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Debito pubblico? Se non capisco non pago

“Se non capisco non pago”. Con questa affermazione il Centro Nuovo Modello di Sviluppo lancia una campagna formativa e informativa sul tema del debito pubblico. ...

“Se non capisco non pago”. Con questa affermazione il Centro Nuovo Modello di Sviluppo lancia una campagna formativa e informativa sul tema del debito pubblico.
E’ luogo comune, grazie all’insistenza di media e politici e all’incuria e all’incompetenza dei cittadini, che siamo indebitati perché siamo un popolo sprecone. Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, ci siamo garantiti diritto alla salute, all’istruzione, alla previdenza sociale grazie ai soldi degli altri e oggi è giusto che paghiamo con lacrime e sangue i nostri debiti per espiare i nostri peccati.
Ma esistono davvero i nostri peccati?
Secondo la ricerca curata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo no. Nel 1980, il debito pubblico italiano ammontava a 114 miliardi di euro pari al 56% del Pil. Quindici anni dopo lo troviamo cresciuto di 10 volte, più esattamente a 1150 miliardi di euro. Effetto dei nostri sprechi? In parte sì, perché questo è un periodo in cui le spese per servizi e investimenti pubblici sono state superiori alle entrate fiscali. Ma solo per 140 miliardi. Se il nostro eccesso
di spese fosse stata la causa di tutti i mali, il debito pubblico avrebbe dovuto raddoppiare, non decuplicare. E allora cosa ha contributo alla crescita incontrollata del debito? Risposta: gli interessi che in quel periodo oscillavano fra il 12 e il 20%. Bisognò attendere il 1996 per vederli scendere al di sotto del 9%.
La politica di spese per servizi superiori alle entrate durò fino al 1992 e in ogni caso procurò un disavanzo complessivo inferiore 6%. Poi, con l’eccezione del 2009-2010, la spesa per servizi è rimasta sempre al di sotto delle entrate, permettendo un risparmio complessivo di 633 miliardi di euro. Una cifra sufficiente ad assorbire non solo i disavanzi precedenti, ma anche il debito di partenza e continuare ad avere un avanzo di 370 miliardi. Ma nonostante la politica da formichine, il nostro debito è cresciuto all’astronomica cifra di 2.000 miliardi. Solo per colpa degli interessi che nel trentennio ci hanno procurato un esborso pari a 2141 miliardi di euro.
La conclusione a cui giunge il Centro Nuovo Modello di Sviluppo è che non siamo affatto un popolo di spreconi e che i sacrifici che siamo chiamati a compiere oggi servono a ripagare i debiti creati dalla macchina infernale della finanza, con la complicità della politica. E se questo è stato possibile è a causa della nostra ignoranza, del nostro non capire i meccanismi dell’economia, del debito pubblico e della finanza. Per questo hanno messo a punto un kit informativo (in .pdf) che può essere distribuito, consultato sul pc, esposto come mostra… purché circoli il più possibile, perché i cittadini informati hanno più potere.