Criptovalute e pensioni: un binomio rischioso che richiede conoscenza
Negli Stati Uniti i fondi 401(k) possono già investire in bitcoin, in Italia la Covip lo vieta: ecco come proteggere i risparmi previdenziali
Il risparmio con finalità previdenziali è quello tipicamente destinato a coprire o integrare le necessità finanziarie di una persona dopo il pensionamento. Una fase della vita delicata, che merita attenzione e prudenza nella gestione dei fondi ad essa dedicata.
Tuttavia negli ultimi anni questa particolare tipologia di risparmi, o meglio chi la gestisce, subisce la tentazione di perseguire guadagni più consistenti e rapidi del “normale”, mettendo totalmente da parte concetti quali prudenza e orizzonte temporale lungo.
L’ingresso delle criptovalute nelle conversazioni quotidiane, la FOMO (fear of missing out), cioè il timore di perdere un’occasione di guadagno), la paura di non avere denaro a sufficienza per mantenere il proprio tenore di vita dopo il pensionamento, portano con sé il desiderio di ottenere di più e più in fretta.
Diventa dunque fondamentale comprendere la differenza tra investimento e speculazione, il concetto di volatilità, l’importanza della diversificazione, l’esistenza dell’effettiva consistenza di un progetto digitale alla base di una criptovaluta, se la scelta ricade su uno strumento finanziario reale o su un meccanismo truffaldino e quali sono le “regole del gioco” nei diversi sistemi economici.
Il legame tra risparmio previdenziale e criptovalute
Il rapporto tra risparmio previdenziale e criptovalute sta subendo rapidi cambiamenti, e contraccolpi. Il fenomeno procede in “ordine sparso”, a seconda del Paese e della relativa cultura finanziaria. Un esempio è quello del Giappone, dove alcuni fondi pensione aziendali di piccole dimensioni hanno stabilito di allocare l’1% dei propri patrimoni in criptovalute. Le trattano più come strumento di copertura valutaria che con l’obiettivo di perseguire rendimenti elevati.
Se passiamo agli Stati Uniti, la spinta verso le crypto è ancora più forte e supportata dalla politica. In particolare, un ordine esecutivo di Trump – che potremmo definire “il presidente dei cryptobro” – è stato firmato a inizio 2026. Ha consentito ai fondi 401(k), il principale piano di risparmio previdenziale integrativo offerto dai datori di lavoro negli Stati Uniti, di investire in criptovalute nell’ambito dell’ampliamento degli investimenti alternativi. Nel frattempo alcuni fondi pensione pubblici statunitensi hanno iniziato ad investire in bitcoin e altre criptovalute. Affermano che si tratta di strumenti per puntare a rendimenti più elevati e ottenere una maggiore diversificazione.
La ricerca di rendimenti elevati ha origine nel timore di non riuscire ad accumulare risorse sufficienti a garantirsi una pensione serena, anche a causa del crescente peso dell’inflazione. Un contesto in cui possono maturare scelte assai rischiose, che potrebbero portare ad una perdita parziale o addirittura totale del capitale accumulato. Dunque occorre acquisire una grande consapevolezza per non mettere in serio pericolo il proprio futuro.
I rischi delle crypto: dalla volatilità alle truffe
Veniamo ai rischi che possono derivare dalla scelta di investire in tutto o in parte il proprio risparmio previdenziale in criptovalute.
Partiamo dal caso in cui vi sia un effettivo investimento nelle valute virtuali. Come abbiamo ribadito più volte su queste pagine, si tratta di strumenti ad elevata volatilità. In molti casi talmente concentrati in poche mani che anche la “mossa” di un solo investitore può provocare degli scossoni che lasciano gli investitori entrati per ultimi “con il cerino in mano”.
Facciamo un paio di esempi.
Il crollo di Terra/Luna
Partiamo dal caso più eclatante del 2022, subito dopo il picco del prezzo di bitcoin a fine 2021. Un periodo alimentato da una notevole FOMO, che condusse a investimenti temerari anche risparmiatori scarsamente informati in ambito crypto.
