Parte 7

Bolloré sotto inchiesta: sospetti favori in Africa per ottenere concessioni portuali

La vicenda del magnate Vincent Bolloré. Gli inquirenti francesi sospettano favori ai presidenti di Togo e Guinea in cambio di concessioni portuali.

Di Andrea Barolini
Il magnate francese Vincent Bolloré è sotto inchiesta per presunti favori a presidenti africani in cambio di concessioni portuali © Copyleft/Wikimedia Commons

Mercoledì 25 aprile 2018, l’industriale e uomo d’affari francese Vincent Bolloré è stato fermato dalla polizia transalpina. A suo carico, le accuse di falso e di corruzione di funzionari pubblici all’estero. Con l’obiettivo di ottenere delle concessioni portuali nell’Africa occidentale.

Sotto inchiesta anche il direttore generale Gilles Alix

Il magnate è leader dell’omonimo gruppo attivo nei settori dei trasporti, della logistica, dell’energia e delle telecomunicazioni. È inoltre primo azionista di Vivendi, media company che controlla anche Canal+ e Universal Music. E in Italia è socio di Mediobanca, nonché, tramite Vivendi, azionista principale di Telecom Italia, con il 23,94%.

È stato interrogato dalle unità anti-corruzione di Nanterre, non lontano da Parigi. Dopo due giorni e una notte passati in “garde à vue”, il suo gruppo ha pubblicato un comunicato. «Per Bolloré – si legge nel testo – vale la presunzione di innocenza. Risponderà alle accuse infondate che gli sono state mosse».

Assieme al noto uomo d’affari, anche il direttore generale dell’azienda, Gilles Alix, è stato posto sotto inchiesta. Secondo l’accusa, l’uomo potrebbe essere stato al fianco di Bolloré nel sostenere «campagne elettorali in cambio di concessioni». In particolare in Guinea e Togo. Un altro nome di spicco finito nel mirino degli inquirenti è quello di Jean-Philippe Dorent. Si tratta del responsabile del polo internazionale di Havas, gruppo di consulenza nel settore della telecomunicazione, anch’esso diretto da Bolloré.

Le campagne elettorali di Faure Gnassingbé e Alpha Condé

Il quotidiano Le Monde ha definito Dorent «vicino all’uomo d’affari Francis Perez, molto attivo in Africa. Al quale avrebbe perfino concesso un prestito di oltre 400mila euro per l’acquisto di una casa in Corsica». Presidente del gruppo di casinò e di hotel Pefaco, anche Perez è stato ascoltato dalla polizia giudiziaria. A guidare l’inchiesta sono i magistrati Aude Buresi e Serge Tournaire. Noti per aver istruito l’inchiesta sul presunto finanziamento libico alla campagna elettorale di Nicolas Sarkozy nel 2007.

Il dossier si concentra in particolare sulle città di Lomé, in Togo, e di Conakry, in Guinea. È qui che Bolloré ha deciso di sviluppare le attività logistiche del suo gruppo. Faure Gnassingbé, presidente del Togo dal 2005, e Alpha Condé, suo omologo guineano, avrebbero beneficiato del supporto della Havas. Che avrebbe concesso i propri servizi a prezzi scontati. In cambio, una volta eletti, i due avrebbero favorito gli interessi del gruppo francese.

La difesa del gruppo Bolloré: «L’apparenza inganna»

Guarda caso, prosegue Le Monde, «dopo poco i concorrenti del gruppo sono stati sopravanzati. Appena qualche settimana dopo la sua elezione, Condé ha rotto unilateralmente la concessione del terminal di container attribuita nel 2008 ad una filiale di un altro gruppo francese, la Necotrans». Mentre in Togo, «le concessioni sono arrivate già nel 2001, ai tempi del dittatore Eyadema Gnassingbé, padre dell’attuale capo di Stato. Quest’ultimo, poi, due mesi prima di essere rieletto, nel 2010, in piena campagna elettorale, ha concesso al gruppo Bolloré l’esclusiva in materia di manutenzioni dell’intero porto di Lomé».

Dall’entourage del magnate francese, tuttavia, affermano che sono unicamente «le capacità del gruppo ad aver permesso di battere la concorrenza». «L’apparenza inganna – ha affermato un dirigente dell’azienda -. Non sono di certo i servizi di Havas da 100mila euro per una campagna elettorale a determinare l’attribuzione di concessioni portuali da parecchie decine di milioni». A chiarire la situazione, a questo punto, sarà la giustizia.

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