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Draghi chiami il ministero come crede, ma agisca. «Whatever it takes»

Energia, trasporti, riscaldamento globale. E gli intrecci con la finanza. Ogni settimana il punto sui cambiamenti climatici firmato da Andrea Barolini

«Non voglio più mentire. Non voglio più far credere che la mia presenza al governo significhi che stiamo andando nella direzione giusta». Era il 28 agosto del 2018, e il ministro della Transizione ecologica della Francia Nicolas Hulot – personalità di assoluto rilevo e competenza – rassegnava le dimissioni. Lo faceva in un’intervista alla radio France Inter rimasta nella mente di molti cittadini transalpini. Le lacrime trattenute a stento, dopo un anno di lavoro che aveva portato solo a «piccoli passi in avanti». Troppe «le pressioni delle lobby», disse. Troppe «le necessità di breve termine». Troppi «gli altri dossier sul tavolo del primo ministro». Impossibile aggredire «come sarebbe necessario» la crisi climatica.

Le dimissioni del ministro della Transizione ecologica della Francia Nicolas Hulot, nell’agosto del 2018

L’esperienza francese, mentre anche in Italia il presidente del Consiglio incaricato promette di creare un ministero della Transizione ecologica, ci può insegnare molto. La nazione europea è stata di recente condannata da un tribunale per «inazione climatica». Al termine di un’azione legale avviata da una serie Ong, inclusa proprio la Fondazione che fa capo proprio a Hulot (il che ha di fatto confermato la fondatezza delle critiche avanzate dall’allora ministro). 

Lo si può chiamare infatti come si vuole, quel ministero. Si potrà anche scegliere, a guidarlo, una personalità competente, gradita al mondo dell’associazionismo, integerrima. E gli si potranno anche concedere maggiori prerogative e poteri. Ma se non ci sarà uno sguardo complessivo, un disegno comune, una linea condivisa da tutti, il rischio è che solo una parte delle aspettative si tradurrà in fatti concreti. La sfida di Draghi è tutta qui: convincere anche i conservatori, la Lega, Confindustria che occorre cambiare passo. Convincere l’Eni e il proprietario della piccola impresa familiare di un paesino del Veneto ad avviare immediatamente la loro transizione ecologica. Convincere l’intero settore industriale a farlo. «Perché la Terra sta diventando una fornace, la biodiversità sparisce come neve al sole e siamo di fronte alla gestazione di una tragedia più che annunciata», disse Hulot. Se ce la farà, Draghi avrà fatto la storia. Altrimenti, avremo solo cambiato timbri e carta intestata di un ministero.