Il progetto, basato sulle crypto collegate tra loro TerraUSD e Luna, prima del crollo aveva raggiunto una capitalizzazione di 60 miliardi di dollari, forte di promesse di guadagno anche a doppia cifra. Il sistema era retto da un complesso sistema algoritmico che consentiva un certo margine di arbitraggio tra i prezzi delle due diverse crypto e a sua volta tra TerraUSD e dollaro (stiamo semplificando in maniera estrema e ci scusiamo con gli esperti del settore). Il meccanismo, ad un certo punto, si è avvitato su se stesso per diverse criticità al suo interno. Ha contribuito anche un massiccio ritiro di depositi da parte degli investitori. Questo ha portato al crollo del valore delle valute virtuali ancora nelle mani degli investitori. Molti dei quali hanno perso i risparmi di una vita.
Attenzione alle meme coin (e ai nipotini entusiasti!)
Questa è la storia di un nipote che “si è giocato” i soldi della pensione della nonna, investendo in una delle categorie crypto più rischiosa, quella dei meme coin.
«I meme coin sono criptovalute che nascono principalmente come fenomeni culturali o di intrattenimento, come progetti umoristici o parodie, ispirandosi appunto ai meme: tendenze virali o fenomeni della cultura pop (si pensi a Grumpy Cat, il gatto imbronciato famosissimo online).
A differenza delle criptovalute tradizionali come Bitcoin ed Ethereum, i meme coin spesso non hanno obiettivi ben definiti o particolari finalità di sviluppo tecnologico».
Detto questo, il ragazzo in questione, sull’onda dell’entusiasmo per l’elezione di Trump nel 2024 e delle promesse del presidente in materia di crypto, ha consigliato sua nonna di investire i risparmi pensionistici in una serie di crypto speculative, inclusa la meme coin dello stesso Trump crollata miseramente poco dopo il suo lancio. Ed è così che la nonna ha visto evaporare il 60% dei suoi risparmi nel giro di poche settimane.
Passiamo a quelle che sono vere e proprie truffe, dunque sistemi studiati per drenare denaro da investitori “sprovveduti” a fronte di progetti assolutamente inesistenti. E facciamo due esempi:
OneCoin, la crypto inesistente
Tra il 2014 e il 2017 gli ideatori di questa truffa dal nome, OneCoin, che evocava promesse crypto di facili guadagni, hanno venduto una moneta virtuale inesistente di fatto rubando oltre 4 miliardi di dollari a livello globale.
Una truffa che ha avuto origine in Bulgaria, ideata da Ruja Ignatova e Karl Sebastian Greenwood. Nella primavera del 2026 l’FBI, l’agenzia di polizia federale statunitense, ha invitato le vittime a fare domanda di risarcimento (che tuttavia rappresenterà una parte limitata del denaro perduto). Greenwood è stato arrestato in Tailandia, estradato negli Stati Uniti e condannato a 20 anni di carcere. Ignatova invece è latitante.
Ftx, il limite superato tra volatilità e truffa
Sempre nel 2022, c’è stato il fallimento di Ftx di Sam Bankman-Fried, un exchange di criptovalute. Questo è stato un caso al limite tra gli elevati rischi di settore e la truffa vera e propria.
Infatti è emerso che la società di trading gemella, la Alameda Research, sempre fondata da Sam Bankman-Fried, utilizzava i depositi dei clienti di Ftx per coprire le proprie posizioni debitorie e investimenti rischiosi. Quando l’affidabilità di Alameda è crollata sotto i dubbi di grossi investitori, tutto il castello di carte è venuto giù. Ftx è fallita e il suo fondatore è stato processato e condannato per truffa e bancarotta fraudolenta.
Tuttavia in questo caso, sebbene a distanza di qualche anno, i clienti truffati hanno potuto accedere al risarcimento grazie all’alienazione del patrimonio accumulato attraverso questo schema truffaldino. Ma come abbiamo visto non sempre va così. C’è chi scappa con la cassa, chi latita e chi brucia i fondi in ulteriori investimenti temerari prima che si possa tentare un recupero.
