Cop 21, i piccoli Stati si organizzano

I piccoli Stati insulari chiederanno a gran voce alle grandi economie di fare uno sforzo più ampio del previsto, al fine di limitare il riscaldamento ...

I piccoli Stati insulari chiederanno a gran voce alle grandi economie di fare uno sforzo più ampio del previsto, al fine di limitare il riscaldamento medio della temperatura terrestre – entro la fine del secolo – a 1, 5 gradi centigradi. E non a 2 gradi, come ipotizzato dalle principali diplomazie internazionali in vista della Conferenza mondiale sul clima (Cop 21) che si terrà a Parigi nel prossimo mese di dicembre.

 

I responsabili delle piccole nazioni si sono riuniti a questo proposito in Papua Nuova Guinea: «Siamo arrivati ad un’ultima frontiera – ha spiegato Anote Tong, presidente della Repubblica di Kiribati, secondo quanto riportato dall’agenzia AFP – e se la supereremo, il mondo intero dovrà affrontare gravissimi problemi. È la nostra ultima chance». Nel suo Stato, composto da tre arcipelaghi e situato a Nord-Ovest di Tahiti, una parte della popolazione è stata già costretta ad abbandonare le loro case, per spostarsi in zone più sicure.

 

Una situazione del tutto simile è quella vissuta dallo Stato di Palau, a Nord dell’Indonesia, colpito non solo dalla crescita del livello dei mari, ma anche dallo sbiancamento dei coralli, fenomeno distruttivo che colpisce le barriere coralline e i loro ecosistemi. Senza dimenticare gli eventi meteorologici estremi: «Solamente nel corso degli ultimi tre anni abbiamo registrato due super-tifoni: per noi ormai il problema è diventato una questione di vita o di morte», ha dichiarato il presidente Tommy Remengesau. Mentre a Tuvalu, quarto Stato più piccolo del mondo, le inondazioni stanno distruggendo le colture e provocando problemi sanitari: secondo il primo ministro Enele Sosene Sopoaga, «noi Stati piccoli, che non contribuiamo in alcun modo all’effetto serra, ci stiamo mobilitando da tempo per una transizione verso le energie rinnovabili. Perché questo significa salvare le nostre vite e i nostri popoli».

 

Foto: Wikimedia Commons/Cia World Factbook