Armi nucleari negli investimenti Esg: l’Unione europea ha ucciso la finanza sostenibile

La riconquista della finanza sostenibile da parte del progetto di riarmo europeo procede spedita e determinata come un carro armato, ça va sans dire. Una ...

L'Unione europea ha ammesso gli investimenti in armi nucleari tra quelli considerati sostenibili © Mirko Kuzmanovic/iStockPhoto

La riconquista della finanza sostenibile da parte del progetto di riarmo europeo procede spedita e determinata come un carro armato, ça va sans dire. Una delle più recenti “conquiste” è stato lo sfondamento del muro costituito dall’esclusione delle imprese coinvolte in attività produttive relative alle armi controverse dagli indici di riferimento per la finanza sostenibile. D’altra parte lo aveva chiesto esplicitamente Mario Draghi nel suo Rapporto sul futuro della competitività europea: occorre “chiarire” le interpretazioni date dalle istituzioni europee relative al Quadro europeo sulla finanza sostenibile e sui criteri Esg, in modo da evitare di frapporre dei limiti di accesso per le imprese degli armamenti alla finanza privata.

Da “armi controverse” ad “armi proibite”: così le bombe atomiche sono diventate sostenibili

E così, obbedendo a questa raccomandazione, le istituzioni europee hanno proceduto alla revisione del Regolamento delegato 2020/1818, relativo alle «norme minime per gli indici di riferimento Ue di transizione climatica e per gli indici di riferimento Ue allineati con l’Accordo di Parigi».

All’articolo 12 il Regolamento prevedeva che «gli amministratori di indici di riferimento Ue allineati con l’Accordo di Parigi escludono dagli indici di riferimento … le società coinvolte in attività riguardanti armi controverse». Sempre l’art.12 intendeva, appunto, per armi controverse quelle «di cui ai trattati e alle convenzioni internazionali, ai principi delle Nazioni Unite e, se del caso, alle legislazioni nazionali».

La modifica proposta e infine approvata cambia la definizione delle armi da «controverse» ad un più specifico e circoscritto «proibite». E chiarisce che per tali armi si intendono «le mine antiuomo, le munizioni a grappolo, le armi biologiche e chimiche il cui uso, possesso, sviluppo, trasferimento, produzione e stoccaggio sia espressamente proibito da convenzioni internazionali sugli armamenti a cui la maggioranza degli Stati membri hanno aderito, come elencati nell’allegato».

In fumo anni di lavoro sulle regole per la finanza sostenibile

Nell’allegato al Regolamento modificato troviamo, in effetti, solo i quattro trattati o convenzioni relative alle suddette quattro tipologie di armi. Vengono così “salvate”, ad esempio, le armi nucleari, le cui imprese produttrici potranno così avere libero accesso ai fondi allineati con l’Accordo di Parigi e con il Regolamento Ue 2020/852. Parliamo della tassonomia europea, cioè il sistema di classificazione europeo che definisce le attività economiche che si possono considerare sostenibili con l’obiettivo per indirizzare gli investimenti verso gli obiettivi del Green Deal.

Per arrivare a questo risultato sono state svolte delle consultazioni con gli Stati membri, i rappresentanti delle imprese e altri portatori di interesse rilevanti. La relazione allegata al testo normativo, riferisce che tre Stati membri hanno presentato suggerimenti per estendere il campo di applicazione (senza indicare né quali né in quale direzione).

Ma si riferisce che queste osservazioni non sono state prese in considerazione perché «i trattati pertinenti non vietano la produzione e lo sviluppo di tali armi, ma si riferiscono solo al loro uso, oppure non pregiudicano il diritto degli Stati di mantenere il loro programma di deterrenza nucleare (trattato di non proliferazione). Inoltre l’estensione dell’ambito di applicazione della definizione delle armi che non sono escluse sulla base di un trattato è stata ritenuta problematica, dato l’obiettivo di fornire una definizione giuridicamente fondata».

Parlamento e Consiglio europeo d’accordo per la modifica, che piace all’estrema destra

Su questo si può facilmente argomentare che il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari fa divieto di fornire anche tecnologia, oltre a materie prime e armi complete, a Paesi non dotati di testate nucleari. Questa può essere considerata senza dubbio una fonte giuridica sufficiente per estendere alle armi nucleari (almeno) la qualifica di “vietate”.

Questa proposta di modifica del Regolamento delegato 2020/1818 predisposta dalla Commissione europea è stata trasmessa al Parlamento europeo, il secondo dei tre legislatori europei, dove il 26 novembre è stato respinto con 392 voti contrari, 236 favorevoli e 34 astenuti un documento contrario alla modifica del Regolamento 2020/1818, presentato da Sinistra, Verdi e Socialisti, con una nuova alleanza inedita tra Partito Popolare e i gruppi di estrema destra europei.

I risparmiatori che vogliono investire in modo sostenibile dovranno vigilare con attenzione

Restava, in teoria, solo la possibile obiezione del Consiglio europeo. Ma entro i termini previsti, l’organismo, come prevedibile, non ha eccepito nulla. Dunque la modifica al Regolamento delegato è stata pubblicata nell’Official Journal of the European Union (l’equivalente della Gazzetta Ufficiale) il 30 dicembre 2025. Il Regolamento modificato è entrato in vigore il 20esimo giorno dopo la pubblicazione. E si applicherà a partire dal 30 giugno 2026 per quanto riguarda gli indici di riferimento già esistenti autorizzati prima della sua data di entrata in vigore (quindi, avrà anche effetto retroattivo).

Così, da quella data, il risparmiatore che vorrà investire in un fondo di finanza sostenibile secondo la normativa europea se ne potrebbe tornare a casa avendo nel proprio portafoglio azioni di imprese produttrici di armi nucleari. Starà solo a lui chiedere, informarsi, discutere eventualmente e, soprattutto scegliere. È davvero uno stravolgimento di tutta la strategia e la normativa di supporto sulla finanza sostenibile che la Commissione europea aveva creato durante il primo mandato di Ursula von der Leyen. Se anche le armi nucleari sono sostenibili, niente più è sostenibile. Restano solo i fondi etici e quelli degli operatori che vorranno rimanere coerenti e fedeli ad una idea della sostenibilità che abbia ancora un qualche senso.

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