Oltre a questo ricordiamo che per accedere ad una procedura fallimentare, ad esempio per un investitore italiano, è necessario essere a conoscenza delle procedure del Paese in cui il fallimento è gestito, registrarsi tra i creditori entro i tempi stabiliti dalla legge e dunque farsi affiancare da legali e/o consulenti esperti in materia, con un possibile dispendio di risorse poco sostenibile soprattutto da chi investe tutti i propri risparmi e improvvisamente li perde.
Che si tratti di investimenti molto rischiosi o di vere e proprie truffe, l’esito può essere analogo. L’unica differenza rilevabile riguarda l’eventuale possibilità di rivalersi, dal momento che gli investimenti ad alto rischio non hanno spazio di recupero una volta fatti mentre per le attività illecite entrano in gioco le autorità di polizia e giudiziarie dunque è possibile che si aprano spazi per un recupero, anche solo in parte, del maltolto.
Fondi pensione e criptovalute: le regole a confronto
Veniamo alle regole, consapevoli che ogni sistema previdenziale nazionale (o sovranazionale) sta rispondendo in maniera diversa all’ingresso delle criptovalute negli investimenti dedicati alle pensioni. In particolare proponiamo un confronto tra gli Stati Uniti e l’Italia.
Le regole per i fondi pensione negli Stati Uniti
Quello statunitense è un quadro in rapida evoluzione. Il Dipartimento del Lavoro, dopo un periodo in cui ha invitato ad adottare le criptovalute con estrema cautela nei già citati piani 401(k), a marzo 2026 ha introdotto il concetto di “porti sicuri” (“safe harbour”) procedurali per i fondi che vogliono includere asset alternativi, incluse le criptovalute, nei propri piani pensione. Tuttavia i procuratori generali di diversi Stati, hanno sollevato delle perplessità definendo queste procedure non atte a tutelare davvero il risparmio previdenziale. Anzi dei veri e propri grimaldelli per rimuovere le tutele legali per i lavoratori.
Le regole per i fondi pensione in Italia e la Covip
Va innanzitutto detto che nel nostro Paese gli investimenti con finalità previdenziali operano a complemento della previdenza obbligatoria, gestita dallo Stato, che si occupa di garantire la pensione a tutti i soggetti che hanno raggiunto un determinato limite di età, che ad oggi è fissato in via ordinaria a 67 anni (con una serie di eccezioni, sempre più limitate, per gli anticipi).
Fatta questa doverosa premessa, la previdenza complementare, sebbene nelle mani di soggetti privati con o senza scopo di lucro, è soggetta ad una serie di regole molto stringenti e alla vigilanza della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione).
Il quadro normativo che regola la previdenza complementare, fissa dei paletti che impediscono ai fondi pensione di investire in strumenti meramente speculativi e di mettere a rischio i risparmi dei propri aderenti. Dunque non è possibile acquistare criptovalute direttamente attraverso i fondi pensione, poiché prevale una logica di prudenza. Ragione per cui il rapporto rischio/rendimento nei fondi pensione risulta essere sostanzialmente basso e orientato a proteggere il capitale.
Tuttavia ciò non vuol dire che gli investimenti in crypto debbano essere totalmente assenti dai portafogli dei fondi pensione ma semplicemente che potrebbero esserci “tracce” di criptovalute in strumenti a loro volta diversificati su cui i fondi pensione, nei termini di legge, possono investire.
In conclusione, essendo ormai le crypto degli asset utilizzati anche dalla finanza tradizionale in un’ottica di diversificazione degli investimenti, è possibile che chi investe tramite fondi abbia una minimissima parte dei propri risparmi investiti anche in valute virtuali.
