Parte 7

La cannabis serve anche per curare i malati. Quando c’è

Con la cannabis si possono preparare farmaci essenziali per alcuni pazienti. Ma non di rado la pianta è introvabile. Perché? Lo spiega il farmacista Marco Ternelli

Di Andrea Barolini
La cannabis è utilizzata anche per la preparazione di farmaci galenici. Ma non di rado la materia prima è introvabile © CC0 Public Domain via Pxhere.com

In Italia esiste una cannabis che è già legale. Da anni. Si tratta di quella utilizzata a scopo terapeutico. Per il trattamento di patologie in soggetti che non rispondono alle cure tradizionali. Ma che grazie ai principi attivi contenuti nelle infiorescenze ottengono spesso grande sollievo.

La preparazione dei medicinali a base di cannabis è affidata ai farmacisti galenici. I problemi, però, non mancano. A cominciare dalle ripetute difficoltà incontrate nell’approvvigionamento della materia prima. Ma anche a causa delle lungaggini burocratiche e delle norme molto stringenti (trattandosi di sostanze stupefacenti). Così, non di rado i pazienti si ritrovano privati dei farmaci di cui hanno bisogno. E alcuni si arrangiano come possono. Marco Ternelli, farmacista e preparatore galenico in provincia di Reggio Emilia, da anni denuncia le difficoltà che incontra nel suo lavoro quotidiano.

cannabis
Le proprietà della cannabis consentono di garantire sollievo ai pazienti affetti da patologie che non rispondono alle cure tradizionali © via Pixabay

Dottor Ternelli, a cosa serve la cannabis terapeutica?

Con la cannabis si possono ottenere farmaci galenici, ovvero preparati dal farmacista. Si tratta di un fiore che contiene tetraidrocannabinolo (THC) e cannabidiolo (CBD), sostante molto interessanti dal punto di vista medico. Sono utilizzate per trattare diverse patologie, per le quali la letteratura scientifica internazionale ha confermato che si può ottenere un beneficio. È il caso, ad esempio, della sclerosi multipla, dei dolori (oncologici e non solo), dell’epilessia, della nausea e del vomito derivanti da chemioterapia, ma anche di disturbi legati all’Aids.

Che prodotti possono essere preparati?

Le forme farmaceutiche più comuni sono due: il fiore grezzo vaporizzato oppure gli estratti, ad esempio l’olio. Ma un farmacista può fare anche delle creme, dei colliri, delle supposte, degli ovuli…

Qual è la richiesta di prodotti a base di cannabis terapeutica in Italia? E qual è l’offerta?

La situazione attuale è che l’offerta è infinitamente inferiore rispetto al reale fabbisogno.

È possibile quantificare il problema?

Diciamo che fatta 100 la domanda, l’offerta oggi è attorno a 60.

Il motivo?

I farmacisti preparatori si trovano ciclicamente senza materia prima a disposizione. Ciò accade principalmente in concomitanza con la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo. Due anni fa per due mesi la cannabis è stata del tutto introvabile. Ultimamente, invece, è capitato che siamo rimasti privi di alcune varietà.

Dunque esistono varie tipologie di cannabis terapeutica?

Sì, la cannabis non è tutta uguale. Se ne manca un determinato tipo, i pazienti che hanno bisogno proprio di quello si ritrovano privi dei medicinali di cui hanno bisogno.

E non sono sostituibili con altre varietà?

Non sempre. Come nel caso degli antipertensivi o degli antibiotici, di prodotti ne esistono moltissimi. Benché appartengano alla stessa classe, ciascuno ha la propria indicazione terapeutica.

E i malati che rimangono senza farmaci che fanno?

Ciò a cui assisto periodicamente è un certo numero di pazienti che si ritrova costretto ad interrompere le cure. Magari dopo aver migrato di farmacia in farmacia alla ricerca di qualcuno che abbia ancora scorte e possa preparare i prodotti di cui hanno bisogno. Il che spesso si rivela complicato.

Perché?

Perché dal momento che si tratta di sostanze stupefacenti, alle farmacie è vietato pubblicizzarli. Per cui non è neppure possibile scrivere sul proprio sito internet che il servizio viene offerto. I pazienti, perciò, non hanno a disposizione un elenco di farmacie galeniche che preparano medicinali a base di cannabis.

«Per le preparazioni galeniche a base di cannabis, per le farmacie vige il divieto di pubblicizzare il servizio. I pazienti sono così privi di punti di riferimento»

Le è capitato di sentire che qualcuno tenta di procurarsi la cannabis in altro modo?

Sì, ho sentito di pazienti che, in mancanza di altro, si sono rivolti al mercato nero. Va detto che l’organismo, nel caso della cannabis, impiega relativamente poco tempo a disabituarsi alle dosi. Bastano due o tre settimane in alcuni casi, il che implica che il paziente che viene privato del farmaco per un mese, può dover ricominciare da zero il trattamento.

Da cosa dipende questa mancanza di materia prima?

Proprio dal fatto che, preso un anno solare intero, la quantità approvata dalle autorità, tra produzione italiane e importazioni, è insufficiente. Poi possono esserci anche problemi produttivi o burocratici, ma in misura minore. La responsabilità è delle decisioni assunte dal ministero.

In Italia chi produce la cannabis a scopo terapeutico?

Lo Stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze. Che però, secondo i dati ufficiali del ministero della Difesa, produce circa 60 chilogrammi all’anno (dato riferito al 2017). È stato stimato un quintale, ma tale quantitativo non è mai stato raggiunto negli ultimi tre anni.

E invece quanta ce ne vorrebbe?

Circa 1,6 tonnellate per rispondere alla domanda. Per questo la si importa dall’Olanda. Di recente una società canadese ha vinto un bando per la fornitura di 400 chilogrammi. Ma non basta.

Lo Stabilimento chimico-farmaceutico non potrebbe produrne semplicemente di più?

Volendo avrebbe i mezzi per rispondere all’intero fabbisogno.

E cosa glielo impedisce?

Probabilmente la cannabis terapeutica paga il proprio nome. In tanti ancora oggi pensano che i malati che assumono questa sostanza siano dei drogati. Ci vorrà del tempo. Come è stato per la codeina o la morfina.

Qual è la soluzione perciò?

Dal mio punto di vista è semplicissima. Lo Stabilimento chimico-farmaceutico produce cannabis terapeutica ad un costo di 5,93 euro più Iva al grammo. La ditta canadese che ha vinto l’ultimo bando la consegnerà a 1,60 euro più Iva. Ciò perché in Canada si producono più di 100 tonnellate all’anno, il che consente di abbassare enormemente i prezzi. È evidente perciò che oggi converrebbe importarla tutta.

Al di là dei problemi di approvvigionamento quali altri ne avete come farmacisti?

Diciamo che i controlli sono molto stringenti sulla cannabis. Il che è comprensibile, trattandosi di sostanze stupefacenti. Ma va detto che se, quando si consultano i registri, vengono trovate giacenze in farmacia leggermente inferiori, può capitare che ciò dipenda da una perdita di peso del fiore, magari perché l’acqua che esso contiene è evaporata nel tempo. Il problema è che però possono prodursi discrepanze di qualche milligrammo, che rischiano però di far passare dei guai al farmacista.

Cosa si rischia?

Di essere sospettati di aver venduto sottobanco il quantitativo mancante…

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