Parte 8

Divario uomo/donna, nemmeno le startup vedono rosa. Ma…

Le nuove imprese innovative femminili sono appena il 13% del totale. Per colmare il gap cruciale aumentare le competenze in scienze, tecnologia, ingegneria e matematica

Di Rosy Battaglia
FOTO: Steven Zwerink

Si può combattere la disparità di genere, a colpi di STEM: Science, Technology, Engineering and Mathematics. L’acronimo inglese, (in italiano scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), sta a indicare corsi di studio e scelte educative per incrementare la competitività in campo scientifico e tecnologico. Applicato al gender gap, sembra la ricetta giusta per poter guidare anche le giovani donne italiane ad una nuova rivoluzione.

Secondo l’indagine conoscitiva sulle politiche in materia di parità tra donne e uomini di Istat ci sono, in Italia, quasi 700mila imprenditrici. Circa un terzo (32,1%) è titolare di imprese con dipendenti, mentre il resto è composto da lavoratrici in proprio, una quota del tutto simile a quanto avviene per gli uomini.

Tra i nuovi imprenditori con dipendenti il 28,4% è donna, quota che sale al 30% tra i lavoratori in proprio. Di queste, quasi la metà (48,4%) si colloca nei settori dei servizi sia tecnologici che di mercato ad alta conoscenza contro il 39,0% dei neo-imprenditori uomini. La differenza di genere nei settori ad alta intensità di capitale è praticamente nulla (17,1% di donne e 17,5% di uomini).

FONTE: ISTAT

Non solo: le nuove imprenditrici sono un po’ più giovani rispetto ai colleghi (le 25-34enni sono il 35,7%, contro il 29,9% degli uomini) e anche più preparate. La quota di donne è superiore a quella di uomini sia tra i lavoratori in proprio (33,6% contro 21,0%) sia tra gli imprenditori con dipendenti (11,7% contro 10,7%).

La strada è in salita

Ma la strada nell’innovazione e nell’incubazione di imprese ad alto contenuto tecnologico, è ancora in salita. Scendendo nel dettaglio, secondo i dati di Unioncamere, nel 2017 le startup innovative con una prevalenza femminile sono state 991, solo il 13,4% del totale, contro un’incidenza del 17% se si prende in esame l’universo delle società di capitali.

Distribuzione startup per tipologia impresa
Distribuzione startup per tipologia impresa. FONTE: Osservatorio Unioncamere

Quelle in cui almeno una donna è presente nella compagine sociale sono state 3.175, il 42,9% del totale, quota inferiore a quella fatta registrare dal complesso delle società di capitali, pari al 49,5% dove però è in vigore la legge 120 del 2012 che vigila sull’applicazione delle quote di genere negli organi di amministrazione e controllo delle società controllate dalle pubbliche amministrazioni a livello centrale, regionale e locale, costituite in Italia e non quotate sui mercati regolamentati.

«Questi dati ci dicono che non basta quanto fatto finora» racconta a Valori, David Casalini, fondatore e amministratore delegato di Startup Italia, la più grande community italiana dedicata all’ecosistema delle startup in Italia. «La presenza al femminile nel mondo dell’innovazione digitale e sociale, c’è, eccome, anche se andrebbe incentivata».

Ecco le donne “inarrestabili”

Basta scorrere la lista e i profili delle prime 150 donne professioniste, scienziate, attiviste, individuate come “Unstoppable Woman” a cui l’’osservatorio privilegiato di Startup Italia, ha dedicato, da un anno a questa parte, uno spazio sempre più ampio, come racconta la direttrice Anna Gaudenzi: «di donne e tecnologia si parla troppo poco. Al contrario di quanto si pensa non sono poi così poche le ricercatrici, manager, professioniste che dedicano il proprio tempo a migliorare la società in cui viviamo partendo dalla tecnologia e dall’innovazione».

Unstoppable Women, a #SIOS18 il workshop sulla leadership al femminile

Ma precisa Casalini, «non è una classifica. Solo un modo per mettere in evidenza che c’è una rete consistente di donne, che vorremmo allargare e far incontrare al nostro Open Summit il prossimo dicembre».

Senza adeguate linee guida anche lo smart working rischia di essere strumento di discriminazione

Un appuntamento che ruota intorno ad un manifesto, con precisi concetti e parole chiave per abbattere il gender gap. Dopo le STEM, ad esempio, lo smart working, che, in assenza di alternative (vedi il tema asili, come raccontato da Valori), appare il sistema per mettere in atto politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia, a partire dalla modulazione del lavoro nelle stesse aziende.

10 punti chiave manifesto Unstoppable-women
10 punti chiave manifesto Unstoppable-women

«Bisogna fare in modo che lo smart working entri nel processo aziendale, per favorire le donne e non penalizzarle: ma non bastano skype e il cloud, bisogna creare delle linee guida. Altrimenti chi farà carriera sarà colui che resta in ufficio, e in genere sono più gli uomini», precisa David Casalini.

I big tecnologici scoprono l’altra metà del cielo

Eppure invertire la tendenza si può. «È vero che il 90% delle startup, oggi, è ancora guidato da uomini, e le donne sono ancora poche anche nei team. Per contro chi ci prova, ha risultati non indifferenti. E mi piace sottolineare che due delle cinque aziende tecnologiche a più alta capitalizzazione nel mondo (Facebook, Apple, Google, Amanzon e Microsoft), proprio in Italia sono guidate da donne (Silvia Candiani per Microsoft e Mariangela Marseglia per Amazon ). Un dato che fa riflettere: se già fosse proporzionale nel resto delle imprese e startup nostrane saremmo davvero vincenti».

Investire nelle donne, poi, conviene. Come attesta la ricerca Why Women-Owned Startups Are a Better Bet, condotta insieme alla rete globale di acceleratori di startup MassChallenge, le imprenditrici, sembrano ricevere meno sostegno finanziario rispetto alle controparti maschili. Ma generano in media più del doppio delle entrate.

Per le imprese femminili, meno finanziamenti ma più entrate. Confronto tra fondi ricevuti e ricavi generati da startup fondate e cofondate da donne rispetto a quelli prodotti da startup maschili. FONTE: MassChallenge

Ma, accanto alle STEM, non bisogna dimenticare le “soft skill” cioè il patrimonio genetico e l’intelligenza emotiva, oltre che la sensibilità sui temi sociali e ambientali delle donne, e la loro capacità di reinventarsi, a partire dalla realtà che ci circonda.

Il database che aiuta la riscossa delle donne in economia

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