I data center per l’intelligenza artificiale stanno inghiottendo una città della Pennsylvania
Archbald, in Pennsylvania, è il simbolo di come i data center ridisegnino il territorio a scapito di chi lo abita. Lo svela un'inchiesta di DeSmog
Archbald, 7.500 abitanti a nove miglia da Scranton, nella valle boscosa del fiume Lackawanna, rischia di trasformarsi nel simbolo americano di una nuova colonizzazione industriale. In questa cittadina della Pennsylvania cinque società immobiliari hanno presentato piani per costruire cinque complessi di data center su sei siti diversi. Si tratta in totale di 51 edifici, per una superficie complessiva di oltre un milione e duecentomila metri quadri; nove volte quella del Campidoglio di Washington. È quanto ha ricostruito un’inchiesta di DeSmog durata quattro mesi.
In Pennsylvania serve spazio per i data center
La corsa all’intelligenza artificiale, accelerata dall’uscita di ChatGPT nel novembre 2022, ha trasformato centinaia di comunità americane in potenziali siti per i cosiddetti data center “iperscalari”. Sono immense infrastrutture di calcolo che richiedono superfici enormi, consumi energetici straordinari e grandi quantità d’acqua per il raffreddamento. La Pennsylvania, con le sue risorse di gas naturale e nucleare e con i suoi incentivi fiscali, è diventata una delle mete preferite dagli investitori del settore.
A Lackawanna County, dove si trova Archbald, nuovi progetti di data center su larga scala sono stati annunciati dal 2024 in almeno altri sette comuni. A luglio 2025, a Pittsburgh, un gruppo di aziende energetiche, finanziarie, immobiliari e tecnologiche – tra cui Anthropic, Google, Meta, Blackstone ed Equinor – ha annunciato 90 miliardi di dollari di investimenti in energia e intelligenza artificiale nello Stato, alla presenza del presidente Trump.
Ma ad Archbald nessuno sa con precisione chi sono i committenti finali dei progetti. Quattro delle cinque società immobiliari coinvolte – Western Hospitality Partners, PDC Realty, Cornell Realty Management e Green Mountain 6 LLC – non hanno mai completato né gestito un data center in precedenza, secondo le banche dati di settore. La quinta, Provident Realty Advisors, ha appena avviato il suo primo progetto di questo tipo in Texas. Nessuna ha risposto alle richieste di chiarimento di DeSmog.
Le norme urbanistiche locali scritte insieme alle grandi società che sviluppano data center
Il meccanismo con cui i progetti hanno preso forma rivela come le grandi aziende siano riuscite a plasmare le norme urbanistiche locali dall’interno. Secondo le email interne ottenute tramite richieste d’accesso agli atti, già a febbraio 2025 almeno otto potenziali sviluppatori avevano contattato il Comune. Nei mesi successivi, i loro rappresentanti – ingegneri, avvocati, lobbisti – si sono seduti ripetutamente al tavolo con i funzionari municipali, partecipando di fatto alla redazione delle nuove regole. A giugno 2025 tre sviluppatori diversi avevano già consegnato al comune le proprie proposte di testo per l’emendamento urbanistico, che la società di consulenza Pennoni – pagata dagli stessi sviluppatori tramite il Comune – fu incaricata di integrare.
Uno di questi, Provident Realty Advisors, aveva suggerito di portare a soli 60 metri la distanza minima tra i data center e le abitazioni private. Il compromesso finale, contenuto in un’email del luglio 2025 firmata dal responsabile comunale Dan Markey, fissò quella soglia a 90 metri. Riducendola, quindi, rispetto ai 120 previsti dalla bozza precedente. «Dopo aver parlato con alcuni potenziali sviluppatori, questo è il numero su cui si potrebbe trovare un accordo», scrisse Markey alla consulenza. La modifica fu inserita nella bozza successiva senza ulteriori discussioni pubbliche.
Così, la mappa delle aree destinate ai data center, presentata in agosto ai residenti, corrispondeva esattamente ai perimetri catastali dei terreni che gli sviluppatori intendevano acquistare. Il responsabile comunale lo confermò senza esitazioni a un consulente che gli chiedeva come fossero stati tracciati quei confini: «Le linee disegnate erano le proprietà dei soggetti che intendono sviluppare o vendere agli sviluppatori. Erano tutte, più o meno, richieste specifiche».
