Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa e potrebbe contenere dati o informazioni relative a fonti/reference dell'epoca, che nel corso degli anni potrebbero essere state riviste/corrette/aggiornate.

Diteci cos’altro serve per salvare il clima

Energia, trasporti, riscaldamento globale. E gli intrecci con la finanza. Ogni settimana il punto sui cambiamenti climatici firmato da Andrea Barolini

Anche il summit del World Economic Forum, quest’anno, non si terrà. La pandemia impedirà ai grandi decisori politici ed economici di tutto il mondo di riunirsi. Al posto della conferenza è previsto solo un unico incontro virtuale, che si terrà a fine mese. La riunione vera e propria è stata invece procrastinata a fine maggio, a Singapore. Il 19 gennaio, tuttavia, il WEF ha pubblicato il suo tradizionale Global Risks Report, il rapporto annuale sui rischi globali. 

Frutto delle risposte fornite da 850 esperti e dirigenti di imprese e associazioni, il documento divide le minacce in due parti: quelle più probabili (likelihood) e quelle più gravi (impact). Se a guidare la seconda, senza sorprese, è la pandemia di Covid-19, a stupire è la coscienza che i manager sembrano avere (ormai) dei rischi climatici. 

Nella classifica likelihood, infatti, al primo posto – per il quinto anno consecutivo – ci sono i rischi legati agli eventi meteorologici estremi, aggravati se non provocati dal riscaldamento globale. Al secondo sono citati i problemi che potrebbe comportare «un fallimento dell’azione climatica». E al terzo le conseguenze possibili dei «danni provocati dall’uomo alla natura». Solo al quarto figurano le malattie infettive, mentre al quinto si torna a parlare di ambiente con i rischi legati alla perdita di biodiversità.

I pericoli provenienti dalla scarsa capacità dei governi di fronteggiare i cambiamenti climatici figurano anche al secondo posto della lista impact. Il terzo è occupato quindi dalle armi di distruzione di massa: seguono nuovamente la perdita di biodiversità e le crisi legate alle risorse naturali. 

Allora mettiamo insieme i dati. La scienza è pressoché unanime nello spiegare i rischi che corriamo. Gli esperti hanno ripetuto in tutte le lingue quali sono le possibili soluzioni (obbligate). I rapporti dei più importanti organismi internazionali hanno martellato sui tempi serrati per adottarle. E anche i grandi attori del mondo economico considerano i rischi climatici estremamente gravi. Aggiungiamo che la stragrande maggioranza delle nazioni di tutto il mondo (ben 185) ha ratificato l’Accordo di Parigi. Ci spiegate cosa manca per passare all’azione?