Casa nelle aree interne, un corso per ripensare il diritto all’abitare oltre le città
Il 22 maggio un incontro online della Londa School of Economics apre il corso estivo dedicato all'accesso alla casa nei territori da riabitare
Quando si parla di crisi abitativa, l’immaginario corre alle metropoli: affitti brevi, prezzi fuori controllo, centri storici svuotati. Ma l’accesso alla casa è un problema anche dove la popolazione manca, non dove abbonda. È il caso delle aree interne italiane – il 60% del territorio nazionale – dove trovare un immobile disponibile resta difficile nonostante un patrimonio edilizio enorme e in larga parte vuoto.
A questo nodo è dedicato un appuntamento online in programma venerdì 22 maggio dalle 11 alle 12, intitolato “Margini di futuro. Architetture istituenti e infrastrutture di cittadinanza nelle aree del margine”. Il webinar, promosso dalla Londa School of Economics, presenterà il corso residenziale estivo “Casa, lavoro e libertà. Le aree del margine come luoghi di vita”, organizzato in collaborazione con l’associazione Riabitare l’Italia e in calendario dal 26 al 28 giugno a Londa, sulla Montagna Fiorentina.
Un patrimonio vuoto, ma inaccessibile
Il punto di partenza è un paradosso. Secondo l’Istat, sono almeno 4,4 milioni le abitazioni non occupate nei territori classificati come “montagna interna” e “collina interna”. Eppure chi vorrebbe trasferirsi in questi luoghi – i Comuni delle aree interne, e nello specifico le Terre Alte – fatica a trovare una casa disponibile.
Il problema, sottolineano i promotori, non coincide con i fenomeni di gentrificazione e turistificazione che interessano metropoli e città d’arte, dove pesano oggi soprattutto gli affitti brevi. Si tratta piuttosto di una “tensione abitativa” che attraversa anche i territori marginali, dove la questione esiste ma resta lontana dall’attenzione dei media, attratti più dal folklore delle “case a un euro” che dalla sostanza del problema.
«Il primo elemento problematico che emerge quando le persone sono di fronte alla scelta o all’opportunità di “riabitare” non è l’assenza di servizi o di lavoro, ma la casa», osserva l’architetto Antonio De Rossi, docente del Politecnico di Torino e co-curatore del corso insieme a Filippo Barbera.
Tre leve per il ripopolamento
I promotori distinguono tra situazioni diverse: le aree metromontane vicine alle città mostrano segnali di ripresa, mentre le alte valli e le zone più periferiche continuano a perdere popolazione, servizi e capacità istituzionale. I casi di successo, spiegano, indicano che il ripopolamento agisce attraverso tre leve principali: l’accessibilità ai beni e ai servizi essenziali, il lavoro e la possibilità di esercitare la “voice”, cioè di avere voce in capitolo nella definizione delle politiche pubbliche.
A rendere difficile la prima leva – quella della casa – è anche un quadro di regole consolidato. «Se vogliamo invertire il paradigma dello spopolamento, ci troviamo di fronte all’esigenza di riscrivere le “regole del gioco”, che in Italia hanno premiato la proprietà privata dell’abitazione principale, relegando in secondo piano l’affitto e lasciando sullo sfondo l’edilizia residenziale pubblica», afferma Alessandra Zagli, coordinatrice della Londa School of Economics.
Un nodo che il dibattito sul diritto all’abitare ha posto soprattutto guardando alle città, ma che nelle Terre Alte assume una forma propria: qui, accanto alle politiche pubbliche, conta la possibilità di ricostruire un legame di fiducia tra i proprietari di immobili sottoutilizzati e i possibili nuovi abitanti. Un lavoro di mediazione che la scuola, con LAMA impresa sociale, porta avanti da anni sulla Montagna Fiorentina.
Il corso di giugno e i casi studio
Il webinar del 22 maggio anticipa il modulo residenziale di fine giugno, che ha due obiettivi: offrire ai partecipanti l'”anatomia” dei dispositivi che hanno reso accessibili la prima casa, il lavoro e la partecipazione alla vita delle comunità locali; e permettere loro di presentare e discutere le proprie esperienze, con consulenze individuali dei docenti. Il corso è rivolto in particolare a studenti di laurea magistrale e dottorato, figure accademiche pre-ruolo, agenti di sviluppo locale, personale della Pubblica Amministrazione, sindaci e sindache, imprenditori sociali e rappresentanti delle istituzioni. Le iscrizioni restano aperte fino al 7 giugno 2026, con posti limitati.
A corredo del percorso, Riabitare l’Italia ha raccolto alcuni casi emblematici – positivi e negativi – sulla questione abitativa nelle aree interne di Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Abruzzo e Molise, approfondibili con interviste dirette ai protagonisti. Esperienze che si collocano in un solco già esplorato da realtà come le cooperative di comunità, che in molti territori montani hanno fatto del contrasto allo spopolamento un progetto di vita e di lavoro.
Nata da un’idea di LAMA Impresa Sociale e sostenuta dal bando STAI (Sviluppo Territoriale Aree Interne) dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, la Londa School of Economics si propone di ripensare l’economia oltre il modello urbanocentrico, assumendo le aree interne come laboratori di sviluppo equo e sostenibile.
Per partecipare al webinar del 22 maggio e per le iscrizioni al corso: londaschoolofeconomics.com.




Nessun commento finora.