ItaliaMeteo trasferita a Roma: perché l’Italia ha bisogno di un servizio meteorologico civile

Il governo Meloni trasferisce ItaliaMeteo da Bologna a Roma. Ma la vera anomalia è che il servizio meteo nazionale italiano è ancora militare

Luca Lombroso
ItaliaMeteo è l’Agenzia nazionale per il clima e la meteorologia © ItaliaMeteo
Luca Lombroso
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Una decisione improvvisa e divisiva: è quella che riguarda ItaliaMeteo, l’Agenzia nazionale per il clima e la meteorologia con sede a Bologna, al Tecnopolo. Lì si trova anche il centro di calcolo dell’Ecmwf, il Centro europeo per le previsioni a medio termine. Dopo il commissariamento previsto dalla legge di stabilità, nei giorni scorsi il governo Meloni ha deciso, con un decreto legge, di trasferire la sede di ItaliaMeteo da Bologna a Roma.

Ne sono seguite polemiche politiche e sindacali. Da un lato la Regione Emilia-Romagna protesta e mette in guardia dal rischio di smantellare un’eccellenza meteorologica che caratterizza Bologna e il territorio. Dall’altro il governo sostiene di voler rafforzare e rendere più efficiente l’agenzia, anche in coordinamento con la Protezione civile nazionale. Nel mezzo, i lavoratori: dipendenti, collaboratori e consulenti si sono ritrovati licenziati o rimandati ai centri meteo di provenienza, con una pec. Ha espresso preoccupazione l’Aisam, l’Associazione italiana di scienze dell’atmosfera e meteorologia.

Le cronache riportano in modo ampio e dettagliato i fatti. Ma non si tratta solo di una vicenda locale o amministrativa. La domanda da porsi è un’altra: cosa c’è davvero dietro questo scontro? In gioco c’è l’organizzazione stessa del servizio meteorologico nazionale, che in Italia è diversa da quella di molti altri Paesi.

Meteorologia italiana: una frammentazione che viene dall’Ottocento

Prima di parlare nello specifico di ItaliaMeteo, è utile fare un passo indietro nella storia della meteorologia nel nostro Paese. Le radici della sua frammentazione risalgono addirittura a prima dell’Unità d’Italia, quando i diversi Stati e Ducati disponevano ciascuno dei propri osservatori meteorologici. Dopo l’Unità emerse l’esigenza di un coordinamento. Nel 1876 nacque l’Ufficio centrale di meteorologia e geodinamica che si occupava anche di sismologia e geofisica.

Dopo la Prima guerra mondiale, la meteorologia divenne fondamentale per lo sviluppo della nascente aviazione, soprattutto in ambito militare. Nel 1925 l’Ufficio centrale di meteorologia venne trasformato nel Regio ufficio centrale di meteorologia e geofisica, con un progressivo spostamento delle sue applicazioni verso l’aeronautica e le esigenze del volo.

Tra gli anni Venti e Trenta, sotto il regime fascista, il servizio meteorologico fu affidato all’Ufficio presagi della Regia aeronautica. Assunse gradualmente una natura militare che ancora oggi caratterizza l’ente ufficiale italiano con rappresentanza internazionale, cioè il servizio meteorologico dell’Aeronautica militare. È interessante notare che fino alla fine del 1938 il suo personale era civile. Con una legge del 1939 iniziò però la militarizzazione e, durante la Seconda guerra mondiale, il servizio si integrò definitivamente nell’organizzazione aeronautica.

La natura militare della meteorologia italiana non cambiò nel Dopoguerra. Nel 1950, con l’adesione dell’Italia all’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) delle Nazioni Unite, venne infatti ufficializzato il ruolo del Servizio meteorologico come riferimento nazionale.

Aeronautica militare e Regioni: il modello ibrido che non ha mai funzionato

A partire dagli anni Ottanta, questa frammentazione si accentua. Emerge in modo sempre più evidente la necessità di dati meteo orientati alle applicazioni pratiche, prima per l’agricoltura e poi per la Protezione civile. Alcune Regioni si dotano di servizi meteorologici propri: tra le prime c’è l’Emilia-Romagna, seguita dal Veneto e poi da Piemonte e Liguria dopo le alluvioni del 1994 e del 2000. Spesso attraverso le Arpa, installano radar meteorologici e sviluppano reti di stazioni di monitoraggio sul territorio. Il tutto, però, avviene in modo poco coordinato. Mancano standard condivisi per lo scambio dei dati, per il posizionamento delle stazioni, per l’archiviazione e per le politiche di accesso alle informazioni.

Oggi la situazione è in parte migliorata, come dimostra il fatto che molti enti adottano policy di open data. Tuttavia, permangono differenze significative. Ad esempio, le allerte meteo regionali vengono ancora emesse con grafiche, standard e linguaggi diversi da Regione a Regione. In Italia, dunque, nasce inizialmente un servizio meteorologico civile nazionale che, nel corso del Novecento, evolve verso un modello ibrido: da un lato eccellenze regionali, dall’altro un ente nazionale ufficiale – quello che rappresenta il Paese presso il Wmo – di natura militare. Senza che si arrivi mai a una vera riorganizzazione in un’unica agenzia nazionale, come avviene nella maggior parte dei Paesi europei e del mondo.

