Ambiente

2050: centinaia di città a rischio per il climate change

Un nuovo rapporto prevede i danni provocati dal climate change entro il 2050 nelle grandi città.

Di Elisabetta Tramonto
Un'immagine dal video del rapporto "The future we don't want" sui danni ambientali nelle grandi città
  • 1 miliardo e 600 milioni di persone che vivono in 970 città in tutto il mondo saranno esposte regolarmente a temperature estreme.
  • Più di 800 milioni di persone che abitano in 570 città costiere subiranno i danni dovuti al rialzo del livello del mare a possibili inondazioni.
  • 650 milioni di persone in oltre 500 città rischieranno di restare senza acqua a causa del climate change.
  • 2 miliardi e mezzo di persone vivranno in oltre 1.600 città dove la fornitura di cibo è minacciata dai cambiamenti climatici.
  • 470 milioni di persone in più di 230 città potrebbero restare senza corrente elettrica come conseguenza del rialzo del livello del mare.
  • 215 milioni di poveri che abitano le periferie urbane di oltre 490 città affronteranno danni sempre più rilevanti causati dai cambiamenti climatici.

È questo lo scenario drammatico che ci aspetta nel 2050. Se non verranno attuate adeguate politiche per ridurre le emissioni inquinanti.

A delinearlo un rapporto intitolato The Future We Don’t Want – How climate change could impact the world’s greatest cities,  da poco pubblicato da C40 Cities, Global Covenant of Mayors for Climate & Energy, the Urban Climate Change Research Network (UCCRN) e Acclimatise. La ricerca prevede le conseguenze, a parità di condizioni (senza cioè alcuna nuova normativa o politica di riduzione delle emissioni inquinanti), del climate change nelle grandi città, considerando in particolare gli aspetti della sicurezza alimentare e del sistema energetico.

The future we don’t want

Le soluzioni

Come evitare che tutto ciò accada? Bisogna ridurre le emissioni inquinanti. Il rapporto propone delle soluzioni concrete, già praticate da molte città, che potrebbero essere attuate anche da altri centri urbani di tutto il mondo.

“Se le soluzioni già introdotte da alcune città fossero applicate su larga scala – si legge nella ricerca – potrebbero aiutare a prevenire gli impatti peggiori del climate change”.

Ecco alcune soluzioni proposte dal rapporto, tra quelle già in essere in alcune città:

Per le ondate di calore estremo Seul ha piantato 16 milioni di alberi ed esteso la propria area verde di 3,5 milioni di metri quadrati. La città ha anche messo a disposizione centri ombreggiati per chi non potesse accedere ad ambienti con aria condizionata.

Per le inondazioni New York sta implementando una mappatura delle aree a rischio inondazione, rafforzando le difese lungo le coste e costruendo piccole barriere contro le alluvioni in aree strategiche della città.

Per la siccità San Paolo ha attivato dei sistemi premianti per incentivare i cittadini a usare meno acqua e investito per ridurre le perdite dell’acquedotto cittadino.

Per la sicurezza alimentare Parigi ha pianificato di realizzare 33 ettari dedicati all’agricoltura urbana nei confini della città entro il 2020. Entro il 2050 il 25% della fornitura alimentare della città sarà prodotta all’interno della regione dell’Île-de-France, quindi a chilometro quasi zero per ridurre le emissioni inquinanti dovute ai trasporti.

Per la fornitura energetica Londra sta milgiorando il sistema drenante per assicurare che le infrastrutture più importanti possano funzionare anche con una possibile inondazione, incoraggiando anche la decentralizzazione della fornitura per ridurre il rischio di blackout.

Per la povertà legata al rialzo delle temperature a Lima è stata realizzata una mappa dell’indigenza nella città, per aiutare i governanti a utilizzare al meglio le risorse, focalizzandole nelle aree più vulnerabili e dove i servizi scarseggiano.

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