I rischi maggiori emergono però quando i risparmi dedicati alla pensione vengono protetti poco e male dal sistema normativo, come evidenzia la polemica negli States. Oppure quando il singolo risparmiatore, magari sprovvisto di tutte le informazioni e la consapevolezza necessarie, “punta” tutti i propri risparmi, o una parte significativa di essi, in stumenti molto rischiosi – o addirittura truffaldini – che possono causare più facilmente delle perdite ingenti che guadagni interessanti.
La check-list per investimenti previdenziali consapevoli
Chiudiamo offrendo alcune indicazioni pratiche per proteggere il proprio risparmio previdenziale da rischi eccessivi che mal si sposano che questo particolare obiettivo di investimento.
- Tutela del capitale. In materia di investimenti pensionistici, al primo posto deve esserci sempre la protezione del capitale accumulato. Poi le necessarie azioni volte ad attenuare l’effetto dell’inflazione in termini di perdita del potere d’acquisto. E solo a questo punto si può ragionare in termini di extra rendimento e dunque di maggiore rischio. Il risparmio previdenziale non è la componente patrimoniale su cui testare strategie ad alto rischio. Se si desidera comunque un’esposizione alle criptovalute, su queste andrebbe investita solo la parte di capitale che ci si può permettere di perdere interamente. Mai quella che rappresenta la propria pensione integrativa.
- Diversificazione. Resta sempre e comunque valido il detto «non mettere mai tutte le uova nello stesso paniere». Un portafoglio previdenziale solido si costruisce su una combinazione di asset class diverse – obbligazioni, azioni, materie prime, Titoli di Stato, eccetera – bilanciate in base all’orizzonte temporale e alla propria tolleranza al rischio, non su un’unica scommessa, per quanto promettente possa sembrare.
- Consapevolezza. «Capisco davvero dove stanno andando i miei soldi?», questa è la domanda che bisognerebbe farsi prima di ogni investimento previdenziale. Fare approfondimenti su emittente o gestore, capire chi vigila su di essi, essere in grado di comprendere in che modo si genera il rendimento promesso, capire se esistono garanzie o forme di tutela in caso di insolvenza, è fondamentale per non incappare in errori di valutazione che possono mettere a repentaglio i risparmi di una vita.
Infine facciamo un doveroso passaggio sul tema della sostenibilità ambientale e sociale. Investire per la propria pensione dovrebbe essere un gesto lungimirante per il futuro proprio, dei propri cari, ma anche di tutta la comunità. Dunque chiedersi se i propri risparmi hanno un impatto positivo o negativo su ambiente e società è importante anche per chi abiterà questo mondo dopo di noi. Una domanda ancor più pressante quando si parla di un investimento con natura pluridecennale qual è quello previdenziale.

EXCHANGE
Nel mondo crypto un exchange è una piattaforma online che consente di comprare, vendere e scambiare valute virtuali, come bitcoin o tether.
Si tratta di un luogo digitale in cui gli utenti, ad esempio, possono acquistare criptovalute usando euro o altre monete fiat. Oppure scambiare una criptovaluta con un’altra. L’exchange facilita queste operazioni mettendo in contatto chi vuole comprare con chi vuole vendere.
Per utilizzare un exchange, generalmente è necessario aprire un account e verificare la propria identità. È importante inoltre tenere ben presente che le criptovalute possono avere forti variazioni di prezzo – al rialzo e al ribasso – e che non tutti gli exchange offrono le stesse garanzie o lo stesso livello di tutela.
Per ripassare e approfondire un po’
- Perché il fallimento di Ftx è un campanello d’allarme per le criptovalute
- Criptovalute, IA e potere politico: perché i miliardari tech hanno scelto Trump
- La storia della finta crypto dell’Fbi che ha incastrato i truffatori
Meritano un click
- Reuters – Australia’s DIY pension funds lose millions on crypto bets, investors not sweating it
- Yahoo Finance – Bitcoin price meltdown leaves these public pensions down 60% on Strategy bets
- CBS News – AI is fueling a surge in crypto fraud schemes, IRS investigators say. For one victim, “There’s nothing left.”




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