Il passato minerario della cittadina di Archbald
Archbald non è estranea alle industrie estrattive e alle loro promesse. Nel 1884 un minatore di carbone sfondò per caso la roccia rivelando la voragine glaciale più grande del mondo, nota ancora oggi come “Archbald Pothole”. Le miniere di antracite alimentarono per decenni l’industrializzazione americana, lasciando però una valle acida, bruciata, popolata da lavoratori immigrati che vissero in quartieri chiamati “Tipperary”, “Frog Town” o “Dark Valley”.
L’ultima miniera chiuse nel 1955. «Due dei miei bisnonni sono morti in miniera, molti altri sono rimasti feriti. Quasi tutti hanno sofferto e sono morti per malattie legate al loro lavoro», ha detto ai consiglieri comunali Madonna Munley, insegnante in pensione. «Quando le miniere hanno smesso di essere redditizie, i proprietari hanno fatto i bagagli e se ne sono andati. Non gli importava niente della gente o della città», riporta DeSmog.
Dalle miniere alle aziende tech, chi prende decisioni resta lontano dalle comunità
Il parallelismo con i data center è immediato per molti residenti: grandi investimenti, promesse di entrate fiscali, decisioni prese lontano dalle comunità interessate. Il responsabile comunale Markey ha valutato che un solo complesso potrebbe generare 4,3 milioni di dollari all’anno di imposte locali, oltre il 60% del bilancio annuale del Comune. E che gli sviluppatori tengono riservata l’identità dei committenti, probabilmente tra le aziende tech più grandi al mondo. «Se lo fanno bene e si impegnano a essere buoni partner per la comunità, l’identità dell’utente finale potrebbe essere irrilevante», ha commentato.
Non la pensano così gli abitanti della Valley View Estates, un piccolo parco di case mobili sul confine tra Archbald e il comune di Jermyn. Antoinette Merrifield vive lì da quasi trent’anni con il padre George, malato di cancro. Western Hospitality Partners ha siglato un accordo per acquistare il terreno nell’ottobre 2024 e il proprietario attuale ha comunicato ai residenti una data di sgombero per l’aprile di quest’anno. Ma da ottobre 2024 non è arrivata nessuna ulteriore informazione. Tina Goble, ex residente del parco, ha provato a informarsi sulle case popolari: lista d’attesa di cinque anni. «Cosa dobbiamo fare? Vivere in strada per cinque anni?», ha detto alla testata giornalistica.
Il contestatissimo «sì» ai data center del consiglio comunale di Archbald
Il 24 novembre 2025, in un freddo lunedì pomeriggio, decine di abitanti hanno affollato il palazzo municipale di Archbald per assistere al voto del consiglio sul nuovo regolamento di zonizzazione. Si tratta del sistema con cui un comune stabilisce per legge quali attività sono consentite in ciascuna area del proprio territorio. Le cinquanta sedie disponibili si sono riempite in pochi minuti, racconta DeSmog, mentre altri partecipanti si sono ammassati in piedi o hanno seguito in diretta streaming dal marciapiede. Diciotto residenti hanno preso la parola contro l’emendamento. Al termine delle dichiarazioni, quattro consiglieri su sette hanno votato sì. Due hanno votato contro, una si è astenuta. Tra le grida della folla («Avete venduto la vostra anima!»), i quattro favorevoli non hanno spiegato le ragioni del loro voto.
I cittadini della Pennsylvania contro la svendita del territorio per i data center
La partita, tuttavia, non è chiusa. Otto residenti hanno presentato ricorso al tribunale del Lackawanna County, sostenendo che il consiglio non abbia rispettato l’obbligo di pubblicità delle modifiche normative e abbia deliberatamente scelto una sede troppo piccola per limitare la partecipazione pubblica. Il comune ha definito il ricorso «frivolo». Nel frattempo, le motoseghe hanno già iniziato a lavorare. Le immagini aeree del 2 marzo mostrano centinaia di alberi abbattuti, alcuni ai margini del parco di case mobili di Valley View.
Il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro ha dichiarato a febbraio che «troppi di questi progetti sono stati avvolti nel segreto, con le comunità locali tenute all’oscuro di chi arriva e cosa costruisce». Il commissario di contea Bill Gaughan è più netto: «Centinaia e centinaia di persone si sono presentate un giorno feriale nel pieno dell’inverno perché hanno paura e sono arrabbiate. Sembra che ogni ettaro disponibile venga prima o poi trasformato in una scatola senza finestre che ronza ventiquattr’ore su ventiquattro e spedisce i profitti altrove». Gaughan ha sostenuto a febbraio una proposta di stop di tre anni a nuove autorizzazioni allo sviluppo dei data center in Pennsylvania. «Non ci arrendiamo», ha detto Madonna Munley. «Combatteremo fino in fondo».




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