Cop 21, negoziati febbrili a 24 ore dalla fine della conferenza

Passi avanti se ne sono fatti, ma ancora non ci siamo. Una nuova versione della bozza di accordo della Cop 21, la Conferenza mondiale sul Clima ...

©Andrea Barolini

Passi avanti se ne sono fatti, ma ancora non ci siamo. Una nuova versione della bozza di accordo della Cop 21, la Conferenza mondiale sul Clima delle Nazioni Unite, è stata consegnata ieri pomeriggio al ministro degli Esteri francese Laurent Fabius.

 

La versione presenta meno opzioni e meno espressioni da verificare. Ma i punti principali dell’accordo sono ancora da definire, il che rende di fatto impossibile fornire un giudizio di valore sul testo. In particolare, non si è ancora deciso se l’obiettivo dell’intero accordo sarà di limitare la crescita della temperatura media globale a 2 gradi o a 1, 5 gradi, entro la fine del secolo.

 

E non c’è intesa neppure sulla data di revisione degli INDC, ovvero delle promesse di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra che sono state avanzate dai governi prima della stessa Cop 21. Si tratta di una questione dirimente, perché gli impegni sono già stati giudicati insufficienti sostanzialmente all’unanimità: per le ong e le associazioni essi potranno consentire di limitare la temperatura a più di 3 gradi, mentre lo stesso governo di Parigi aveva ammesso prima dell’avvio della conferenza che essi bastano per raggiungere i +2, 7 gradi.

 

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Inoltre, la questione dei finanziamenti è ancora sul campo. Servono, come noto, 100 miliardi di dollari all’anno da stanziare entro il 2020. Ma all’articolo 6 sono ancora presenti numerose opzioni. Il problema fondamentale è comprendere chi dovrà pagare: in una versione del testo, si dice che “tutte le parti dovranno agire per mobilitare” la cifra in questione. In una seconda si specifica che a stanziare i fondi dovranno essere “i Paesi sviluppati e altri”. In una terza si indicano nuovamente i Paesi sviluppati, ma spiegando che essi dovranno “guidare il gruppo di finanziatori”. Ciò riflette il braccio di ferro ancora in atto tra le economie più ricche e i Paesi in via di sviluppo, che si ritengono vittime del cambiamento climatico e che quindi vorrebbero essere dispensati da ogni onere economico.

 

Come sottolineato nei corridoi di Le Bourget dai rappresentanti delle associazioni, la bozza presenta dunque ancora le migliori come le peggiori opzioni. Le prossime ore di negoziati saranno decisive. La squadra di 14 facilitatori messa in campo da Fabius sta lavorando giorno e notte per tentare di trovare un accordo. Quest’ultimo dovrebbe essere realizzato entro venerdì: mancano dunque solamente 24 ore ancora. Benché alcuni ritengabo che i negoziati possano essere prolungati anche nel weekend.