La Fifa di Infantino fa schifo, ma i suoi presunti avversari sono peggio

Nonostante l'opposizione della Uefa, o forse per questo, Infantino è il grande favorito alle prossime elezioni presidenziali della Fifa

Infantino con Trump e al Thani © dullhunk/Flickr/WikimediaCommons

Come diceva un paio di millenni fa il filosofo romano Lucio Anneo Seneca, senza avversari la virtù marcisce. E non essendoci avversari, o meglio essendo questi addirittura più ridicoli di lui, il regno a venire del presidente della Fifa Gianni Infantino è destinato a durare altri quattro anni.

Domenica 6 settembre, infatti, Infantino ha confermato ufficialmente la sua candidatura alle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 18 marzo a Rabat, in Marocco, durante il congresso della Fifa. Sarà ancora lui il grande favorito. E la virtù del pallone, già messa a dura prova da un secolo di torbide relazioni con i più feroci regimi e le peggiori dittature, e ulteriormente calpestata in questi primi dieci anni del mandato di Infantino, è destinata a marcire sempre più.

Tutte le porcherie di Infantino alla presidenza della Fifa

Questa rubrichetta ha sempre attaccato ferocemente le porcherie di Infantino. A partire dalla gestione delle migliaia di lavoratori migranti morti nella costruzione di impianti e infrastrutture per Qatar 2022. Compresa la vergognosa decisione della Fifa tutta, e non solo di Infantino, di insabbiare la questione e non risarcire le famiglie dei lavoratori ridotti in schiavitù e poi morti di fame, stenti e malattie. Al termine del torneo nel marzo 2023 Infantino cambia le regole che prevedono un limite di tre mandati. Lo fa sostenendo che il suo primo mandato, cominciato nel 2016 al termine dell’inchiesta che decapita i vertici dell’organizzazione, non va contato. Tutti i membri della Fifa applaudono, Uefa compresa, e lo rieleggono festanti per acclamazione.

D’altronde dal 2016 al 2023, oltre a intrattenere rapporti con dittatori come Putin, al Thani e bin Salman, Infantino ha raddoppiato i ricavi della Fifa. Portandoli a oltre 6 miliardi di dollari per il quadriennio 2018-2022. Soldi che poi sono redistribuiti alle varie federazioni calcistiche nazionali che compongono la Fifa (211, più dei Paesi riconosciuti dalle Nazioni Unite che sono 193) attraverso il Fifa Forward Programme. Istituito proprio da Infantino nel 2016, è il diretto discendente dei famigerati “programmi di sviluppo” attraverso cui João Havelange e Sepp Blatter, i suoi predecessori, distribuivano soldi e si assicuravano voti. Ecco come Infantino si garantisce la possibilità di correre alle elezioni della Fifa nel 2027. Per i soldi. Teniamo a mente il nome: Fifa Forward Programme. E proseguiamo con le malefatte di Infantino.

Infantino dichiara guerra all’Europa, ma se la virtù marcisce i soldi non puzzano

Dal 2023, quando è rieletto al suo terzo mandato (diventato secondo), Infantino ne combina di ogni. Per citarne solo due, la prima è il sostegno alla malata presidenza Trump, culminato nella farsesca assegnazione del Premio per la Pace Fifa pensato apposta per le guerre infinite del presidente degli Stati Uniti. La seconda è la tragica partecipazione al Board of Peace, dove l’estrema destra globale decide come spartirsi i soldi della speculazione sulle macerie di Gaza dopo lo sterminio palestinese. Ma fa anche altro, in maniera più sottile, per assicurarsi l’appoggio delle federazioni asiatiche, africane e sudamericane. E in questo modo si allontana dall’Europa e dai suoi pochi voti (55 su 211), come fecero i suoi predecessori Havelange e Blatter.

