Che ne è stato dei 200 miliardi destinati al "salvataggio" della Grecia?

Che ne è stato dei 207 miliardi sbloccati dall’Unione europea e il Fondo Monetario Internazionale dal 2010 nel quadro del “piano di salvataggio” della Grecia? Sono serviti ...

Di Claudia Vago

Che ne è stato dei 207 miliardi sbloccati dall’Unione europea e il Fondo Monetario Internazionale dal 2010 nel quadro del “piano di salvataggio” della Grecia? Sono serviti davvero al popolo greco? Se lo è chiesto Attac Austria che ha iniziato a indagare sui dettagli dei versamenti dei due programmi approvati il 2 maggio 2010 e il 21 febbraio 2012. Risultato: i principali destinatari dei prestiti sono le banche (58 miliardi di euro) e i creditori dello Stato greco (101 miliardi), principalmente banche e fondi di investimento.
Almeno il 77% dell’aiuto europeo, dunque, è andato a beneficio diretto o indiretto del settore finanziario. Solo 46 miliardi sono serviti a dare sollievo ai conti pubblici greci. Nello stesso periodo, lo Stato greco ha pagato 34 miliardi di euro di soli interessi sul debito.
Il governo tedesco ha rifiutato le conclusioni dello studio di Attac Austria affermando che tutti i greci hanno beneficiato del fatto che i creditori del Paese non siano falliti. Grazie ai piani europei, la Grecia ha avuto più tempo per mettere in atto le riforme che gioveranno all’insieme della popolazione, secondo Berlino. I greci, asfissiati dalle misure di austerità legate a questi crediti internazionali, apprezzeranno senz’altro.
Raccogliere i dati non è stato semplice per Attac e rimangono alcune informazioni poco chiare. Per esempio, a proposito di un versamento di 3 miliardi di euro nel marzo 2012 da parte del Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) si può leggere nel rapporto che «non c’è documentazione ufficiale su come sia stata usata questa tranche». O «non è stato possibile ricomporre l’utilizzo di questa tranche» a proposito di 8 miliardi di euro accordati dall’Eurozona e il FMI nel marzo 2011.
Anche a livello di trasparenza la Troika deve ancora fare molti passi avanti.
Leggi lo studio di Attac Austria

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