Eni si ritira dall’esplorazione di gas nelle acque palestinesi

Eni ha confermato il ritiro dal consorzio per l'esplorazione del gas nelle acque palestinesi. La notizia emerge da documenti inviati alla Borsa di Tel Aviv

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Le linee rosse indicano ciò che Israele di fatto considera come sua area di concessione, mentre le linee nere rappresentano i confini marittimi della Palestina
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L’uscita di Eni dal progetto di esplorazione gasiera nelle acque palestinesi del Mediterraneo è ormai un fatto documentato. A renderlo definitivamente pubblico è stata la società israeliana Ratio Energies, che il 20 marzo 2026 ha comunicato alla Borsa di Tel Aviv che il colosso energetico italiano aveva già notificato il proprio ritiro nell’ottobre 2025, sia al ministero israeliano dell’Energia e delle Infrastrutture che agli altri membri del consorzio.

Il consorzio, che si era aggiudicato le licenze di esplorazione del cosiddetto Blocco G – un giacimento potenziale nella zona economica esclusiva palestinese – era composto da Eni in qualità di operatore, dalla società anglo-coreana Dana Petroleum e da Ratio Energies stessa. Senza Eni, le due società rimaste devono ora ridefinire ruoli e quote, con Dana Petroleum candidata a subentrare come operatore. Un processo che rischia di allungarsi: la Korea National Oil Corporation, da cui Dana dipende, è attualmente concentrata sulle implicazioni della crisi dello Stretto di Hormuz per le forniture petrolifere alla Corea del Sud.

Razionalizzazione upstream o pressione delle campagne?

Nella dichiarazione rilasciata all’agenzia Staffetta Quotidiana, Eni ha motivato la scelta con la «razionalizzazione e diversificazione strategica delle proprie attività upstream», una formula che non cita esplicitamente né il contesto geopolitico né le pressioni della società civile. Resta aperta anche la questione del risarcimento che Ratio Energies intende richiedere alla società italiana per la rescissione anticipata dall’accordo consortile.

La vicenda era già emersa a dicembre 2025, quando dichiarazioni rese alla trasmissione Report avevano anticipato l’intenzione di Eni di non procedere con le attività nell’area. All’epoca, però, la società aveva risposto con una diffida nei confronti di chi aveva dato la notizia. Ora la comunicazione formale agli investitori israeliani chiude il cerchio: il cane a sei zampe non avrà alcun ruolo nell’eventuale sfruttamento delle risorse energetiche in acque sotto giurisdizione palestinese.

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