L’invenzione del Mondiale per club Fifa 2025, un torneo allargato alle migliori 32 squadre del globo, e reso possibile solo dalle sponsorizzazioni in extremis dei fondi sauditi, è infatti un chiaro attacco politico ed economico (su mandato trumpiano) all’Europa e alla Uefa, che vede diminuire il valore della Champions League. È qui che la Uefa comincia a protestare e a schierarsi contro Infantino. Ma poi abbassa le ali. Infantino con una mano toglie denaro, con l’altra porta soldi. E così prima della Coppa del Mondo 2026 tutte le 55 federazioni nazionali che sono parte della Uefa firmano, ciascuna per sé, una lettera di sostegno e una dichiarazione di voto alla candidatura di Infantino nel 2027.

L’inciampo del Fifa Fast Forward Programme

Poi arriva la Coppa del Mondo 2026, la più impattante di sempre in termini di emissioni di gas serra. Oltre che la più escludente. L’arbitro somalo cui è negato il visto d’ingresso, come ai tifosi di una decina di Paesi. La presenza delle milizie parafasciste dell’Ice negli stadi, i costi dei biglietti altissimi, la squalifica revocata all’attaccante degli Stati Uniti dopo una telefonata di Trump a Infantino. Lo stesso Trump invitato sul palco a consegnare la Coppa. Una serie di nefandezze che non hanno smosso l’acquiescenza del mondo del calcio nei confronti di Infantino. A fine torneo infatti i 55 Paesi della Uefa ancora sostengono Infantino. La virtù può anche marcire ma i soldi no, non puzzano mai. Solo che poi Infantino si tira la zappa sui piedi.

Dopo il Mondiale Infantino lancia infatti il Fifa Fast Forward Programme – diretto discendente del Fifa Forward di prima, che andava bene a tutti – che prevede la parziale privatizzazione dei diritti commerciali, attraverso la cessione di una percentuale a dei fondi d’investimento. Tra questi anche Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner: marito di Ivanka Trump e consigliere strategico del presidente degli Stati Uniti. Apriti cielo, è più difficile controllare i soldi. Così a fine luglio le federazioni britanniche ritirano il loro appoggio a Infantino, e la stampa inglese rovista nel torbido cercando sue presunte amanti. Ad agosto una dopo l’altra anche le federazioni della Uefa (e alcune del Centro e Nord America), ritirano il loro appoggio. E non finisce qui.

La Uefa non è neppure riuscita a trovare (per ora) un candidato alternativo a Infantino

Due settimane fa la Uefa minaccia infatti di boicottare tutti i tornei della Fifa se Infantino non si dimette. Solo che quando si rende conto che è ridicolo, oltre che impossibile, fa marcia indietro. E ritira l’idea fischiettando con le mani in tasca e dicendo abbiamo scherzato. La settimana scorsa chiede al governo degli Stati Uniti di accedere a dei documenti minacciando di denunciare Infantino alla procura svizzera (dove ha sede la Fifa) perché il Fifa Fast Forward Programme si configura come una truffa. Solo che, appena si renderà conto che non ci sono le basi giuridiche per farlo, ritirerà anche la denuncia. Altro scherzo, diranno. Così la pochezza degli avversari non fa altro che rafforzare il potere del re.

In tutto questo battage mediatico, più che vera battaglia politica, la Uefa non è infatti neppure riuscita a trovare (va fatto entro novembre) un candidato alternativo a Infantino per le elezioni della Fifa del 2027. Anche perché Infantino nel frattempo ha di nuovo raddoppiato i ricavi della Fifa, che al termine del quadriennio 2023-2026 supereranno i 13 miliardi di dollari. Per questo, anche lo trovasse, i suoi 55 voti (insieme a quelli di qualche federazione centronord americana e di qualche franco tiratore) non basteranno mai a scalfire la maggioranza dei 106 voti necessari alla rielezione del re. Ma il punto non è questo. La costruzione schmittiana del nemico assoluto non regge: Infantino non è il responsabile della putrefazione delle virtù del pallone, ne è solo il sintomo, l’epifenomeno. Come abbiamo raccontato e continueremo a raccontare in questa rubrichetta, il calcio è marcio con o senza Infantino.

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