Italia e Grecia: gli unici Paesi europei con un servizio meteo militare

In Europa, infatti, solo Italia e Grecia mantengono agenzie meteorologiche nazionali di tipo militare. Negli Stati Uniti l’ente ufficiale è il National Weather Service della Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), oggi peraltro messo sotto pressione da politiche negazioniste sul clima. Russia, Cina e Iran dispongono di servizi meteorologici civili. L’Argentina, che fino a pochi anni fa aveva un modello militare, è passata a un servizio civile, investendo anche nella formazione universitaria con borse di studio dedicate.

Un’anomalia tutta italiana, dunque, che ha però favorito la nascita di centri di eccellenza come il servizio idrometeoclima di Arpae Emilia-Romagna, quello di Arpa Veneto e altre Arpa regionali. Oltre a una rete di professionisti qualificati. Allo stesso tempo, però, non tutte le Regioni – soprattutto al Sud – dispongono di servizi meteorologici strutturati o di radar adeguati.

Questa frammentazione ha avuto anche effetti indiretti. Con l’avvento di internet, infatti, sono nati migliaia di siti sul meteo, amatoriali e commerciali. Alcuni sono affidabili e professionali, altri invece puntano sull’allarmismo e diffondono “meteobufale” per attirare clic. Proprio per questo, all’interno dello stesso mondo meteorologico italiano si è fatta strada da tempo l’esigenza di un maggiore coordinamento e di una messa a sistema. È da qui che si arriva alla vicenda più recente: quella di ItaliaMeteo.

ItaliaMeteo: nata per coordinare la meteorologia italiana, mai diventata operativa

Negli anni Novanta la comunità meteorologica inizia a chiedere un servizio nazionale affidato a un’agenzia civile, e non militare. In quel periodo si assiste anche a un primo tentativo di riorganizzazione, con la proposta di un “Servizio meteorologico nazionale distribuito” nell’ambito della riforma Bassanini. Si arriva poi, con la legge 205 del 2017, all’istituzione dell’Agenzia ItaliaMeteo.

Promossa dall’allora ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, l’agenzia nasce con l’obiettivo di coordinare a livello nazionale le attività operative in meteorologia e clima, in linea con le indicazioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo). La sede viene individuata a Bologna, all’interno del Tecnopolo che ospita anche il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf). Il suo ruolo, però, non diventa pienamente operativo. Soprattutto, non sostituisce l’Aeronautica militare che resta il rappresentante internazionale presso il Wmo. In pratica, ItaliaMeteo vuole mettere a sistema e coordinare le attività dei diversi servizi regionali, coinvolgendo tutti gli stakeholder della meteorologia. Inclusi i soggetti privati e la stessa Aeronautica militare.

ItaliaMeteo stava iniziando a funzionare: i risultati prima del commissariamento

Secondo lo Statuto, gli organi di ItaliaMeteo sono il direttore, il comitato direttivo e il collegio dei revisori dei conti. L’Agenzia è organizzata in quattro aree: attività operative; infrastrutture osservative e informatiche; ricerca e sviluppo; amministrazione, personale, comunicazione e formazione. Lo staff è composto principalmente da personale proveniente dai servizi regionali, impiegato tramite forme di comando o distacco, affiancato da alcuni lavoratori somministrati e consulenti con partita Iva.

Fino al 31 dicembre 2025 l’Agenzia è stata diretta da Carlo Cacciamani. Una figura con una lunga esperienza operativa e organizzativa nella meteorologia che vi dedica grande impegno e passione, presentandone il lavoro in numerosi eventi e convegni. Nonostante questo, ItaliaMeteo resta ancora poco conosciuta dal grande pubblico. Il suo sito riporta però risultati importanti, impensabili fino a pochi anni fa: una mappa con i dati di oltre 4mila stazioni meteorologiche regionali, mappe prodotte dal modello meteorologico di riferimento italiano, oltre a informazioni e prodotti tecnici utili alla comunità scientifica e operativa.

Insomma, lentamente ItaliaMeteo stava iniziando a funzionare. Restava ancora molto da fare e diversi aspetti da migliorare, ma la strada sembrava ormai tracciata. Poi è arrivata la decisione di trasferirla a Roma, preceduta dal commissariamento a partire dal 1° gennaio 2026.

Oltre il caso ItaliaMeteo: perché l’Italia ha bisogno di un’agenzia meteorologica civile

La questione logistica o sindacale è rilevante e il personale coinvolto merita tutta la solidarietà. Ma appare chiaro che in gioco c’è anche molto altro, perché è evidente che la politica ha deciso di intervenire sulla meteorologia italiana.

La Società meteorologica italiana ha lanciato una petizione online dal titolo “Fermiamo il trasferimento e lo smantellamento dell’Agenzia ItaliaMeteo”. Il testo sottolinea che «la recente decisione del governo italiano di trasferire l’Agenzia da Bologna a Roma, imposta scavalcando le Regioni e la comunità scientifica del settore, è possibile preludio al grave depotenziamento e smantellamento di un ente tecnico-scientifico fondamentale per la ricerca e per la sicurezza dei cittadini di fronte ai cambiamenti climatici e a eventi atmosferici sempre più impattanti. La sede di Bologna, infatti, garantiva la partecipazione a un moderno ecosistema di istituzioni d’avanguardia, come il Cnr-Isac e il nuovo data center del Centro europeo per le previsioni a medio termine (Ecmwf)».

In attesa di arrivare prima o poi alla creazione di una vera agenzia meteorologica nazionale civile, capace di accorpare le competenze dei servizi regionali e del Servizio meteorologico dell’Aeronautica, ItaliaMeteo rappresenta comunque un passaggio fondamentale per mettere a sistema una realtà ancora frammentata. Una riforma che l’Italia rimanda da decenni.

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