A L’Aquila il progetto che pone le case disabitate al servizio dello sviluppo
Nuove Esperienze Ospitali è un progetto che punta a recuperare le case disabitate nell'area che fu colpita dal terremoto del 2009 in Abruzzo
Nei dieci comuni dell’Unione Montana Sirentina, in Valle Subequana, sotto il Monte Sirente (provincia de L’Aquila), vivono all’incirca 3.500 abitanti. La zona è sottoposta a uno spopolamento estremo: nulla di troppo diverso da tante altre aree interne del nostro Paese, specie se montane. Quello che qui è però caratteristico è che i villaggi sono pieni di case vuote, ma ricostruite nel periodo successivo al terremoto del 2009.
Case senza persone, il caso-limite de L’Aquila
Che siano completamente abbandonate o poco utilizzate, che siano proprietà di persone che vivono in centri più grandi o che da tempo hanno lasciato l’Italia, più della metà delle case risulta non occupata.
Nel 2021 in Italia erano state censite circa 35,3 milioni di case. Più di un quarto di queste, il 27,2%, non era abitato in modo permanente. In Abruzzo questa percentuale cresce di ben 11 punti arrivando al 38,7%, con quasi 800mila case, di cui 346.189 vuote. La percentuale varia a seconda delle zone: nei comuni ultra-periferici riguarda 7 abitazioni su 10; in quelli montani il 53,8%.
È più di quanto avvenga in media nel resto d’Italia, dove nelle aree interne la quota di case spopolate è pari al 42,6%; per quelle montane cresce al 47%. Nell’Unione Montana Sirentina la quota di abitazioni non occupate raggiunge il 72,3%. Anche se la regione è al quarto posto per incidenza del fenomeno, dopo Valle d’Aosta (56% di abitazioni non occupate), Molise (44,6%) e Calabria (42,2%), L’Aquila è il capoluogo con più case non occupate da dimoranti abituali d’Italia.
I soldi della ricostruzione, ma senza neppure l’allaccio ai servizi
«Lo specifico di quest’area – spiega Vittorio Alvino, presidente della fondazione Openpolis – è che otto dei dieci comuni sono nell’area del cratere del terremoto del 2009 e pertanto hanno potuto beneficiare dei generosi finanziamenti per la ricostruzione». Per le sole abitazioni private nei 55 comuni colpiti da sisma sono stati stanziati più di 2 miliardi e 800 milioni di euro. Per otto dei dieci comuni della Valle Subequana questo ha significato circa 450 milioni di euro per ripristinare case private, in buona parte abbandonate o inutilizzate prima del sisma, e anche dopo gli interventi di risanamento. «Gran parte di queste case – specifica – non ha l’allaccio ai servizi, quindi non paga nemmeno le tasse comunali».
A fronte di questa enorme disponibilità di alloggi non abitati, però, l’Abruzzo vive il paradosso di essere una regione che si sta spopolando e che non ha luoghi dove ospitare chi voglia riabitarla.
Neo, Nuove Esperienze Ospitali
Il progetto Nuove Esperienze Ospitali è nato nel 2022 a Gagliano Aterno, uno dei paesi del cratere. Qui è nata la sperimentazione attraverso una serie di call per formazione e ricerca su tematiche ambientali, sul rapporto tra essere umano e montagna e sullo sviluppo territoriale. Nel 2024 il progetto si è esteso agli altri comuni dell’Unione Sirentina. «È stato un passaggio significativo dal punto di vista qualitativo e quantitativo – racconta Alvino -. “Si è ridefinita la strategia complessiva con l’obiettivo da un lato di accogliere nuovi potenziali abitanti, dall’altro però di costruire le condizioni affinché possano restare».
Condizioni che passano da due fondamentali direttrici. La prima è smettere di pensare questi borghi come luoghi in cui fare ricerca o disperdere altri fondi per inseguire velleità di sviluppo turistico. «Vogliamo definire call che intercettino target interessati a opportunità di lavoro, a installare nuovi progetti commerciali o imprenditoriali».
Il tutto, specifica, a partire dalle esigenze delle comunità, che attraverso assemblee e percorsi interni possano ridefinire la propria identità e la visione del futuro del proprio territorio inteso non come singolo paese, ma come area più vasta. «Sono le comunità a immaginare quali bisogni hanno e quali possono sottoporre a potenziali nuovi abitanti di medio e lungo periodo», aggiunge Alvino.
Riportare la vita nelle case vuote
La seconda condizione, però, passa dal risolvere il problema dell’indisponibilità di case. Negli anni Neo ha portato a vivere per sei mesi a Gagliano quattordici ragazze e ragazzi, di cui alcuni hanno deciso di restare. E hanno scoperto che era molto più complicato del previsto. Un conto, infatti, è un breve periodo di ricerca in cui essere ospitati per sei mesi. Altro è scegliere di realizzare un progetto di vita, seppur di medio periodo. Qui entriamo sul tema di cui Openpolis si occupa specificamente: l’abitare, in un contesto di estremo spopolamento, dove però non ci sono case per chi arriva e per chi vorrebbe restare.
Le risposte della sperimentazione 2022-2023, secondo Alvino, sono incoraggianti. La domanda, spiega, potrebbe essere molto estesa superando il limite di mancanza di abitazioni disponibili. Il progetto è quello di costituire una sorta di agenzia dell’abitare, un ente di coordinamento che gestisca gli immobili disabitati per garantire ospitalità alle persone che rispondono alle call.
L’agenzia si occuperebbe di destinare le case vuote ad affitti di medio e lungo periodo. Eludendo, quindi, la logica del turismo mordi e fuggi e degli affitti brevi e brevissimi. «Abbiamo elaborato una strategia che possa agire su questo paradosso – precisa Alvino – coinvolgendo i proprietari degli immobili. Anche se sono lontani, alcuni anche da più di una generazione, hanno un’importante responsabilità per il presente e il futuro delle comunità e dei territori in cui sorgono le loro case».
Il progetto NEO sarà tra i casi studio del corso “Casa, lavoro e libertà. Le aree del margine come luoghi di vita” della Londa School of Economics, che si terrà da venerdì 26 giugno a domenica 28 giugno. Le iscrizioni sono aperte fino al 5 giugno.




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