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Donne, lavoro, istruzione: la sfida del (nuovo) Messico

In Messico le donne hanno un peso politico senza precedenti. Con enormi implicazioni per lavoro, istruzione, diritti e lotta alla violenza di genere

Matteo Cavallito
Città del Messico, 14 ottobre 2014: il discorso dell'allora presidente dell'Instituto Nacional de las Mujeres Lorena Cruz Sánchez nel 61esimo anniversario dell'introduzione del diritto di voto per le donne © Presidencia de la República Mexicana/Flickr
Matteo Cavallito
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Il dato, mostruoso, è stato diffuso dall’Istituto statistico nazionale: nella loro esistenza almeno due donne messicane su tre hanno subito violenza fisica o psicologica in ambito sessuale o lavorativo. La percentuale reale, segnala però il rapporto, è certamente più alta visto che nell’88% dei casi le condotte violente non vengono nemmeno denunciate. Per il Messico, insomma, la violenza di genere continua a rappresentare un problema enorme. Ma nonostante le difficoltà e le tragedie quotidiane, il Paese sembra aver intrapreso un percorso diverso. E gli effetti, a quanto pare, iniziano a manifestarsi in diversi ambiti. A partire dalla politica.

Parità di genere in Parlamento

Dopo le ultime elezioni del 1 luglio 2018, la presenza delle donne nella Camera bassa ha quasi raggiunto quella degli uomini (246 deputate contro 254 colleghi) mentre il Senato ha registrato addirittura uno storico sorpasso: 65 a 63. Nel 1991 deputate e senatrici rappresentavano meno del 10% dei parlamentari. Prima del 1953 alle donne messicane non era nemmeno concesso il diritto di voto.

La strada, nota il quotidiano spagnolo El País, è ancora lunga: tra i 32 governatori statali dell’unione (il Messico è una repubblica federale) compare attualmente una sola donna: Claudia Artemiza Pavlovich Arellano, che dal 2015 presiede l’amministrazione dello Stato di Sonora. Dal dicembre 2018, però, entreranno in carica due nuove governatrici elette alla consultazione di luglio: Claudia Sheinbaum, a Città del Messico e Martha Erika Alonso nello Stato di Puebla. Nella squadra di governo del neo presidente López Obrador, inoltre, le donne dovrebbero presidiare dicasteri chiave come economia, energia e lavoro. E le implicazioni, nota Newsweek , saranno decisamente rilevanti per un’ampia schiera di temi politici: dall’interruzione di gravidanza (tuttora illegale in 17 Stati) alla tutela delle lavoratrici.

Donne al lavoro

Nella classifica del World Economic Forum, il Messico si piazza 81esimo, tra Madagascar e Italia. Un risultato negativo che colloca il Paese al 20simo posto (su 24) nella graduatoria latinoamericana e che risente in particolare della scarsa partecipazione delle donne al sistema economico nazionale. Visto da una prospettiva più ampia, tuttavia, il quadro generale appare meno tenebroso.

La prima buona notizia è che la storia segna da tempo una forte inversione di tendenza. In uno studio pubblicato nel giugno del 2018, due ricercatori dell’Università di Essex, Sonia Bhalotra e Manuel Fernández, ricordano ad esempio che tra il 1989 e il 2014, il tasso di partecipazione alla forza lavoro messicana delle donne della cosiddetta prime age (25-54 anni secondo la definizione dell’OCSE) è passata dal 36% al 58%. In un quarto di secolo, in pratica, le donne occupate sono 10 milioni in più. Per ottenere lo stesso risultato in termini percentuali, notano i ricercatori, gli Stati Uniti hanno impiegato esattamente 37 anni (dal 1956 al 1993).

Il gap salariale in Messico

Lo studio di Bhalotra e Fernández si concentra però su un altro tema caldo: quello del divario salariale. Secondo la teoria economica, affermano, la crescita della forza lavoro femminile dovrebbe creare un eccesso di offerta destinato a ridurre gli stipendi medi delle donne, ovvero ad allargare il divario con i salari dei colleghi maschi. Ma non è sempre così.

Negli impieghi più qualificati, dove uomini e donne sono più facilmente intercambiabili, gli effetti sul gap possono essere limitati o addirittura nulli. Nel periodo in esame, ad esempio, il divario di stipendio tra uomini e donne si è allargato (dal 10 al 22%) per i lavori peggio pagati (con salari inferiori al valore mediano) ma si è ridotto (dal 5 al 18%) per gli impieghi caratterizzati dalle retribuzioni più alte (quelle del 20% più “ricco”, in termini di stipendio, della popolazione lavorativa messicana).

Adelante México

Buone notizie anche dalle aule scolastiche e universitarie, come ha evidenziato l’OCSE in un rapporto diffuso nel 2017. «Il Messico – scrive l’organizzazione – ha fatto progressi anche del campo dell’istruzione: le borse di studio consentono a un maggior numero di ragazze di completare la scuola secondaria superiore mentre le percentuali di iscrizione all’università sono ora simili per uomini e donne».

Ma non è tutto: «Gli investimenti in asili per l’infanzia hanno contribuito a dare alle madri che lavorano maggiori opzioni nell’assistenza ai bambini offrendo uno strumento chiave per migliorare la partecipazione femminile alla forza lavoro». Stereotipi e discriminazioni, ammette l’OCSE, pesano ancora. «Ma il Messico – in ogni caso – procede nella giusta direzione». Adelante.