regranting, ovvero la concessione di fondi a organizzazioni intermediarie che, a loro volta, redistribuiscono le risorse a realtà più piccole e radicate sul territorio. Così facendo, si rafforzano le capacità operative delle organizzazioni della società civile e si amplia la platea delle persone raggiunte dagli interventi.

I progetti delle banche etiche europee per l’autonomia e l’empowerment delle donne

Le banche etiche europee, rappresentate da reti come Febea, hanno un ruolo attivo nel contrasto alla violenza economica di genere, nel garantire l’inclusione finanziaria dei gruppi vulnerabili e l’accesso al credito per le donne.

Diversi membri di Febea hanno sviluppato strumenti specifici. In Francia, France Active consente alle donne imprenditrici di ottenere prestiti senza una garanzia personale. In Belgio, per colmare il divario di alfabetizzazione finanziaria, Crédal fornisce coaching e supporto finanziario alle imprenditrici, con sessioni individuali e workshop di gruppo.

Il programma di microcredito Impulskrediet di Hefboom ha stretto una partnership con la piattaforma SheDIDIT per facilitare il finanziamento alle imprenditrici con background culturali diversi. In Italia e Spagna, Banca Etica promuove l’educazione finanziaria e l’accesso paritario ai servizi e ha finanziato 327 imprese a guida femminile nel 2022.

Indipendenza economica e accesso al credito in Italia

Proprio nel nostro Paese l’indipendenza economica è un obiettivo lontano per molte donne. Si tratta di una condizione più ampia che non coincide automaticamente con la violenza economica di genere ma che ne rappresenta un fattore strutturale di rischio, soprattutto in assenza di tutele specifiche. Non esiste infatti una definizione legale autonoma di violenza economica, sebbene sia citata tra le forme di violenza domestica.

La disparità si riflette nell’accesso al credito. A settembre 2024 solo il 20,3% dei prestiti bancari alle famiglie era destinato alle donne, a fronte del 35,8% concesso agli uomini. Il divario è stimato in 68 miliardi di euro. Le ragioni includono un tasso di occupazione femminile inferiore, salari più bassi, maggiore ricorso al part-time involontario e minori garanzie patrimoniali.

Le azioni di Banca Etica per il contrasto alla violenza economica di genere

Come detto, Banca Etica ha all’attivo diverse iniziative specifiche sul tema. Il progetto Monetine prevede la formazione del personale bancario per il riconoscimento dei segnali di violenza economica di genere e l’identificazione degli strumenti di intervento. L’iniziativa include l’istituzione di una cabina di regia composta dal personale di controllo e dall’ufficio legale per coordinare gli interventi e supportare le clienti.

Quest’anno, inoltre, il bando di crowdfunding Impatto+ prevede che la banca ed Etica Sgr cofinanzino percorsi di educazione finanziaria, formazione lavorativa e accesso al credito per le donne in uscita dalla violenza economica. È possibile contribuire al crowdfunding per undici iniziative, tra le quali percorsi di autonomia abitativa e professionale, sostegno psicologico, microcredito di accompagnamento e formazione specifica per l’avvio di microimprese.

Altre iniziative in Italia, dal microcredito alla formazione

Anche Poste Italiane e diversi istituti bancari hanno percorsi dedicati. Poste ha sottoscritto il Protocollo sulla parità di genere e ha disposto la sospensione del pagamento della quota capitale dei mutui Bancoposta per le donne inserite in percorsi certificati di protezione. Sostiene inoltre l’autonomia abitativa concedendo in comodato d’uso gratuito immobili aziendali ai centri antiviolenza.

L’Associazione Bancaria Italiana (Abi) e Federcasse promuovono il progetto “Una donna, un lavoro, un conto”, che contiene diverse linee d’azione. Il protocollo d’intesa con il dipartimento per le Pari opportunità (Dpo), per rafforzare la prevenzione e l’inclusione finanziaria. Un accordo con i sindacati per la sospensione del rimborso della quota capitale di mutui e crediti al consumo per le donne che affrontano percorsi certificati di protezione dalla violenza, per un periodo massimo di 18 mesi. L’iniziativa Microcredito di libertà, promossa da Dpo, Federcasse, Caritas Italiana e l’Ente Nazionale per il Microcredito, facilita la concessione di finanziamenti (microcredito sociale e d’impresa) a favore delle donne in uscita dalla violenza.

E poi ci sono gli strumenti di sensibilizzazione come la guida La violenza economica: cos’è, come prevenirla, come contrastarla, pubblicata da Abi in collaborazione con Dpo, Feduf e le associazioni dei consumatori. O tutte le iniziative di promozione di apertura di conti correnti personali per le donne, come il conto di base, a costi contenuti o zero per i redditi più bassi.

Nel Regno Unito un codice condiviso contro la violenza economica

Ad aprile 2025, nel Regno Unito, è arrivato alla sua terza edizione il Financial Abuse Code. Il testo impegna le banche a prevenire e contrastare la violenza economica attraverso una formazione specifica del personale a riconoscerne i segnali. Il Codice richiede ai firmatari di fornire un sostegno empatico e flessibile, come la riduzione al minimo della necessità di raccontare la propria storia e l’aiuto a recuperare il controllo finanziario.

Gli strumenti sono diversi: apertura di conti personali, fornitura di documenti alternativi di identità, separazione dei conti cointestati. Molte tra le principali banche (Lloyds, Halifax, Bank of Scotland) hanno team dedicati e specializzati. Diverse filiali (Hsbc, TSB e Co-operative Bank) offrono safe spaces, ambienti sicuri e privati in cui le donne possono accedere a informazioni e supporto. Tra gli strumenti attivati c’è il Fondo di fuga d’emergenza (Tsb) che consente alle donne di accedere rapidamente a risorse economiche nei momenti critici di uscita dalla violenza. La funzione Hide references, invece, permette di nascondere sull’estratto conto i riferimenti di pagamento abusivi inseriti dall’autore della violenza.

Come si muovono le banche nel resto d’Europa contro la violenza economica di genere

In Spagna CaixaBank ha implementato un Protocollo di supporto per le vittime di violenza di genere con l’obiettivo di fornire assistenza personale, gestire i dati in modo riservato e offrire orientamento sui prodotti finanziari. Santander, tramite The Independence Project, offre un programma di microprestiti per aiutare le donne a costruire o riparare il proprio punteggio di credito.

La Banking & Payments Federation Ireland (Bpfi) ha elaborato i Principi sull’abuso finanziario, pensati per aiutare le persone soggette a controllo coercitivo a mantenere il controllo del proprio denaro. I Principi impegnano le banche a formare il personale di prima linea affinché sappia riconoscere le situazioni di rischio e rispondere con empatia. Le politiche prevedono inoltre misure concrete, come l’accoglienza in spazi sicuri, l’accettazione di documenti bancari alternativi e l’offerta di conti bancari di base.

La Fondazione BNP Paribas, con un budget di 1,2 milioni di euro su tre anni, a partire dal 2026 lancerà un nuovo programma in cinque Paesi, inclusi Germania e Paesi Bassi, per affrontare la violenza contro le donne e promuovere l’emancipazione economica e l’inserimento professionale.

Questi esempi dimostrano come le banche abbiano l’opportunità di intervenire in modo molto concreto. Raccogliendo dati, istruendo il personale su come riconoscere la violenza economica di genere, rafforzando l’accesso al credito e la gestione del risparmio da parte delle donne. Un ruolo sociale a pieno titolo.

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