L’Onu avverte: siamo sulla traiettoria dei 2,5 gradi di riscaldamento climatico

Il nuovo Emissions Gap Report mostra che con gli attuali impegni dei governi il riscaldamento globale potrebbe arrivare fino a 2,5 gradi centigradi

L'immagine è stata realizzata dalla redazione di Valori.it utilizzando Midjourney

Gli sforzi e le promesse dei governi di tutto il mondo in materia di lotta ai cambiamenti climatici sono ancora insufficienti. A confermarlo è l’ultima edizione dell’Emissions Gap Report, documento pubblicato ogni anno dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep). I calcoli degli esperti dell’Onu indicano che, stanti le promesse fin qui avanzate – contenute nelle Nationally determined contributions (Ndc), si prevede una crescita della temperatura media globale compresa tra 2,3 e 2,5 gradi centigradi, alla fine del secolo rispetto ai livelli pre-industriali. 

Si tratta di una stima che appare migliorata soltanto di poco rispetto a quella di un anno fa, quando lo stesso Unep aveva ipotizzato una forchetta compresa tra 2,6 e 2,8 gradi. Soprattutto, parliamo di una quota di riscaldamento climatico nettamente al di là delle soglie ipotizzate dalla comunità internazionale nell’Accordo di Parigi. Quest’ultimo, infatti, indica che occorre limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 2 gradi centigradi, e rimanendo il più possibile vicini agli 1,5 gradi. 

Mezzo grado rappresenta la differenza tra crisi e catastrofe climatica

Nel corso del tempo, le stesse Nazioni Unite hanno d’altra parte spiegato che quel mezzo grado può rappresentare la differenza tra una situazione di crisi e una di catastrofe climatica.

1.5 crisi climatica
La differenza tra 1.5 e 2 gradi centigradi di aumento della temperatura media globale © WWF

Non solo: le stime dell’Unep si basano come detto sulle Ndc. Ovvero su impegni assunti dai singoli governi, che non è detto vengano rispettati (in tutto o in parte). L’esempio più evidente arriva dagli Stati Uniti, che hanno avanzato in passato delle (timide) promesse di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, ma hanno per due volte sconfessato loro stessi, uscendo dapprima nel 2017 dall’Accordo di Parigi, quindi ripetendo la stessa decisione all’inizio di quest’anno (in entrambi i casi le decisioni sono arrivate da Donald Trump).

Le promesse dei governi sono insufficienti

La politica ha dunque un peso enorme sull’azione concreta di contrasto al riscaldamento climatico. «Gli scienziati ci indicano che un superamento temporaneo di 1,5 gradi è ormai inevitabile, a partire, al più tardi, dai primi anni Trenta. E il percorso verso un futuro vivibile diventa ogni giorno più difficile», ha affermato il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. «Ciò non rappresenta un motivo per arrendersi. È un motivo per intensificare e accelerare gli sforzi. L’obiettivo di 1,5 gradi entro la fine del secolo rimane la nostra stella polare. E la scienza è chiara: è ancora alla nostra portata. Ma solo se aumentiamo in modo significativo le nostre ambizioni».

Commentando invece le nuove Ndc presentate dai governi, Inter Andersen, direttrice esecutiva dell’Unep, ha ricordato che «le nazioni hanno sprecato tre tentativi per mantenere le promesse fatte nell’ambito dell’Accordo di Parigi. Sebbene i piani climatici nazionali abbiano portato alcuni progressi, questi non sono affatto sufficienti. Esistono soluzioni comprovate: dalla rapida crescita delle energie rinnovabili a basso costo alla lotta alle emissioni di metano. Sappiamo cosa bisogna fare. Ora è il momento che i Paesi si impegnino a fondo e investano nel loro futuro con azioni climatiche ambiziose, che garantiscano una crescita economica più rapida, tutelino la salute umana, creino più posti di lavoro, sicurezza energetica e resilienza».

Road to Belém

Nessun commento finora.

Lascia il tuo commento.

Effettua il login, o crea un nuovo account per commentare.

Login Non hai un account? Registrati